giovedì, maggio 24

Sesso e turismo: prostituzione in Marocco L'iceberg costituito dal business della prostituzione in diverse località turistiche marocchine, in primis a Marrakech

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Qualche settimana fa, in pieno Ramadan, mi trovavo a Gueliz, il quartiere all’europea dove abita buona parte della ‘gente bene’ di Marrakech, quando un uomo mi si è avvicinato. Vestito con una tunica tradizionale (la jallaba) e con un tappetino per la preghiera ripiegato su una spalla, l’esimio sconosciuto sembrava essere un fedele musulmano appena uscito dalla moschea dietro l’angolo. Nonostante le apparenze di pia devozione, mi chiede, in francese: ‘Cerca un appartamento?’; il sottoscritto, nella propria ingenuità, pensa si offra un alloggio a un turista vagabondo, e risponde con un diniego. Al che lui replica, accennando un sorriso: ‘Guardi che intendevo un appartamento con delle ragazze, per del sesso a pagamento’. Arrossendo imbarazzato, finisco per rispondere che sono felicemente sposato e non sono interessato. Il ‘mezzano’ appare contrariato e se ne va, con la sua jallaba e il suo tappetino, a cercare altri acquirenti di amplessi.

Quest’episodio di cui sono stato protagonista è solo la punta vagamente ridicola dell’iceberg costituito dal business della prostituzione in diverse località turistiche marocchine, in primis a Marrakech. In quest’ultima città è stato girato uno speciale intitolato ‘Les mille et une nuits de Marrakech‘ e trasmesso il mese scorso dal canale francese ‘TF1‘ nel corso del programma ‘De sept à huit‘. All’inizio del reportage una telecamera segue due prostitute, Dunia e Samia, nel loro quotidiano rituale di preparazione a una serata di lavoro: tra trucchi, vestiti, estetista e parrucchiere, dichiarano di spendere almeno sessanta euro al giorno per abbellire il corpo che venderanno a turisti danarosi. Stando alle due, i clienti sono marocchini, catarioti, libici, pakistani, inglesi, francesi, ma soprattutto sauditi che una volta fuori dalla portata della morale repressiva del Paese di provenienza si danno alla pazza gioia.

Spesso i preliminari agli incontri notturni di sesso a pagamento si svolgono nei caffè di Gueliz, dove nel pomeriggio ragazze avvenenti e vestite in maniera inequivocabilmente esuberante approcciano possibili uomini soli desiderosi di compagnia. Una volta adocchiatili, provvedono a scambiarsi i numeri di telefono e a fissare luogo e ora per incontrarsi la sera stessa per appuntamenti che di galante hanno ben poco. Ancora più frequentemente, però, domanda e offerta di intercorsi carnali si incrociano nelle numerose discoteche della ‘città ocra’, ognuna con un target preciso: qui mediorientali, là turisti occidentali, in un altro locale ancora la rampante borghesia autoctona dove gli uomini entrano gratis e le donne pagano l’ingresso come un dazio per il loro corpo da concedere al miglior offerente.

In uno di questi cubicoli con la musica a palla il giornalista di ‘TF1’ abborda una ragazza, la quale non tarda a mettere in chiaro il proprio tariffario per una notte bollente: 150 euro più 40 per l’affitto di un appartamento a ore (gli hotel sono sorvegliati). Altrettanto schietto è un imprenditore francese, alla costante ricerca di nuove compagne di letto e prodigo di consigli da putta*iere in carriera; secondo questi, è indispensabile stabilire il prezzo prima di uscire dal locale, non salire nello stesso taxi della ragazza e tenere sempre a portata di mano un po’ di liquidi per corrompere la polizia.Da dietro il suo viso pixellato, un altro cliente d’Oltralpe appare oltremodo scandalizzato per la ‘professionalizzazione’ delle prostitute marocchine e il conseguente aumento dei prezzi: ‘Alcune arrivano a chiedere 300-400 euro a notte‘, si lamenta, ‘Un abuso bello e buono! Praticamente è il prezzo di un’escort di lusso in Francia‘.

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