sabato, dicembre 16

San Siro e il pallone: tanta festa, niente ‘Apocalisse’; tifosi migliori di tutti i Tavecchio Ogni tanto spegnere e riaccendere aiuta. Un fenomeno sociale potente come il calcio merita da tempo altri dirigenti, invece, la situazione è imbarazzante. Un esempio per tutti? il Presidente federale

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Tentato da Davide, il più giovane dei miei figli, e dai suoi amici, mi sono recato a San Siro. C’era Italia-Svezia. Bella serata. Emozione, rabbia, divertimento, ma anche percezione che il Paese è migliore dalla narrazione che ne fanno i giornali.

Ottimi presagi, appena messo piede sul passante ferroviario avevo trovato per terra una matita da tasca e poi un braccialetto di corda tricolore, quelli che gli extracomunitari cercano di affibbiarci dicendo che portano fortuna (ora mi vengono dei dubbi). Giunti a Milano trancio di pizza presso un locale in zona Garibaldi, pieno di svedesi tranquilli, avrei aggiunto simpatici, ma almeno fino al termine della partita niente cameratismi. Corso Como era presidiato da altri scandinavi, questi chiassosi, alcuni panciuti e bardati in modo ridicolo, con le corna, un incrocio tra Thor, Fantozzi, Obelix e lo zio Nino.

Sulla metro per piazzale Lotto una giovane donna, forse impietosita dai capelli bianchi, si è offerta di cedermi il posto. Orgoglioso, sono rimasto in piedi. Ci sono un sacco di vantaggi a 65 anni, oltre agli sconti su treni e musei. Ai controlli di sicurezza non sono stato degnato. Mio figlio, che porta la barba, rovistato con cura.
Da piazzale Lotto a piedi fino alla destinazione finale, terzo anello verde, settore 656, fila 1, posto 6. Chi se lo dimentica più. Prezzi popolari per la nazionale, quindi intere famiglie allo stadio, moltissimi i ragazzi, tanti i bambini. Si parla di riportare le famiglie allo stadio, in campionato costa come un palco alla Scala, ma se si pagano i calciatori a certe cifre, la conseguenza è logica.

Clima festoso, unica stonatura i fischi sull’inno nazionale degli ospiti, una cafonata, avviata da qualche malandrino e amplificata dall’effetto maggioranza. Gli svedesi, veramente scarsi, puntano sull’atletismo e sulla disciplina, con successo. Forse ai punti, come si dice, avremmo meritato, ma il risultato possiede una sua logica, non è detto sia proprio così negativo. Ogni tanto spegnere e riaccendere aiuta. Un fenomeno sociale potente come il calcio merita da tempo altri dirigenti, invece, a parte alcune società, organizzate in maniera manageriale e guidate da persone che sanno parlare in italiano, la situazione è imbarazzante. Un esempio per tutti, il Presidente federaleCarlo Tavecchio, che aveva scelto in prima persona l’allenatore, invece di dimettersi, lo attacca volgarmente, attribuendogli tutta la colpa dell’eliminazione. Fabrizio Maramaldo con Francesco Ferrucci era stato un signore al cospetto. Se questo è lo stile del capo, immaginate il resto.

Il pubblico, invece, malgrado l’eliminazione, è stato consapevole e maturo, alla fine niente isterismi, anzi molto battute simpatiche, delusione quanto basta. Niente assalto ai forni, niente forconi, niente ritardi fino a 200 minuti e treni soppressi, niente protezione civile allertata, sebbene per noi comuni mortali, il mondiale sarebbe stato un bello scacciapensieri. Insomma, sarà un’estate grigiolina, mentre dirigenti, allenatori, calciatori, giornalisti sportivi di grido, si ritroveranno sulla stessa spiaggia a ciacolare di minchiate e a esibire maggiorate.

Tanta gioventù all’uscita, allegra e per nulla depressa, si consolava con panini e salamelle o porchetta, non sembrava avessimo perso la guerra. Ogni tanto davo un’occhiata in tempo reale ai titoli sui giornali on line. Esagerati. La ‘Gazzetta dello Sport‘ scriveva di ‘Apocalisse‘ e di ‘Vergogna nazionale‘. Forse pensava alle copie che non venderà durante i mondiali.

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