venerdì, luglio 20

Siria: Ue conferma uso armi chimiche. E l’attacco Usa pare vicino Velivoli israeliani la notte scorsa hanno colpito obiettivi militari nella Striscia di Gaza: morto un elemento di Hamas

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«Nel rapporto che abbiamo pubblicato domenica c’è scritto che in base ai nostri rapporti la maggior parte delle prove indicano che siano state usate armi chimiche in Siria nell’attacco del fine settimana scorso». Così Maja Kocijancic, portavoce della Commissione europea rispondendo ad una domanda dei cronisti sulla questione dell’episodio accaduto qualche giorno fa a Duma, che ormai è nel pieno controllo dell’esercito del governo siriano. Tra l’altro a confermarlo poco prima era stato il presidente francese Emmanuel Macron.

Ma la tensione nel quadrante è altissima. Donald Trump ha cercato di correggere il tiro: «Non ho mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o non così presto! In ogni caso, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un ottimo lavoro per liberare la regione dall’Isis. Dov’è il nostro ‘Grazie America?’». La Russia ha mosso i propri passi: infatti il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha annunciato che la ‘hotline’ tra Washington e Mosca è stata attivata, sottolineando che è necessario «evitare passi che possano esacerbare le tensioni in Siria». Ma la Nato conferma contatti fra i membri per decidere una risposta in Siria.

Ad appoggiare Trump c’è la Gran Bretagna, con la premier che ha già dato l’ordine di spostare i sottomarini nel raggio d’azione missilistico per un’eventuale azione contro il regime siriano che «potrebbe cominciare già giovedì notte». Secondo il ‘Daily Telegraph‘, la May ha convocato per oggi una riunione di gabinetto di emergenza per discutere della crisi in Siria. Contrario alla guerra il leader Labour Jeremy Corbyn, che condanna come ‘vergognoso’ e ‘immorale’ qualunque uso di armi chimiche nel Paese, ma dice ‘no’ ai piani di un’azione militare immediata a guida Usa, invocando piuttosto un’indagine dell’Onu e una risposta multilaterale per fermare gli orrori del conflitto siriano: «Più bombe e più uccisioni non salveranno vite umane, ma spargeranno la guerra altrove». Mentre Angela Merkel ha escluso l’intervento della Germania: «Nel caso in cui ve ne siano, perché ancora non è stato deciso», ha detto la Cancelliera, precisando comunque di sostenere e appoggiare qualsiasi azione «per dare il segnale che questi attacchi chimici non sono accettabili».

Il presidente siriano Bashar al Assad dalla tv di Stato dopo un incontro ufficiale al palazzo presidenziale di Damasco, ha affermato invece che le minacce occidentali alla Siria rientrano nel piano di screditare la lotta al terrorismo compiuta dal governo siriano e dai suoi alleati, Russia e Iran: «Ogni volta che si compiono dei successi militari sul terreno, arrivano alcune potenze occidentali che cercano di cambiare gli eventi».

Dopo l’ordigno esploso contro un veicolo militare lungo la barriera di difesa a Gaza, velivoli israeliani la notte scorsa hanno colpito obiettivi militari nella Striscia. Lo ha detto il portavoce militare secondo cui «subito dopo il raid una cellula terroristica ha sparato con la mitragliatrice contro uno di questi velivoli ma senza colpirlo». Nell’attacco è rimasto ucciso un membro dell’ala militare di Hamas, Muhammad Hajila.

L’Opac, l’Organizzazione Internazionale per la Proibizione della Armi Chimiche, conferma l’identificazione fatta dagli investigatori britannici come di un agente nervino quello utilizzato il 4 marzo a Salisbury per intossicare l’ex spia russa Serghei Skripal e sua figlia Yulia. Nella nota non si indica per nome la sostanza, descritta comunque dai britannici come ‘del tipo degli agenti novichok’.

«La guerra è sempre l’ultima risorsa. Preferisco raggiungere gli obiettivi della politica estera del presidente con una diplomazia accanita piuttosto che mandare giovani uomini e donne in guerra». A dirlo Mike Pompeo, respingendo l’etichetta di ‘falco’ alla commissione Esteri del Senato nella sua audizione di conferma come segretario di Stato americano.

Chiudiamo con l’Azerbaigian, il presidente Ilham Aliyev è in testa nelle elezioni presidenziali con l’86% dei voti. Lo ha detto il presidente della Commissione Elettorale centrale, Mazahir Panahov, in una conferenza stampa, secondo cui si potranno «annunciare i risultati finali delle elezioni domani mattina».

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