Politica Opinioni

Il Contrappunto

Se Landini facesse scuola

Immagina…

Il segretario della Fiom Maurizio Landini marcia davanti al corteo di protesta degli operai dell'acciaieria Ast di Terni, 29 ottobre 2014 a Roma.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
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In tutte le famiglie, sin da piccoli, si individua il ‘cattivo esempio’. Pratica in cui sono particolarmente versate le madri, che trovano sempre una scusa per le marachelle (inizialmente) del fanciullo, e poi via via per i guai sempre peggiori combinati. Certo dovevano avere pessimi compagni in fondo alla strada Jack the ripper ed il canàro della Magliana, Pol Pot e il ‘Mostro di Milwaukee’… E insomma tutti quelli che ce l’hanno con chi non la pensa, o fa, a modo loro. Ed essendosi spostata la centralità sociale alla televisione «ci sono tante scelte, ognuno fa le sue, tra il Mostro di Milwaukee e il Mostro di Rai Due», come semirappava a suo tempo Corrado Guzzanti, quasi all’alba della ‘sanguinolentizzazione’ dei programmi.

Poi ci sono, purtroppo ben più rari, i buoni. Ma se dei ‘signori’ testé ricordati ci sono innumerevoli epigoni catodici, ben più rara è l’accoglimento, per l’appunto, del ‘buon esempio’. E’ quindi particolarmente gratificante poter sottolineare l’intelligenza dimostrata da Maurizio Landini, il Segretario della Fiom-Cgil che ha spiegato i motivi del suo ritrarsi mediatico, in primo luogo televisivo. Ha così rotto il quasi silenzio che lo circondava da un po’ di tempo in un’intervista ad Antonello Caporale de ‘il Fatto Quotidiano’. Illustra come la ‘Coalizione sociale’ da lui promossa un anno fa abbia nel frattempo fiancheggiato e favorito la campagna di mobilitazione della Cgil sul lavoro ed il Progetto di legge che sarà discusso e votato da milioni di lavoratori e che potrebbe sfociare anche in un referendum contro il Jobs Act. Si occupa poi di molto altro, da Matteo Renzi alla disaffezione dei cittadini verso il processo democratico, della bolla di insicurezza e paura in cui siamo immersi, della precarietà, del lavoro e non solo, del futuro del suo sindacato… E va bene, sarà esaminato a tempo e luogo.

Soprattutto però, per quello che qui ci interessa, illustra il motivo per cui è sostanzialmente sparito da talk show e affini dalla Primavera 2015, dopo aver fatto parte di quella ‘compagnia di giro’ che militarmente li occupa. «Quando mi sono accorto che mi trovavo a dovermi confrontare nei salotti con gente ignorantissima, approssimativa, che parlava di cose di cui non sapeva…». E dice, parlando in terza persona di se stesso: «Landini adesso rifiuta di andare, sceglie quando è il momento, quanto è utile, quando c’è tempo per illustrare un pensiero e non fare bau bau». Concludendo, a questo proposito: «Ti vogliono trasformare in uno strumento, una comparsa, un pezzetto di teatro che serve alla messinscena quotidiana. Me ne sono accorto e sono corso ai ripari».

Un buon, un ottimo esempio che speriamo, certo testardamente contro ogni speranza, possa essere ripreso ed accolto in tanti altri ambiti. Lasciamo alla fantasia di ciascuno sbizzarrirsi a trecentosessanta gradi, ché ogni nostro paragone non potrebbe che essere riduttivo rispetto alla realtà ed all’esigenza. Ma che ben altro mondo sarebbe… Anche se, certo, dovremmo in primo luogo smettere di essere complici di quello che alimentiamo con la nostra visione. Ci sarebbe, come in ogni caso di ‘riconversione industriale’ la necessità di ricollocare i tanti che non avrebbero più un posto di lavoro (o di lavoro integrativo) negli spazi mattutinpomeridianseralnotturni, i conduttori privi di materia prima, gli autori che non sapessero reinventarsi facendo di nuovo gli autori, cioè finalmente raccontando la realtà, gli addetti ai lavori e gli uffici stampa. Non sarebbe un lavoro da poco, né una transizione indolore, ma sono, come sempre, i prezzi e gli scotti da pagare all’avanzare della modernità. O al ritorno di una sana tradizione.

Ce ne faremo una ragione, e già sin da ora ci impegniamo a trovare un’utile ricollocazione a tante braccia (e voci) ingiustamente sottratte all’agricoltura.

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