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Il parere degli esperti

Sindacati e prelievi in busta paga

Le quote di assistenza contrattuale vengono detratte dalla busta paga dei lavoratori. E' una pratica lecita

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Due sono le modalità con cui le organizzazioni sindacali si finanziano. La prima forma è quella del tesseramento che, però, negli ultimi anni ha subito un progressivo declino. La curva dei dati dal 2010 al 2014 lo dimostra. L’Indro si è soffermata ad analizzare i bilanci degli ultimi anni. Nel 2014 la CGIL, con tutti le federazioni che gravitano attorno ad essa, ha chiuso con un totale di – 47.026 iscritti rispetto al 2013 (-1,74%). Ancor più in calo i dati dei tesseramenti CISL, -76.277 nel 2014 rispetto all’anno precedente.

In controtendenza i dati della UIL che hanno fatto registrare +7731 iscritti (2 milioni e 230 mila e 396 iscritti nel 2015 contro i 2 milioni e 222 mila e 665 iscritti  nel 2014). Si attendono i dati aggiornati al 2015, che saranno pubblicati prossimamente dalle altre grandi Confederazioni. Abbiamo provato a cercare sul sito dell’UGL i dati sul numero dei tesserati negli ultimi due anni, ma non siamo riusciti a trovarli. Contattata la sede sindacale, non hanno mostrato interesse a comunicarli né a rispondere alle nostre domande.

Mentre in passato la primaria forma di finanziamento dei sindacati era il tesseramento, oggi le Confederazioni vivono una situazione di difficoltà. Esiste, però, un dossier stilato dalla Confsal nel 2012 attestante una situazione un po’ diversa. Gli iscritti presso le cinque più grandi Confederazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, UGL e la stessa Confsal, sarebbero 14,8 milioni (dati aggiornati però al 2010).

Tuttavia, questi dati, comunicati dagli enti di studio e di ricerca nazionali e internazionali, non tengono conto di oltre tre milioni di iscritti provenienti da altre forze sindacali, di più piccole dimensioni, che gravitano attorno ad esse, come riportato nel documento ‘Quanti sono gli iscritti al sindacato in Italia‘? Questa domanda, che apre il titolo del dossier, sottende un’altra: da dove i sindacati traggono i loro finanziamenti?

Per Pasquale Mautone, giuslavorista e docente presso l’Università “Federico II”, tecnicamente, i sindacati possono finanziarsi direttamente, attraverso le ritenute salariali, indirettamente attraverso l’attività degli parasindacali (CAF, Patronati ed Enti bilaterali) oppure attraverso la retribuzione percepita dai lavoratori per lo svolgimento dell’attività sindacale. Ciò deve avvenire compatibilmente con quanto stabilito nel contratto di lavoro collettivo.

“Un ruolo primario è svolto dal tesseramento dei pensionati, che per metà ormai costituiscono il corpus degli iscritti a Cgil e Cisl e per più di un 1/3 alla Uil. Poi notevoli risorse nei bilanci confederali arrivano dai contributi pubblici per servizi fiscali (CAF), alle imprese agricole (CAE), per assistenza sociale (Patronati), per la gestione dei Fondi interprofessionali, dalle quote di servizio contrattuali” afferma Gandolfo Maurizio Ballistreri, docente di Diritto del Lavoro presso l’Università di Messina.

Sulla funzione del tesseramento l’esperto ne ammette la linearità perché tradizionalmente è lo strumento con cui sindacati si sono sempre finanziati ma vi è una questione di trasparenza sulla quale sarà necessario dibattere. “Il problema è legato alla natura delle organizzazioni sindacali in Italia, considerato che esse sono associazioni non riconosciute, ai sensi dell’art. 36 e seguenti del c.c, non essendo stato attuato l’art. 39 della Costituzione, con una singolare discrasia tra l’ingente massa di risorse economiche gestite e l’assenza di controlli pubblici su di esse”.

In pratica, l’art. 39 è quello che stabilisce che i sindacati hanno l’obbligo di registrarsi come personalità giuridiche dotate di una propria organizzazione, di uno statuto e di una propria sede, in virtù del principio della rappresentatività che li caratterizza in quanto enti di interlocuzione con i propri iscritti ma spesso hanno anche il compito di stipulare contratti di lavoro collettivi assieme ai datori di lavoro.

Oltretutto, ci sono altri metodi con cui le Confederazioni cercano di compensare alle difficoltà che vivono negli ultimi anni. Tra questi, vi sono le “quote di assistenza contrattuale”, quelle che straordinariamente i sindacati prelevano dalle buste paga dei lavoratori, dopo la conclusione di un contratto.

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Un commento su “Sindacati e prelievi in busta paga”

  1. astronik scrive:

    Ottima inchiesta!

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