mercoledì, settembre 19

Somalia: braccio di ferro tra UE e Uganda sul futuro del Paese Il progetto ugandese di trasformare la Somalia in un Paese vassallo non è ancora completo

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Dal 2007 le truppe africane che compongono la forza militare AMISOM stanno combattendo il gruppo islamico Al Shabaab affiliato ad Al Qaeda e dal 2015 anche al DAESH. A differenza delle missioni di pace ONU la AMISOM è dotata di mandato full combact. Sotto l’esperto comando ugandese i contingenti burundese, gibutino, ghanese, nigeriano e sierraleonese hanno inflitto pesanti perdite ai terroristi, impedito la penetrazione in Somalia dei foreign fighters (mercenari stranieri) e stabilizzato il Governo Federale. Il patto con l’Occidente è semplice. Noi combattiamo e voi pagate per la pace e la stabilità del Corno d’Africa.  La presenza militare africana in Somalia non si riduce alla mera prestazione di servizi mercenari. LUganda mira a controllare il debole stato somalo e sta facilitando la sua entrata nella East African CommunityKenya e Etiopia, che agiscono militarmente in autonomia rispetto al AMISOM,  hanno altre mire strategiche. Nairobi intende controllare il sud del paese e sta favorendo la nascita di uno stato semi autonomo: il JibalandAddis Ababa mantiene il controllo sul porto di Berbera nel Somaliland. Lo scorso 3 marzo il governo etiope ha firmato una joint venture con gli Emirati Arabi per finanziare il potenziamento delle infrastrutture portuali di Barbera.

Dopo la scissione della Eritrea, l’Etiopia è priva di sbocco sul mare e il porto di Djbouti non è più sufficiente per il volume di importazioni ed esportazioni, in crescita grazie a un pil annuale del 10%.

Unione Europea e Stati Uniti ritengono che le forze di difesa somale siano ora in grado di assicurare la difesa del territorio e spingono  verso un ritiro delle truppe africane entro il 2020. La UE nel 2016 ha ridotto il suo finanziamento del 14% oltre a congelare i fondi destinati a pagare i salari dei soldati del contingente burundese per mettere in difficoltà il regime di Nkurunziza. Gli Stati Uniti hanno ordinato una escalation dei raid aerei per distruggere Al Shabaab. Raid che stanno provocando la rabbia popolare causa l’elevato numero di vittime tra i civili.

Il progetto occidentale viene apertamente contrastato dall’Uganda. «I successi militari ottenuti possono essere vanificati da un ritiro prematuro della AMISOM in quanto le forze di difesa somale sono ben lontane dalla autonomia» ha dichiarato Sam Kutesa, Ministro ugandese degli Esteri. Kampala sta proponendo alla Unione Africana un piano di stabilizzazione della Somalia che prevede la presenza delle truppe africane per altri quattro anni. Gli obiettivi: rendere forte esercito e polizia somali e rafforzare il progetto federale in atto nel paese.

Il governo somalo, seppur cosciente della sua debolezza militare, appoggia il ritiro proposto dalle potenze occidentali. Gli alleati africani sono diventati scomodi. Le mire geo strategiche ugandesi, keniote ed etiopi stanno direttamente minacciando la sovranità nazionale. La Somalia rischia di essere in balia delle tre potenze regionali con scarsa autonomia politica ed economica. Serie frizioni sono nate tra Mogadiscio e Kampala dopo che i soldati ugandesi hanno per errore decimato un reparto dell’esercito somalo la scorsa settimana. Il governo somalo si è opposto al progetto di Etiopia ed Emirati Arabi di rinnovare il porto di Berbera in quanto minaccia alla unità territoriale nazionale.

Il progetto trasformerà Berbera in un moderno porto commerciale internazionale offrendo significanti entrate al governo della Somaliland allontanando l’idea che questo stato resosi autonomo nel 1991 ma non ancora riconosciuto dalla Comunità internazionale possa accettare il progetto federale proposto da Mogadiscio. La guerra con il vicino Puntland è il più chiaro esempio della volontà della Somaliland di restare una entità statale separata dal resto della Somalia.

Il braccio di ferro tra i paesi dell’Africa Orientale, Stati Uniti ed UE non è comprensibile se non analizzato sotto una ottica di egemonia geostrategica. Dal 2016 l’Uganda minaccia il ritiro delle sue truppe causa la diminuzione dei fondi di guerra occidentali. Ora si oppone a lasciare il paese. Il motivo è semplice da comprendere: il progetto ugandese di trasformare la Somalia in un Paese vassallo non è ancora completo.

L’insistenza occidentale è dettata dalle conclusioni tratte da Washington e Bruxelles. L’ aiuto delle potenze africane è stato fondamentale per scongiurare la minaccia terroristica nel Corno d’Africa ma le mire di Etiopia Kenya e Uganda e il loro controllo militare ed economico sulla Somalia ora rischia di porre le potenze occidentali in una posizione di secondo piano in una strategica regione vicino al Medio Oriente e all’ Iran.

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