lunedì, novembre 20

In scena la commedia del gioco delle parti Con la la sinistra che duole, Renzi che inesorabilmente la uccide, e nessuno che al momento sappia come disinnescarlo

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Difficile stabilire chi sia (e se vi sia) un Leone Gala, una Silia, l’amante sopportato di lei Guido Venanzi, e il cameriere confidente Filippo, detto Socrate o il marchesino Miglioriti. Di certo per definire e descrivere le vicende politiche di questa settimana azzeccato il titolo della commedia di Luigi PirandelloIl gioco delle parti‘: Che ognuno fa, appunto, la sua ‘parte’, anche se ancora non è ben chiaro chi sia chiamato a interpretare il ruolo di Venanzi, d’essere ucciso nel duello all’ultimo sangue; tantomeno di Leone, destinato a non trarre soddisfazione dalla sua vendetta, pur ben congegnata razionalmente. Magari proprio come nella commedia di Pirandello, alla fine sono i sentimenti che prevalgono; e come sempre sarà una vittoria illusoria da cui si esce tutti sconfitti.
Si attende con trepida curiosità la riunione dello stato maggiore del Partito Democratico, convocata per oggi. Ma cosa volete che ci sia di nuovo rispetto al già detto, al già fatto, al già conosciuto e conoscibile? Cosa volete che aggiunga uno stanco, sfiduciato, svuotato Giuliano Pisapia? E così Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema… Anche Walter Veltroni si è prodotto nel suo mantra di sempre: unita’, unità, unità: contro le destre, contro il Movimento 5 stelle. Tutto scontato, perfino banale: unità per conservare o consolidare potere; e generale incapacità di concepire un’unione sui valori, su ‘visioni’, strategie di respiro e non solo miopi tattiche…

Che vi sia un ‘vuotodi politica, che si sconti una crisi del concetto stesso di democrazia; che ‘regole‘ e istituti che si credevano consolidati mostrino limiti e carenze vistose, non lo nega più nessuno; ed esiste in proposito una vasta letteratura politologica.
Un ‘vuoto’, dunque; e dal momento che in natura il vuoto non esiste, ecco che lo spazio lasciato libero viene colmato: prima dalla Lega di Umberto Bossi, poi dal ‘fenomeno’ Silvio Berlusconi; ora quello spazio viene conteso dalla Lega di Matteo Salvini e dal Movimento 5 Stelle; e in misura minore da una galassia di movimenti e partitini che vanno da Casa Pound a Fratelli d’Italia.
C’e’ chi questa deriva populista e demagogica dice di volerla fronteggiare; ma si tratta spesso di un populismo e di una demagogia di apparente segno diverso, nella sostanza in poco dissimile. Matteo Renzi non riesce  a non essere preda di un arrogante e presuntuoso cupio dissolvi sconcertante. Reduce da ben cinque sconfitte elettorali consecutive, ancora detta le regole, e per le prossime elezioni politiche di primavera si dice disposto a una coalizione dove nessuno sia escluso, per conquistare un posto a tavola occorre accettare (e sottostare) a una sola, semplice regola: si fa quello che dice e vuole Renzi. Tu chiamalo, se vuoi, delirio da impotenza. Il problema però non è neppure tanto questo, quanto il fatto che gli aspiranti commensali al tavolo renziano finiranno per accettarla, questa condizione capestro.
Sono innumerevoli i ‘cespugli’ che aspirano a un posto a tavola; fin quando si tratta di un Denis Verdini o di un Angelino Alfano, per fare due nomi, nulla di sorprendente.  Il loro programma di sempre è riassumibile in: Franza o Spagna, purche’ se magna.
Un ruolo, sia pure di caratteristi, è quello dei radicali di Emma Bonino (così ormai vengono da tutti chiamati quei radicali che più direttamente si richiamano al patrimonio ideale e politico lasciato da Marco Pannella, e raccolto da quanti si riconoscono nel Partito Radicale Nonviolento Transpartito e Transnazionale di Rita Bernardini, Sergio D’Elia e Maurizio Turco). Al momento iboninianigiocano su due tavoli: a Renzi dettano qualche blanda condizione (come sulla questione dell’immigrazione) per poter partecipare al ‘tutti insieme appassionatamente’; al tempo stesso mantengono una linea aperta con Pisapia, i Verdi, i socialisti di Riccardo Nancini. Puo’ finire che Bonino e compagnia, siano, alla fine, come ‘la Sora Camilla, tutti la vonno e nissuno la pija’. Ma c’e da giurare che alla fine, o con Renzi, o con Pisapia, un ‘accomodamento’ si finirà per trovarlo.
Gli  altri, i radicali che si ispirano direttamente al lascito di Pannella, sono  impegnati su tre fronti: la lotta per incardinare a livello ONU (per cominciare) il diritto umano e civile alla conoscenza; la lotta per il diritto al diritto, a una giustizia giusta, a cominciare dalla sua più calda frontiera, quella del carcere (a tale proposito, tra la generale indifferenza Rita Bernardini e Deborah Cianfanelli sono arrivate a ormai un mese di sciopero della fame); il raggiungimento, entro l’anno, di almeno tremila iscritti, soglia minima per continuare a tenere in vita il Partito Radicale; finora sono arrivati a quota 2400. Discreto successo, se si considera che si è partiti da zero, e con lo choc provocato calla morte di Pannella. Ma all”appello’ ne mancano ancora 600, da raggiungere entro la fine dell’anno.

Sinistra dilaniata, come da migliore tradizione. Ne beneficerà sicuramente il centro-destra di Silvio Berlusconi, le elezioni siciliane lo hanno rimesso prepotentemente in piasta. Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgioa Meloni battibeccano. Ma solo per contrattare buoni posti in lista e nei collegi sicuri. I pentastellati di Beppe Grillo hanno perso la loro carica propulsiva. Ad ogni modo la loro politica del ‘NO’, al momento continuerà a essere ‘pagante’. E’ la sinistra che duole. Renzi inesorabilmente la uccide; e nessuno, al momento sembra sapere come disinnescarlo ed evitare che esploda. Ne vedremo ancora: certamente non belle, sicuramente tante e micidiali.

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