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Somalia, una storia di fallimenti

Il Paese ha visto fallire 14 governi negli ultimi 16 anni

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Sotto l’occhio (e il braccio) vigile dell’Unione Africana, è avvenuta oggi la nomina a nuovo Presidente della Somalia di Abdullahi Farmajo, che è subentrato a Hassan Sheikh Mohamud. È ormai l’ennesimo tentativo di stabilizzare un Paese che non conosce pace dai tempi del vecchio governo di Syiad Barre, caduto nel 1991. Ai disastri politici si aggiungono anche quelli climatici. Siccità e carestie sono fenomeni che la popolazione rurale affronta da decenni.

Passato coloniale, divisioni etniche, odio religioso, ingerenze straniere, tradizione democratica e di governo stabile praticamente inesistente, carestie e violenza diffuse: la Somalia ha tutte le carte in regola per essere un perfetto – si fa per dire – stato fallimentare.

La storia moderna di quello che è senza dubbio uno dei Paesi più travagliati della nostra epoca inizia negli anni ‘60: la Somalia, fino a quel momento divisa tra potenze coloniali europee e non, venne parzialmente riunificata nel 1960, quando la parte settentrionale e meridionale ottennero l’indipendenza da Gran Bretagna e Francia. Fino al 1969 il Paese conobbe una flebile stabilità. La confinante Etiopia, però, deteneva ancora territori somali. Questo diede al governo di Syiad Barre – che ottenne nel 1970 il potere grazie a un colpo di stato – il pretesto per una guerra.

Il conflitto fece perdere alla Nazione il supporto politico, economico e militare dell’Unione Sovietica (ora schierata dalla parte dell’Etiopia) e, seguendo lo stesso destino che in quel periodo attendeva diverse aree del globo, furono gli Stati Uniti a subentrare nel vuoto diplomatico. In ogni caso, il fallimento della guerra e una serie di politiche del Governo di Barre portarono a un malcontento che – specialmente nelle regioni settentrionali – sfociò in aperta resistenza armata al regime.

Con la fuga di Barre da Mogadiscio e la lotta per il potere tra il ricco businessman Alì Mahdi Mohamed e il signore della guerra Mohammed Farah Aidid un terribile conflitto civile ebbe inizio. È solo nel 1992, dopo che 350.000 somali sono morti per la guerra o le carestie, che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite decide di affidare gli Stati Uniti il ruolo principale nella missioneRestoring Hope’, con il compito di proteggere acqua e provviste dai signori della guerra ed evitare il peggio per i civili. Nel ‘94 la missione, costata 1.7 miliardi di dollari e la vita di 43 soldati americani, termina.

Prende il timone l’Onu, che comunque non riesce a garantire la stabilità del Paese né la sicurezza della società civile. Nel 1999, grazie all’azione diplomatica della vicina Repubblica del Gibuti si riesce a raggiungere la parvenza di un accordo: il Governo Nazionale di Transizione (TNG). Tuttavia, l’avidità e la cecità politica delle parti fece fallire il progetto. Nei primi anni del duemila il conflitto fu acceso dalle divergenze religiose, con il mondo arabo che supportava la coalizione di Mogadiscio e Kenya e Etiopia che sostenevano milizie anti-islamiche. In questi ultimi 16 anni, sono falliti 14 tentativi di formare un governo efficace. Le ingerenze dell’Etiopia e le insormontabili rivalità tra clan e centri di potere – sottorappresentati nel Governo di unità nazionale – resero inutile qualsiasi sforzo.

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