lunedì, settembre 25

Si scrive Europa, si legge Merkel

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Quale seguito potrà avere la Merkel in Europa? Può succedere che l’Europa, specialmente nelle sue aree più deboli, si affidi piuttosto ad una più stretta collaborazione con Trump?

Trump serve a dividere l’Europa nelle due zone in cui è rimasta divisa dopo la fine della guerra fredda, perché non le abbiamo ricucite e abbiamo ignorato cinquant’anni di Storia. Però è più una scappatoia per i Paesi deboli, che un interesse vero: Trump non può essere utile per loro, al contrario di alcuni altri presidenti americani, perché non ha nessun interesse a queste zone dell’Europa. In realtà, non ha interesse nemmeno a dividere l’Europa, perché non conosce niente al di fuori della parte degli Stati Uniti in cui vive. Inoltre, la Germania gioca su questi Paesi ancora un’influenza economica forte: non so quanto si possano distanziare da essa, anche perché questi Paesi hanno bisogno di essere sostenuti. Trump non ha interesse a ciò e solo l’Ue paga senza avere nulla in cambio.

Trump ha espressamente affermato che bisogna regolare il conto con la Germania in merito al contributo alla Nato. Come si gestirà la questione?

In realtà Trump dovrà rivedere le sue posizioni. Ha chiesto più soldi, ma ogni presidente americano lo ha fatto, perché in realtà la Nato è stata un’ottima soluzione per noi europei: ci ha permesso di spendere molto di più in politiche sociali che in difesa. Gli americani infatti pagavano le spese per la difesa e andava bene così!

Ritiene che la politica a cui sta pensando la Merkel per rendere più sicura l’Europa, con il rafforzamento della difesa comune, possa sortire concretamente un effetto positivo sulla qualità della vita dei cittadini europei?

L’Europa finalmente è tornata sulla questione della difesa dopo il fallimento della Ced negli anni ’50. Ne parla molto anche il Trattato di Lisbona. Se riuscissimo, in qualità di europei, a razionalizzare la difesa, potremmo spendere molto meno. Trump può aver paura di ciò, se cioè l’Europa si rende autonoma nella difesa, perché scalza l’America da un ruolo che storicamente ha avuto, fondamentale e indiscutibile. Dovremmo europeizzare la difesa per razionalizzare le spese interne e perché a livello nazionale non siamo in grado di difenderci. Quando si parla di tornare agli stati nazionali, bisogna considerare che da soli essi sono piccoli e indifesi. Bisogna avere la forza di vivere nella globalizzazione ed è miope pensare di poter tornare ad uno stato sul modello westfaliano. Ma in realtà ritengo che non siamo in grado di poter gestire politicamente un esercito europeo, perché l’Europa si basa su una politica intergovernativa e quando si deve dichiarare una guerra, ci vuole un governo. Chi la deciderebbe? Gli Stati, che però mantengono differenze; non potrà mai funzionare senza un governo o una comunità politica europea. Non si può guidare un esercito con una politica intergovernativa. Sarebbe poco efficiente e anche poco trasparente.

Si profilano nuove pesanti divisioni in Europa, come nel 2003 allo scoppio della guerra in Iraq?

A mio avviso prevale lo spirito di divisione, soprattutto nelle due Europe, occidentale e centro orientale. Orribile a dirsi, ma è così, sia in ambito di difesa che internazionale.

Si può pensare che un’Europa senza il Regno Unito possa comunque raggiungere adeguatamente gli obiettivi di una dura ed opportuna lotta al terrorismo, del raggiungimento di uno stile di vita armonizzato con l’ecosistema, di una definitiva risoluzione della questione siriana?

A mio avviso non si sentirà la mancanza del Regno Unito, sarà piuttosto il contrario. Il Regno Unito ci ha impedito un processo di approfondimento dell’integrazione europea. Ha avuto un ruolo solo critico, senza condividere gli obiettivi europei, ma con il solo interesse ad un grande mercato e niente più. La Gran Bretagna oggi rischia di implodere. Anche per quanto attiene alla sicurezza internazionale, si è vista l’incapacità da parte loro di controllare il terrorismo, là dove anche le polizie di altri Stati avevano segnalato la pericolosità di alcuni soggetti.

Chiudiamo da dove si era iniziato. La Merkel, in questo contesto, quale ruolo sta realmente esercitando? È molto combattiva ma maschera un suo personale indebolimento, oppure, come si vocifera, si muove verso incarichi in sede Onu?

La Merkel punterà a rimanere alla guida della Germania e ritengo abbia anche grandi capacità di farlo. I tedeschi continuano a preferirla ad altri, dà loro grande fiducia, anche ai progressisti. Al confronto, Schultz è un po’ troppo ambizioso, è uscito da poco tempo dal Parlamento europeo…non credo che i tedeschi lo sceglieranno. Per ora comunque la Merkel guarda alla Germania; è chiaro che, se non vince, per lei si apriranno porte internazionali importanti.

Per l’ideazione dell’articolo, si ringrazia per la collaborazione l’avv.  Federica Giandinoto, attualmente non operativa, iscritta al Foro di Roma.

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