sabato, luglio 22
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Sarà la Bocelli Academy a risanare il convento di Monna Lisa?

Via libera da una scuola di musica internazionale nel cuore di Firenze ma nessun accenno al Museo di Pinocchio
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S. Orsola, l’ex convento delle suore  nel cuore di Firenze ove fu sepolta nel 1524 Lisa Gheradini, la celebre Monna Lisa dipinta  da Leonardo,  sta per tornare a nuova vita, dopo  anni di  abbandono e degrado: e rinascerà attorno  alla Bocelli Academy. Il  relativo piano tecnico presentato da una cordata di imprenditori guidata dal tenore di Lajatico, ha  già ottenuto il via libera dalla Città metropolitana, presieduta dal Sindaco di Firenze Dario Nardella, e fra pochi giorni si esprimerà anche sull’offerta economica. È un’operazione da 25-30 milioni che porterà alla realizzazione di una scuola di musica, un’ accademia musicale che ospiterà  100 studenti a semestre su  un’area di   5 mila metri quadri, un  Resort foresteria ( si chiamerà Locanda) per docenti, studenti e ospiti internazionali, tre piazze al piano terra, una ludoteca, due musei e parcheggi. E anche il cosiddetto ‘museo Monnalisa’, in onore  appunto di  Lisa Gherardini, di cui si sono cercate attraverso una lunga campagna di scavo,  tracce della sua sepoltura.

 L’area interessata dall’intervento  di recupero è di 15 mila metri quadri. Verrà così a colmarsi quel ‘buco nero’ – così lo chiamava don Dino Livi, morto centenario, il parroco di San Lorenzo, la Chiesa brunelleschiana, della  famiglia Medici, che ospita opere di Michelangelo  Donatello e altri maestri del Rinascimento. Delle condizioni scandalose in cui per lunghi anni è stato tenuto l’ex monastero, anche L’Indro se n’è occupato, particolarmente in occasione degli scavi archeologici condotti dalla Sovrintendenza che portarono al ritrovamento di alcune sepolture. Degli esiti incerti riguardo al ritrovamento dei reperti ossei di Lisa Gherardini ne parlò Silvano Vinceti, promotore della ricerca, a conclusione degli scavi. Ma il merito di quella  campagna di scavi  è stato proprio quello di aver riportato il complesso di S. Orsola al centro dell’attenzione mondiale. Così si  espresse Carlotta Cianferoni della Sovrintendenza ai beni archeologici. Da allora, la macchina per il suo totale recupero si è messa in moto  raggiungendo un primo risultato: la presentazione di un piano tecnico ed economico che avesse al centro una forte motivazione culturale e artistica. I dettagli tecnici dovranno essere definiti: come sarà e chi gestirà il Museo dedicato a Monna Lisa è tutto da stabilire.

Qui occorre coinvolgere musei e istituzioni vinciane in grado di garantirne il buon livello, incrociando elementi storici, artistici e archeologici  ( come la documentazione sulla campagna di scavi ). Dopo il matrimonio con  il  mercante Francesco del Giocondo (1495),  Lisa Gherardini  andò ad abitare nel palazzo di   via della Stufa, a pochi passi dal Convento,  dove restò per il resto della sua vita e da anziana si ritirò in Sant’Orsola,  assistita dalla figlia più giovane, suor Ludovica. Una vita esemplare la sua, secondo la testimonianza del marito. Rovistando negli archivi della parrocchia di S.Lorenzo il professor Giuseppe Pallanti nel 2007 ritrovò l’atto di morte della bella e triste Lisa che ispirò il capolavoro leopardiano. Giorgio Vasari nella storia dei grandi artisti, nella parte dedicata a  Leonardo, scrisse che Francesco del Giocondo, marito di Lisa Gherardini, per far ridere la moglie malinconica e triste chiamò giullari e clown, mentre Leonardo la ritraeva; ma non  venne creduto. Dopo l’approvazione del piano finanziario, sarà la sovrintendenza  che dovrà esprimersi entro i successivi 120 giorni. L’Academy Bocelli e il museo Monna Lisa, sono due aspetti caratterizzanti  il rinascente complesso di S.Orsola. L’altro elemento  di particolare importanza del quale non si fa menzione nel piano presentato,  è la presenza, in via Taddea,  proprio di fronte al complesso di S.Orsola, della casa ove nacque  nel 1826, Carlo Lorenzini, il  ‘padre’  di Pinocchio, uno dei libri più diffusi e tradotti nel mondo ( anche in alcuni dialetti africani).

Lì, e in via Rondinelli,  poco distante, il celebre giornalista e scrittore  trascorse buona parte della sua esistenza. Nel celebre libro ritroviamo una realtà fatta di povertà e miseria che il Collodi ben conosceva: in una pagina del libro il Lorenzini scrive: «Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi, Pinocchio il padre, Pinocchia la Madre e Pinocchi i ragazzi e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina» . Secondo Monica Baldi, Presidente dell’Associazione culturale Pinocchio di Carlo Lorenzini,Pinocchio è il più popolare esempio di modello culturale, formativo, sociale, economico, urbano e d’integrazione da esportare nel mondo anche attraverso la diffusione al livello nazionale e internazionale dell’opera dell’autore fiorentino Carlo Lorenzini e della straordinaria eccellenza designer produttiva italiana”. L’Associazione, oltre a promuovere  iniziative attorno alla figura del padre di Pinocchio nel mondo,  ha tra i suoi fini  quello di «promuovere e favorire la realizzazione del Museo di Pinocchio, da realizzare nel quartiere di San Lorenzo del capoluogo toscano».

Al momento però non si fa alcun cenno ad un’eventuale presenza del Museo Pinocchio o  di qualcosa che  testimoni  la presenza del Lorenzini e della sua straordinaria capacità creativa e  di scrittura. “Per ora non si  avuto alcun segnale in tal senso. Abbiamo chiesto un incontro col Sindaco e con i rappresentanti della cordata che ha   presentato il piano”, ci dice Andreina Mancini, titolare di una storica pasticceria in via dell’Ariento ed una delle più attive dell’Associazione, “e in quell’occasione presenteremo le nostre richieste  affinché nel rinnovato complesso di Sant’Orsola,  sia garantita la presenza del Lorenzini e del suo mondo. Lorenzini, nato in via Taddea, di fronte all’ex Convento ha vissuto in quelle piccole  abitazioni che i Ginori, proprietari della  famosa  manifattura ( che il Governo si è impegnato  ora a salvare), avevano messo a disposizione dei propri dipendenti, tra cui i genitori del Collodi (il fratello Paolo, ne diverrà addirittura direttore). Dunque, è in questo nostro quartiere  che si sviluppa tra la Chiesa di San Lorenzo ed il Mercato Centrale, che il giovane Carlo è cresciuto ed ha maturato le prime esperienze di vita e  letterarie. La necessità di un Museo dedicato al Lorenzini è uno dei punti del nostro statuto.  Vedremo quale risposta ci sarà data”.

Il complesso di S.Orsola era stato individuato come uno dei luoghi ove realizzare questo Museo di Pinocchio. Ma nel piano presentato dalla cordata Bocelli, non vi è alcun riferimento: si accenna a una ludoteca per i bambini del quartiere, ad  un ristorante, che i futuri gestori vogliono stellato, un wine bar e una libreria. L’ex convento sarà aperto al rione: ci saranno ingressi dalle attuali cancelli ed altri per accedere alla «piazza», in realtà il più grande dei tre chiostri, tutti accessibili, dove verranno collocate opere d’arte moderna. Sotto a Sant’Orsola, un parcheggio da 50 posti con colonnine elettriche.  Dopo il sì della Città metropolitana, gli atti passano alla Soprintendenza. Dopo l’ultimo sì potranno partire i lavori: per completare tutto, saranno necessari dai 3 ai 4 anni. L’auspicio è che questa dimenticanza possa essere colmata quanto prima. Se da un lato, il piano  di recupero  viene a sanare  una ferita  che da troppi anni  lacera il centro di Firenze, con proteste anche clamorose di artisti  di strada : le pareti esterne della struttura tra via Guelfa e via sant’Orsola, dal 2012 sono teatro dell’installazione dell’artista ceco Vaclav Pisvejc, che le ha ricoperte di facsimile di dollari americani, dall’altro occorre il coinvolgimento della città e delle istituzioni  più direttamente interessate al recupero sociale dell’antico monastero.

La cui storia è presto detta: Il complesso, fondato nel 1309 come convento femminile satellite rispetto alla vicina chiesa di San Lorenzo, venne terminato nel 1327 quando vi si insediarono le monache benedettine, alle quali si sostituirono nel 1435 quelle francescane. Nei primi anni dell’Ottocento il convento venne soppresso e successivamente ristrutturato dall’architetto Bartolomeo Silvestro per diventare la Manifattura Tabacchi. Successivamente, a seguito del trasferimento di questa in piazza Puccini nel 1940, divenne ricovero per sfrattati, tra cui gli esuli istriani, ed in parte sede universitaria. Negli anni ottanta del Novecento fu deciso di insediarvi una caserma della Guardia di Finanza e nel 1985 iniziarono i lavori che, dopo pochi anni, vennero però abbandonati. Il complesso dell’ex convento di Sant’Orsola, assume un ruolo di ricucitura di episodi urbani di diversa epoca e di raccordo con l’antico centro. Un punto  d’incontro e di raccordo con il Mercato Centrale, piazza Indipendenza, piazza San Lorenzo, le vicine piazza San Marco e piazza Duomo. Ostaggio per molti anni della burocrazia, il complesso venne infine sbloccato dal demanio e passato alla Provincia di Firenze, con l’intermediazione della Regione Toscana (2004).

I tentativi di coinvolgere i privati in progetti di recupero, rinnovati anche con nuovi bandi negli anni 2013 e 2014, non dettero alcun frutto,  ma consentirono alle istituzioni e agli abitanti del quartiere temporanee aperture e iniziative culturali. Occorrerà ora che vi sia un nuovo coinvolgimento della popolazione del quartiere e dei comitati di residenti i quali  hanno già fatto sentire la loro voce critica per non    essere stati coinvolti. Oltre all’Associazione culturale Carlo Lorenzini, vi sono altre associazioni come Insieme per San Lorenzo, Rinascita per San Lorenzo e I love San Lorenzo,  che puntano a promuovere bellezza e legalità appunto a San Lorenzo.

Denunciano l’abusivismo, il degrado e la microcriminalità o Sant’Orsola Project, nato proprio  per riaccendere i riflettori sull’ex convento abbandonato. Una battaglia che si è incrociata con quella della Città metropolitana e che oggi, col progetto di Bocelli, sta dando i suoi frutti. Ben venga Bocelli, con la scuola di musica e ‘bel canto’ della Almud Edizioni Musicali, società guidata dal fratello di Andrea Bocelli, Alberto ( la cordata è formata con altre aziende: Giulio Tanini, Gervasi, Procogen, Gefat, Tanzini Quintilio e figlio, Sant’Ignazio e Bch, l’idea architettonica e il progetto è a firma di Elio Di Franco, Giuseppe Brugellis, Pietro Giorgieri, Pierattelli architetture) e con le altre attività previste. Un primo passo è stato compiuto, gli altri vanno fatti insieme. Insieme al Quartiere e alle Associazioni interessate, che in questi anni  si sono date da fare per tenere ben saldo il tessuto sociale lavorativo e culturale di questa parte fondamentale del centro storico di Firenze.

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