domenica, maggio 27

Sigaretta elettronica: regolamentazione o complotto? Riforma sul mondo dello 'svapo': tassazione, monopolio e contrabbando. Ne abbiamo parlato con 'Ignoranz Svapo'

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La politica italiana è ri-piombata sul mondo della sigaretta elettronica con un sospetto interesse ed una velocità di azione non indifferente. E così: tassazione, monopolio statale e illecito di contrabbando. Preoccupazioni e rabbia dagli operatori del settore. L’origine del subbuglio è nell’ormai noto ‘emendamento Vicari’, che prende il nome, appunto, da chi lo ha proposto, la senatrice Simona Vicari. Andiamo a spiegare meglio facendo un passo indietro. Il primo provvedimento in materia di sigaretta elettronica è il D.Lgs. 6/2016 (Recepimento della TPD), con cui all’art. 21 si regolamenta la commercializzazione dei dispositivi e dei liquidi e (tra le altre cose), si stabilisce il divieto di vendita a distanza transfrontaliera di sigarette elettroniche e di liquidi di ricarica.

Ed eccoci a poche settimane fa. Con il decreto (poi L.4 dicembre 2017, n. 172) collegato alla Legge di Bilancio 2018, è stato inserito l’ormai noto ‘emendamento Vicari’; parliamo, in particolare, dell’art. 19 quinquies. In sostanza, il provvedimento modifica il Testo Unico sulle accise, assegnando la commercializzazione dei prodotti da svapo ai Monopoli di Stato ed estendendo il divieto di vendita a distanza, già esistente per le sole vendite transfrontaliere, anche a quelle nazionali. La stessa Vicari alla vigilia della votazione della mozione di fiducia al Senato, aveva parlato di tutela della salute e di «priorità rispetto ad una libera e non controllata commercializzazione di questi prodotti via web». «Lo Stato ha incassato solo 4 milioni di euro a fronte dei 115 su base annua preventivati. In base a un contenzioso le aziende hanno infatti applicato l’imposta sulla quantità di nicotina pagando solo un decimo del dovuto».

Ed ecco che, a sostituzione dell’emendamento Vicari, il 18 dicembre, con l’approvazione della riforma all’interno del decreto fiscale, entra in scena l’ultimo intervento, che, a sorpresa di alcuni, si discosta dall’idea originale dell’emendamento più quotato, il ‘Rotta e Boccadutri’. Riformulazione della tassa e dilazionamento del debito pregresso per le aziende nel cestino. In pratica, il ‘Vicari’, viene inasprito. L’imposta sui liquidi con e privi di nicotina rimane la stessa: 0,37344 euro più IVA. E a calcolare quali sono i rischi e quali potrebbero essere le conseguenze, non ci vuole poi molto. «È un’autentica truffa ai danni delle tasche degli italiani»: parole della Vicari. Evitare che si persista in questa truffa, insomma, e tutelare la salute degli italiani. Sarebbe questa la ratio dell’intervento normativo. Ma siamo sicuri che questo sia il modo giusto per ‘regolamentare’? Lo abbiamo chiesto ad Enrico Pistoni, 30 anni, in arte su YouTube, ‘Ignoranz Svapo’.

Innanzitutto, aiutaci a capire: cos’è la sigaretta elettronica e come funziona?

Il nome più adatto sarebbe vaporizzatore, poi per ragioni di marketing e commercio viene impropriamente chiamata sigaretta elettronica. In sostanza, altro non è che un vaporizzatore che permette al liquido, appunto, di vaporizzare. Il liquido è generalmente composto da semplici elementi: – glicerina vegetale (VG) – glicole propilenico (PG) – Aromi (quando presenti) – nicotina (quando presenti) La glicerina è l’ingrediente che produce il vapore (le macchine da fumo che si usano nei concerti infatti vaporizzano glicerina), mentre, il glicole è un veicolo per l’aroma (la comune vanillina che trovi al supermercato è a basa di glicole).

Mi racconteresti il mondo dello svapo dagli occhi di chi ci vive? Da quando esiste la sigaretta elettronica e da quando è iniziato il boom di quello che definirei come un vero e proprio mercato? Cosa lo contraddistingue?

Il mondo dello svapo è composto da persone che utilizzano la sigaretta elettronica per smettere di fumare o, comunque, per diminuire il fumo. Come in ogni mondo ci sono coloro che usano la sigaretta elettronica senza troppo interesse, e coloro che ne hanno fatto una passione, forse uno stile di vita. Intorno alla sigaretta elettronica si riunisce un nutrito gruppo di artigiani italiani apprezzati in tutto il mondo per le loro creazioni e altre persone che hanno trovato nell’oggetto molto più di un semplice mezzo per smettere di fumare. La sigaretta elettronica credo esista da circa 7 anni. Il primo boom lo si ha avuto nell’anno 2013/2014, prontamente stroncato da un’informazione che ne ha dette peste e corna (a quanto pareva all’epoca era peggio delle sigarette normali) e dall’introduzione di una tassa spropositata di 0,39 cent più IVA al millilitro. La combinazione di questi due fattori stroncò il mercato per almeno due anni (con la nuova tassa un liquido che costava 5 euro passava automaticamente a raddoppiare di prezzo, quindi 10 euro.po). I produttori fecero ricorso al TAR che giudicò inconstituzionale la tassa, così, decisero di non applicarla. Questo permise, con lentezza, di crescere nuovamente, fino a raggiungere l’impennata dell’anno scorso. Poche settimane fa, la Corte Costituzionale ha giudicato, invece, legittima la tassa sui liquidi, sia quelli con che quelli senza nicotina. In concomitanza, la Vicari ha fatto la proposta di prendere lo svapo sotto monopolio e di proibire la vendita online dei liquidi con nicotina.

Come è diventato un mercato e, quindi, un business?

E’ diventato un mercato perché, ad oggi, è l’unico vero rimedio al problema del fumo. Gli imprenditori che hanno investito lo hanno fatto in un campo che, nel bene e nel male, aiuta davvero a smettere di fumare. Questo mercato è contraddistinto dalla passione di chi c’è dentro e da un orientamento verso la tutela della salute. E’ ovvio che in tutto questo è un business, ma, quantomeno, ha un indubbio aspetto di utilità sociale.

Come è vista dallo Stato italiano la sigaretta elettronica e perché in altri Paesi europei -e non solo – viene agevolato l’utilizzo?

Lo Stato italiano sembra non gradire la sigaretta elettronica. E’ uno strumento che indebolisce l’entrata monetaria derivante dalla vendita delle sigarette, e non sembra felice della sua esistenza. Addirittura, la Corte Costituzionale ha sollevato la questione che la tassa era giusta in quanto disincentivo all’utilizzo di uno strumento (la sig. elettronica) che avrebbe avvicinato i giovani al tabacco. In sostanza, quella che in Inghilterra viene assorbita dal sistema sanitario come un metodo di tutela della salute, in Italia è vista, al contrario, come strumento di possibili danni.

Cosa si cela, quindi, dietro questi interventi governativi? Qual è la loro intenzione?

Cosa si cela dietro, nessuno lo sa. Sappiamo, però, che: – Philip Morris apre una fabbrica a Bologna per le sue ‘Iqos’ (le nuove sigarette senza combustione) e promette altri posti di lavoro per quest’anno. – Sempre Philip Morris ha stretto un accordo con l’Italia al fine di comprare una grande quota dei tabacchi italiani nell’anno 2018. – le sigarette elettroniche hanno indebolito la vendita di sigarette tradizionali – con la nuova imposizione fiscale, la sigaretta elettronica diventerà decisamente più cara rispetto alle sigarette tradizionali. Sappiamo, inoltre, che le aziende produttrici sono state messe in ginocchio dalla reintroduzione della tassa e dalla mancata dilazione del pagamento dei debiti. Molti di esse falliranno lasciando un vuoto tra i produttori. Il punto, però, era che tra i vari emendamenti, si proponeva anche di fare uno sconto sui debiti di queste azienda e dilazionare il pagamento, in modo che lo Stato potesse recuperare parte dei soldi. Invece, nulla. Le aziende devono pagare il 100% del debito, e subito. Sono soldi che non hanno perché non hanno mai riscosso la tassa. Falliranno? Quello che loro dicono è che vogliono regolamentare un settore ancora un po’ selvaggio e recuperare le entrate perse dai tabacchi. Quello che sembra è che stiano facendo un grosso favore a qualcun altro.

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