mercoledì, dicembre 13

Siria: gli USA preparano nuovo attacco a Bashar al-Assad?

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Ritorna salire la tensione in Siria, la Casa Bianca manda segnali di qualche impazienza nei confronti di Bashar al-Assad che potrebbero far presagire un nuovo attacco americano contro le basi del Governo siriano, anche se Dipartimento di Stato e Pentagono sfoderano cautela.

Il Presidente siriano  al-Assad starebbe preparando un altro attacco con armi chimiche, in grado di provocare un «omicidio di massa» di civili. “Gli Stati Uniti hanno identificato potenziali preparativi per un altro attacco con armi chimiche“. L’annuncio in un comunicato di due paragrafi del portavoce del Presidente americano, Sean Spicer, di lunedì sera.

La Casa Bianca ha avvertito che il regime di Damasco pagherà un «prezzo molto alto» se dovesse effettivamente agire in tal senso. Un poco velato monito che ieri il Cremlino ha condannato come «inaccettabili minacce» degli Stati Uniti contro il regime siriano e lo stesso ha fatto l’Iran.

Secondo la Casa Bianca, ci sono preparativi simili a quelli avviati dal regime di Assad prima del sospetto attacco chimico contro Khan Sheikhun, una città controllata dai ribelli, lo scorso aprile, a seguito del quale nei giorni successivi Washington lanciò un raid di rappresaglia contro la base aerea siriana da dove l’attacco chimico era stato lanciato.

Quell’assalto, con 59 missili Tomahawk, segnò il primo attacco diretto americano contro il regime siriano e la più drammatica azione militare da quando Trump ha assunto a gennaio la guida degli Usa. Portò inoltre a un inasprimento dei rapporti tra Washington e Mosca, che accusò gli Stati Uniti di violazione delle leggi internazionali.

«Come abbiamo in precedenza affermato, gli Stati Uniti sono in Siria per eliminare lo Stato Islamico nella stessa Siria e in Iraq», si legge nello stringato comunicato di Sean Spicer, «Se comunque Assad conducesse un altro attacco utilizzando armi chimiche, lui e il suo esercito pagherebbero un prezzo molto alto».

Secondo alcune fonti giornalistiche delle ore immediatamente seguiti la diffusione dell’allarmante nota, il Dipartimento di Stato sarebbe stato colto di sorpresa dalla nota di Spicer, ovvero non sarebbe stato preventivamente informato e dunque tanto meno la nota sarebbe stata concordata, fatto assolutamente anomalo. Il Segretario di Stato Rex Tillerson non si è pronunciato, e nelle stesse ore dell’annuncio, lunedi sera, ha avuto un colloquio telefonico e il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov nel corso del quale avrebbe parlato del conflitto in Siria, dei «problemi legati alla soluzione della crisi siriana, compresa la necessità di rafforzare il cessate il fuoco, in particolare attraverso i colloqui di Astana», previsti per il 4 e 5 luglio, «intensificando gli sforzi nella lotta ai gruppi terroristici e impedendo tentativi di utilizzo di agenti chimici», riferisce la nota del Ministero degli Esteri russo.

Nella giornata di ieri è intervenuto il Pentagono per definire l’orgine del monito della Casa Bianca, dichiarando che il monito americano sulla possibilità di un nuovo attacco chimico è basato su attività sospette nella base militare siriana di Shayrat, da cui sarebbero partite lo scorso aprile le armi chimiche usate poi sulla cittadina di Khan Sheikhun, controllata dai ribelli. «Abbiamo rilevato attività alla base aerea di Shayrat, che indicano preparativi in corso per un possibile uso di armi chimiche», ha detto il portavoce del Pentagono Jeff Davis. «Questo riguarda specifici aerei e un preciso hangar, che in base alle nostre informazioni sono connessi all’utilizzo di armi chimiche».

Il Segretario alla Difesa Jim Mattis, in volo verso l’Europa, ha dichiarato, sempre ieri, che gli Stati Uniti intendono stare alla larga dalla guerra civile in corso in Siria  -«Non vogliamo essere coinvolti nella guerra civile», rispetto alla quale «siamo impegnati soltanto per favorire la fine attraverso la diplomazia»-  laggiù gli americani vogliono solo combattere lo Stato Islamico.

Ad alzare la tensione che Mattis aveva tentato di smorzare, ci ha pensato l’ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Nikki Haley: «La responsabilità di nuovi attacchi contro la popolazione siriana verrà addossata ad Assad, ma anche alla Russia e l’Iran, che appoggiano l’uccisione da parte del presidente della sua stessa gente», ha dichiarato Haley in un tweet.

La reazione di Mosca e dell’Iran è stata quella che si poteva immaginare. Il Cremlino ha detto di ritenere «inaccettabili» le «minacce» degli Stati Uniti contro la leadership siriana; allo stesso tempo ha confermato la posizione russa di contrarietà all’uso di armi chimiche. «Non abbiamo nessuna informazione in tal senso», ha detto il portavoce Dmitri Peskov, definendo «inaccettabili minacce di questo genere alle autorita’ legittime della Repubblica araba siriana». «Una provocazione cinica e senza precedenti è in corso», ha dichiarato Peskov.

«Gli Stati Uniti stanno preparando un nuovo attacco alle posizioni dell’esercito siriano, è chiaro.Si sta preparando una nuova provocazione cinica e senza precedenti», ha dichiararlo all’agenzia ‘Ria Novosti’ il primo vicepresidente della Commissione difesa e sicurezza del Consiglio federale, Frants Klintsevich. Secondo Klintsevich ci si deve attendere un raid statunitense «contro chi è sull’orlo di una soluzione costruttiva della situazione».

«Un’altra pericolosa escalation Usa in Siria con un pretesto falso servirà solo a Isis, proprio quando sta per essere spazzata via dai popoli iracheno e siriano», ha dichiarato attraverso Twitter il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif.

Intanto Trump ieri ha avuto un colloquio telefonico con il Presidente francese, Emmanuel Macron. Nel corso dei colloqui si sarebbe trovata una intesa sulla «necessità di individuare una risposta comune in caso di attacco chimico in Siria», secondo quanto riferito dall’Eliseo.

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