sabato, luglio 21

Singapore teatro di eventuali attacchi terroristici Servizi di intelligence in allarme, segnali di potenziali attentati o attacchi di matrice IS

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Singapore obbiettivo per eventuali attacchi terroristici? Il dubbio non è affatto peregrino. Gli esperti di intelligence locali e gli studiosi di cose di Geopolitica annotano che precedenti storici, in tal senso, non sono mancati. I terroristi, infatti, hanno già considerato Singapore come target per i propri attentati e –in alcuni casi- li hanno anche realizzati. Il 31 Gennaio del 1974, quando il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina    colpì il traghetto Laju così come la Japanese Red Army  oppure nel Marzo del 1991, quando un aeroplano della Singapore Airline fu colpito da pachistani. Il terrorista originario di Singapore Mas Selamat aveva pianificato di colpire un aeroplano e di farlo cadere nel Changi Airport. Abu Omar della Mujahidin Indonesia Barat  aveva pianificato attacchi all’ Ambasciata di Singapore a Jakarta.

Alla domanda relativa al perché la città-Stato Singapore sia stata considerata e sia ancor oggi considerabile un potenziale target per il terrorismo estremista di ispirazione islamica, gli esperti del fenomeno specifico rispondono con una trilogia di motivazioni principali. La prima è che gli estremisti di origine malese hanno sempre visto Singapore come una creazione artificiale ed illegale. Da questo punto di vista, essi hanno sempre inteso la città-Stato come storicamente parte del territorio malese ma che successivamente essa fu trasformata in entità a maggioranza cinese attraverso macchinazioni di tipo coloniale. La seconda motivazione, correlata alla precedente, vede Singapore come occupata illegalmente da infedeli, soprattutto la maggioranza cinese, che è vista essere essenzialmente anti-malese ed anti-Islam.

Sulla stessa linea di discorso, la popolazione originaria di Singapore –prevalentemente malese- la si vede come oppressa e marginalizzata dalla maggioranza numerica, soprattutto attraverso specifiche politiche governative finalizzate allo scopo specifico. Infine, Singapore è anche ritenuta essere ostile agli interessi malesi e islamici sia a livello locale sia a livello globale, soprattutto per gli intensi legami con l’Occidente, con gli Stati Uniti e persino con Israele, tutte entità che sono viste non solo come estranee ma persino ostili nei confronti dell’intero Mondo islamico e dell’Islam da parte degli estremisti.

E la partecipazione di Singapore alla “Guerra globale contro il Terrore” comprese le politiche mirate a neutralizzare la minaccia posta da Jemaa Islamiyah e dallo Stato Islamico a Singapore e nella regione intesa nella sua maggiore estensione, sono considerate entrambe una ulteriore prova di questo tipo di orientamento alla base del motivo per cui l’estremismo terroristico di marca islamica ritenga Singapore come una specie di avamposto della lotta globale all’ Islam. Per tutte queste motivazioni (e argomentazioni connesse) le frange estremiste terroriste di marca islamica ritengono Singapore una parte del proprio “giardino” che è stato de-naturato in base a politiche demografiche eterodirette e a chiara matrice cinese e della quale la comunità malese, nello specifico, è stata espropriata, così come la città-Stato è vista essere teatro di una de-naturalizzazione etnica tale per cui si paventa una ulteriore “cinesizzazione” e “occidentalizzazione” di una parte d’Asia rilevante per vari motivi, sia commerciali, sia economico-finanziari, sia geopolitici.

Per gli esperti del settore, il contesto relativo alla sicurezza di Singapore lo si ritiene peggiorato, tanto da condurre allo stato attuale, per il quale Singapore è effettivamente paventata come potenziale teatro di attacchi terroristici. Mentre nel passato recente l’attore principale di eventuali attacchi aveva il nome di al Qaeda e delle strutture locali affiliate nella regione come Jemaah Islamiyah, oggi la minaccia principale resta quella dell’ISIS e delle reti connesse sia nella regione sia ben oltre. Mentre la fine dello Stato Islamico è stata decretata sul campo cioè in Siria e Iraq, oggi bisogna verificare cosa possa accadere in termini di terrorismo globale che può colpire ovunque senza preavviso, in modo da complessificare la lotta integrata al rischio di attentati terroristici. Nel mese di Giugno 2017, il Ministero degli Affari Interni di Singapore ha rilasciato il suo Libro Bianco sulla Minaccia Terroristica a Singapore dove si stabilisce chiaramente che l’ISIS è oggi la più seria minaccia verso Singapore. Da quando Abu Bakr al-Baghdadi dichiarò la creazione dello Stato Islamico nel Giugno 2014, Singapore è stata fissata come possibile target di attentati sia in modo diretto sia in modo indiretto. La bandiera dello Stato di Singapore è stata considerata parte della coalizione nemica dell’ISIS. E’ stata persino stilata una lista di potenziali sedi di attacchi terroristici, come il Singapore Stock Exchange ed il suo annesso territorio portuale. Singapore è stata anche dichiarata parte dello Stato Islamico della Provincia del Sud Est Asia, sotto l’Emiro Isnilon Hapilon.

Da un punto di vista che potremmo dire ideologico, Singapore è stata marchiata come parte attiva della “coalizione della crociata” essendo ritenuta dalle frange estremiste terroristiche un Paese “miscredente” o del tutto “nemico” e tutto questo, alla vista dei terroristi è motivazione sufficiente per considerare Singapore come luogo-target di eventuali attacchi o attentati. Poiché Singapore ha collaborato militarmente nel teatro di guerra in Siria e Iraq, ne deriva la chiamata alla vendetta terroristica come vendetta retributiva dello Stato Islamico che –come è tristemente noto- si è già manifestata (per pari motivazioni) in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia e Belgio.

Inoltre, alcuni cittadini di Singapore si ritiene abbiano combattuto per Katibah Nusantara l’ala militare Sud Est asiatica affiliata allo Stato Islamico operativa in Iraq e Siria, così come tale struttura ha affiancato gli estremisti nel Mindanao filippino, dove l’ISIS ha occupato parte del territorio ingaggiando durissimi combattimenti con l’Esercito regolare filippino. Le Autorità di Singapore hanno incarcerato un certo numero di cittadini di Singapore che hanno appoggiato l’ISIS ed erano già pronti per andare a combattere per la sua causa, comprese le vie militari. Un altro numero di cittadini del Bangladesh, lavoratori stranieri sul suolo di Singapore, sono stati anch’essi’ posti agli arresti in carcere per aver proclamato appoggio allo Stato Islamico compresa la disponibilità a combattere militarmente al suo fianco.

La percezione del rischio di attacchi terroristici a Singapore è aumentata anche a causa di attacchi terroristici nella regione Sud Est asiatica nel suo complesso, dove i legami con l’ISIS son parsi subito alquanto evidenti. Si tratta di vari attentati e scontri ed hanno compreso la crisi militare di Marawi, nelle Filippine meridionali, così come l’attacco condotto con granate a Kuala Lumpur e due violenti attacchi attuati a Jakarta, tutti fatti chiaramente legati allo Stato Islamico. Mentre è del tutto acclarata la possibilità che attacchi terroristici possano essere condotti da cittadini di Singapore che hanno più o meno ufficialmente dichiarato la propria affiliazione allo Stato Islamico, è altrettanto manifestamente accettata l’idea per la quale altri potenziali attacchi possano essere condotti pure da combattenti ISIS che provengano da altre zone, sia dell’area Sud Est asiatica sia di ritorno dal teatro originario di combattimento, in Siria e Iraq, dove l’ISIS ha perso nello scontro militare contro la coalizione internazionale. Un esempio di questo cosiddetto “Batam Plot” è stato quello di un certo numero di jihadisti indonesiani che stavano pianificando attacchi terroristici al Casino di Marina Bay Sands nell’Agosto del 2016.

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