venerdì, settembre 22

Sì, la Russia è pronta per la Libia

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Nelle ultime settimane la Russia ha dato prova di una grande volontà di aprire uno scenario strategico sul Mediterraneo, individuando il proprio hub di riferimento nella Libia del Generale Khalifa Haftar.

La Libia è attualmente uno scenario piuttosto fluido, che cambia in base agli attori internazionali e regionali che decidono di prendere parte alla partita petrolifera e/o dei traffici illeciti nel sud del Paese.  Non più stabile di quella interna è la situazione lungo i confini con il Paese, confini che rappresentano ( insieme al Sud ) una delle più grandi minacce alla sicurezza interna della Libia.

L’Italia, nell’accordo siglato nei mesi scorsi tra il Ministro degli interni Marco Minniti ed il Presidente di Tripoli Serraj, riconosce come nodo cruciale dell’insicurezza regionale proprio i confini tra la Libia e i suoi vicini. Per questo, una delle primarie necessità a cui Serraj (presumibilmente insieme al Governo di Roma) dovrà far fronte in questi prossimi mesi, per riconquistare un controllo territoriale ancora effimero, sarà la totale blindatura ed il controllo dei confini.

Questa porosità dei confini, in primis quello con Algeria, non lasciano spazio di manovra solo a coloro che hanno interessi illeciti nel Paese ma anche e soprattutto a chi, come la Russia e lo stesso Egitto, offre supporto militare alle milizie non regolari del Generale Haftar. Negli ultimi giorni, vi è stata una possibile, ma non confermata, presenza russa al confine con la Libia sul versante egiziano. Le notizie sono ancora confuse e le smentite sono forse più che le conferme.

Le fonti, sostengono che vi sia una notevole movimentazione di forze speciali russe verso la base egiziana di Sidi Barrani a poco meno di 100 chilometri dal confine. Oltre ai circa 25 uomini, a Sidi Barrani sarebbero schierati dei droni sulla cui natura non è dato sapere. Lo schieramento serve, presumibilmente, come supporto da remoto per le forze di Haftar, che il 4 marzo hanno improvvisamente perso il controllo delle istallazioni petrolifere dopo un contrattacco dei miliziani ribelli di Bengasi.

Le fonti dalla sicurezza egiziana hanno dato informazioni più dettagliate circa la presenza russa.  Gli uomini in loco, sarebbero poco più di una ventina membri di un’unità d’élite delle forze speciali russe. Queste unità scelte potrebbero essere riconducibili forse agli Spetsnaz, o forse ai membri della Zaslon, la loro natura si potrebbe decifrare dal tipo di missione a cui sono stati chiamati, ma la fonte non ha voluto rendere nota la missione in oggetto.

Questi team d’assalto, sono componenti militari altamente addestrate, che servono sia come elementi d’intelligence che come capacità militare prontamente impiegabile in diversi scenari operativi. La fonte egiziana ha aggiunto che non solo Sidi Barrani  ma anche la base di Marsa Matrouh sarebbe stata utilizzata dai russi per scopi analoghi ed assolutamente secretati.

Lo speculare del Generale Haftar a Tripoli, gode del supporto militare di un discreto numero di Paesi in prima linea gli Stati Uniti, la cui aviazione è sempre operativa in caso il Presidente Serraj ne richiedesse i servizi e l’Italia che con l’ospedale da campo a Misurata offre supporto sanitari (ed anche un controllo territoriale, di rimando) a chi ne ha necessità e senza discriminazioni di clan o schieramenti.

Haftar, con la creazione di un Governo Unitario nell’aprile dello scorso anno, non è più stato in grado di ottenere supporto militare alla luce del sole dai suoi alleati, principalmente da Egitto e Francia. La Russia non gode certo di una posizione migliore a livello di libertà di manovra, il suo supporto ad Haftar, mai confermato ma intuibile, dovrà essere limitrofo e poco incisivo.

Martedì 14 marzo, Haftar e la sua milizia hanno dichiarato di aver riconquistato due terminal petroliferi, un fatto che merita quanto meno una riflessione perché la presenza di truppe russe e questa nuova offensiva potrebbero essere fortemente interconnesse.

I due terminal petroliferi prima persi e poi riconquistati, sono quelli di Ras Lanuf, Es Sider e Ben Jawad, che si trovano in una posizione strategica nel Golfo di Sirte nel pieno della mezzaluna petrolifera.  Controllare questi terminal è un apporto strategico fondamentale alle mire politiche di Haftar e dei suoi alleati, perderli equivarrebbe ad una sconfitta piuttosto cocente e difficilmente recuperabile.

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