mercoledì, settembre 19

Sono sostenibili i 5 stelle? Quanto ancora dobbiamo aspettare per avere i primi provvedimenti coerenti col programma del partito di maggioranza?

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Il governo giallo-verde ha cambiato rotta ed è passato dai proclami ai fatti. Ha riportato un primo successo, ossia la chiusura della trattativa sull’Ilva che, a detta di tutti, si è trattata di una buona chiusura. Ora si appresta a portare a casa il reddito di cittadinanza fortemente voluto da Luigi Di Maio (molto meno da Matteo Salvini), reddito già incluso nella manovra economica del governo; si introdurrà la flat tax fortemente voluta da Salvini (meno da Di Maio), sempre inclusa nella manovra di governo e il governo inizierà a smantellare la legge Fornero. Non entriamo in merito alle conseguenze sulle casse dello Stato, anche perché il dibattito non riesce a portare ragionamenti ma solo posizioni adatte alle tifoserie, quindi senza nessuna possibilità di capire come incideranno quei provvedimenti sul Paese. Se andranno bene, avranno avuto ragione Salvini e Di Maio; diversamente, avranno avuto torto e quel torto lo subiranno tutti gli italiani. Una scommessa al buio.

Quando non si tratta di provvedimenti da inserire nel documento economico-finanziario, è la volta delle azioni intraprese contro il malcostume, dicono soprattutto i 5S, che ha imperato per anni in Italia e che ha partorito anche il tema delle concessioni. Che i 5S vogliono ridefinire (ma non così tanto vuole la Lega) addirittura pensando a un ritorno al pubblico di concessioni date ai privati. Un provvedimento che piace a molti e molti dicono che sarà utile per le casse dello Stato, visto che rientreranno soldi che ora i privati prendono dai pedaggi e che tornerebbero allo Stato. Dopo lo scempio di Genova, è molto probabile che qualcosa sulle concessioni cambierà. Infine, la chiusura domenicale delle attività commerciali, voluta da Di Maio ma poco gradita da Salvini.

Ciò che resta allo stato di proclama è uno dei capisaldi del programma dei 5S, ossia l’applicazione di politiche coerenti con lo sviluppo sostenibile, che è il cuore del programma dei 5S. Su quel cuore i 5S si giocano la parte più politica ed economica della loro credibilità.

Non è esagerato dire che a tener fermi i presupposti dello sviluppo sostenibile, senza annacquarli né correggerli al ribasso, quanto di storto ed egoistico sta accadendo nel mondo da trent’anni a questa parte verrebbe davvero raddrizzato.

Nessuno si aspetta che sia la Lega ad applicare i presupposti dello sviluppo sostenibile; nonostante il suo elettorato parli ‘legati alla nostra terra’ e una parte del suo nuovo elettorato difenda la terra nel nome della patria, Salvini è lontano anni luce dai temi dello sviluppo sostenibile.

Allora, dobbiamo fare una domanda all’azionista (facciamo passare un termine poco politico ma molto aziendale) di maggioranza dell’attuale governo, ossia: i 5S intendono passare ai fatti anche in merito allo sviluppo sostenibile? Il grande ispiratore ed esternatore dei 5S, Beppe Grillo, già negli anni ’90 del secolo scorso usava la metafora dello spazzolino da denti per dire come saremmo finiti male. Diceva che non c’era bisogno di buttare l’intero spazzolino quando la testa era consumata; bastava buttare la testa e conservare il manico per evitare di aumentare l’inquinamento derivato dalla plastica, di cui il mare è il principale recettore. Lo spazzolino nel mare ce lo saremo ritrovato nel piatto mangiando il pesce, il quale si nutre anche della plastica dello spazzolino.

Dunque, i 5S se lo ricordano quello sketch? Il loro programma conferma che se lo ricordano. Lì si parla di ambiente e di come invertire la rotta. Quanto ancora dobbiamo aspettare per avere i primi provvedimenti coerenti col programma del partito di maggioranza?

Stiamo parlando di una serie di provvedimenti che cambierebbero le sorti di un collasso ambientale ritenuto ormai prossimo. Solo che sul tema del clima si aprono le battaglie ideologiche più aspre e più nefaste. Tanto per dirne una: i negazionisti dei mutamenti climatici, individui al soldo di multinazionali e di super-ricchi industriali, usano i mezzi di comunicazione per smentire ciò che, invece, immagini e descrizioni proveniente da ogni parte del pianeta confermano. I negazionisti non vogliono perdere la fonte del loro profitto, l’ambiente e il suo sfruttamento, i loro oppositori non riescono ad avere la stessa presenza sui mezzi di comunicazione per contrastare le false opinioni dei negazionisti. Trump, tanto per essere chiari, è il capofila dei negazionisti, e da quando ha rinnegato gli accordi di Parigi sul clima, la preoccupazione per l’accelerazione del collasso ambientale è aumentata.

In una battaglia così globale, cosa può fare un movimento politico di un Paese sempre meno influente? Può assumere provvedimenti per dimostrare che lo sviluppo sostenibile cambia la rotta, mentale e produttiva, in corso e sempre più egoistica e selvaggia; può dimostrare che esiste una tecnologia che dà lavoro e che rispetta le risorse; può dimostrare che la povertà è anche legata al clima e può dimostrare che il clima è una delle ragioni dei movimenti migratori. Insomma, qui vale l’esempio di Davide contro Golia: i 5S, che si sono dati per molti temi le sembianze di Davide, si piegheranno a Golia sulla battaglia più importante?

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