sabato, aprile 21

Shabunda, la patria dell’oro illegale del Congo L’Interpol indaga sul traffico d’oro illegale di fatto gestito dalle autorità locali insieme al network mafioso che interessa alla famiglia Kabila

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Dal settembre 2017 l’Interpol sta indagando su un colossale traffico illegale d’oro che dall’est del Congo finisce sui mercati europei, mediorientali e asiatici.
Il caso inizia nel gennaio 2017, quando le autorità congolesi arrestano Mulume Mweze, magazziniere presso la Cooperativa Mineraria d’Ihusi a Goma (capoluogo della provincia del Nord Kivu), con l’accusa di aver fatto sparire 300 kg d’oro. La Polizia congolese durante gli interrogatori scopre un network di trafficanti che coinvolge diversi Paesi della regione: Kenya, Tanzania, Uganda. Ignoti trafficanti fanno regolarmente uscire grosse quantità d’oro dall’est del Congo senza pagare tasse e royalities al Governo di Kinshasa. L’oro trafugato finisce nei mercati internazionali di Dubai, Hong Kong, Londra e Istanbul.

Un secondo traffico d’oro viene scoperto nel marzo 2017 e al centro c’è sempre la Cooperativa Mineraria d’Ihusi. Questo porta a sospettare dell’innocenza di questa ditta… Altri 346 kg d’oro sono  stati trafugati e importati illegalmente in Tanzania per essere successivamente trasportati in Kenya, con regolare certificato di origine tanzaniano. Visto che nel caso vi sono coinvolte diverse Nazioni, la Polizia congolese decide di coinvolgere l’Interpol che riesce intercettare i 346 kg d’oro del secondo traffico presso l’aeroporto internazionale di Nairobi. Quando gli agenti dell’Interpol ottengono il permesso di ispezionare la dogana aeroportuale keniota trovano le casse provenienti dalla Tanzania vuote. Riescono solo a recuperare vari certificati di origine emessi dalle autorità tanzaniane che, dopo attenta verifica, risultano falsi. La Polizia keniota non riesce a fornire alcuna spiegazione sulla scomparsa dell’oro. 

Le indagini della Interpol sui questi due casi portano a scoprire un intricato network mafioso internazionale di cui si avvantaggiano anche vari gruppi ribelli presenti nell’est del Congo.
Nel network è coinvolta una compagnia statale cinese, la Kun Hou Mining, che nel 2016 ha barattato un importante quantitativo d’oro con un gruppo armato operativo nel territorio di Shabunda (provincia del Sud Kivu)  denominato Raia Mutomboki, fornendo fucili d’assalto AK-47 di fabbricazione cinese.  
Si stima che la Repubblica Democratica del Congo perda annualmente 38 milioni di dollari di tasse causa il traffico illegale d’oro che è, inoltre, uno delle principali fonti di finanziamento per vari gruppi ribelli attivi nell’est del Congo e nel Kasai, tra questi, il gruppo terroristico ruandese FDLR, responsabile del genocidio in Rwanda nel 1994.

Il network mafioso internazionale gravita attorno alle miniere artigianali congolesi, il cui numero esatto rimanente sconosciuto causa un censimento deficitario da parte delle Autorità di Kinshasa. Queste miniere artigianali sono gestite da improvvisate cooperative non registrate, o direttamente da gruppi armati che utilizzano mano d’opera (anche minorile) costringendola con la forza in uno stato di semi-schiavitù. Queste miniere artigianali gestiscono quasi il 80% del commercio aurifero congolese. I vari gruppi armati fungono anche da intermediari per investitori stranieri senza scrupoli, comprando l’oro da miniere artigianali non sotto il loro diretto controllo.

Nel caso del contrabbando di armi e oro che vide nel 2016 coinvolta la ditta cinese Kin Hou Mining le successive indagini rivelano una palese connivenza dell’apparato di difesa congolese. Ufficiali di Polizia, Esercito e dogana collaboravano con i Raia Mutomboki favorendo il traffico di armi e oro.

Shabunda è tra le aree più povere della provincia del Sud Kivu, non esistono scuole o centri sanitari. La cittadina di Shabunda è priva delle più elementari infrastrutture, e nel 2017 si sono registrati oltre 2000 casi di malnutrizione grave tra i bambini compresi tra i 2 e i 10 anni. La popolazione della zona conosce un tasso di disoccupazione del 72%. Le attività agricole sono sospese da anni causa l’insicurezza provocata dai Raia Mutomboki e altre piccole formazioni guerrigliere congolesi denominate Mai Mai.
L’unica possibilità di lavoro per la popolazione di Shabunda è in queste miniere artigianali, ma ovviamente la popolazione non beneficia degli immensi profitti auriferi. A beneficiarne sono i Raja Mutomboki,  funzionari governativi, ufficiali delle FARDC (l’Esercito regolare congolese) e le compagnie straniere. La Kun Hou Mining registra ufficialmente esportazioni annuali di oro dal Congo verso Dubai per mezzo milione di dollari. Il vero affare di questa compagnia statale cinese sta nel traffico illegale dell’oro congolese. Si stima che le esportazioni annue non registrate si aggirino a 17 milioni di dollari.

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