martedì, agosto 21

Sahara, il confine occidentale della guerra siriana L’autostrada tra le dune dall’Algeria alla Mauritania finanziata dall’Iran

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Lavori in corso nei deserti dell’Africa Occidentale: sta avanzando una autostrada di quasi mille chilometri che, quando sarà terminata, collegherà la base militare di Tindouf, in Algeria, a Zouérat, nel nord della Mauritania. Un progetto ambizioso da milioni di dollari.

Il percorso dell’autostrada non è certo tra i più tranquilli. La striscia di cemento sulla sabbia parte dalla città algerina di Tindouf che ospita i grandi campi profughi del popolo Sahrawi, per poi correre lungo il confine del Sahara Occidentale, la terra a sud del Marocco che il Fronte Polisario rivendica dal 1976 per il suo teorico stato, la Repubblica Democratica Araba del Sahrawi. È qui che fino al 1991 si è combattuta una guerra tra il Fronte Polisario e il Marocco, uno scontro sanguinoso che fin dagli inizi ha coinvolto anche la vicina Mauritania, desiderosa di espandere a nord la sua influenza.

Eppure, il progetto dell’autostrada tra le dune, avviato un anno fa e controverso fin dalla nascita, non è finanziato da nessuno degli Stati africani in guerra tra loro. A farsene carico è un Paese al di là del Golfo Persico, l’Iran.

Agli inizi di maggio le tensioni sopite da anni nella regione sono sfociate in una crisi diplomatica ad ampio raggio. Il Ministro degli Esteri del Marocco, Nasser Bourita, ha annunciato l’intenzione del suo Governo di chiudere l’Ambasciata a Teheran ed espellere l’ambasciatore iraniano a Rabat. Ha accusato l’Iran e le milizie alleate degli Hezbollah libanesi di finanziare, addestrare e armare gli uomini del Polisario. Secondo il diplomatico, il tramite per la consegna delle armi, alcune delle quali particolarmente tecnologiche, come i missili Sam11, sarebbe l’Ambasciata iraniana di Algeri.  Militari appartenenti agli Hezbollah farebbero regolarmente tappa nei campi profughi di Tindouf per addestrare i miliziani Sahrawi con il beneplacito di Algeri.

Il Governo algerino, da sempre vicino al Polisario, ha definito le accuse totalmente prive di fondamento. Il Paese agli inizi di maggio era ancora sotto shock: non era passato nemmeno un mese da quando si era schiantato al suolo l’aereo di trasporto militare con a bordo decine di soldati algerini e le loro famiglie. Tra i 257 passeggeri deceduti c’erano anche 30 uomini del Polisario: l’aereo, partito dalla base militare di Boufarik, dopo un breve scalo, avrebbe dovuto atterrare proprio a Tindouf.

La tregua del 1991 fra il Marocco, alleato dell’Arabia Saudita, e il Fronte Polisario, sostenuto dall’Iran, non è mai stata così fragile. Lo scontro, come accaduto in Siria, rischia di andare ben oltre i confini regionali. Alla fine di aprile il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha prolungato di soli sei mesi, anziché di un anno, il mandato di Minurso, la missione di pace dell’Onu nel Sahara Occidentale. I tempi per la risoluzione del conflitto si stanno stringendo: non si andrà oltre ottobre.

Intanto, il vento del conflitto soffia anche sulla vicina Mauritania che, con il colpo di Stato del Presidente Mohamed Ould Abdel Aziz, nel 2008 è entrata nell’orbita dell’influenza iraniana. Anche se non tutti nel Paese, a maggioranza sunnita, gradiscono le interferenze di Teheran nella vita politica e religiosa mauritana.

Quindici giorni fa un quotidiano locale ha rivelato che l’ambasciatore iraniano a Nouakchott sarebbe stato convocato dal Ministro degli Esteri mauritano per protesta contro le attività di proselitismo sciita all’interno di un’importante moschea della capitale. La notizia ha suscitato un vespaio ed è stata successivamente smentita, oltre che da Teheran, anche dal Governo di Nouakchott.

Cosa spinga Teheran a investire le sue già fragili finanze in questa zona così lontana proprio nel momento in cui l’Amministrazione Trump si prepara a stringere il cappio di nuove sanzioni, non è un mistero. Gli interessi strategici per il controllo di eventuali porti sull’oceano Atlantico sono ovvi per un Paese con più di un piede anche in America Latina.. E anche se la gente dell’Africa occidentale è maledettamente povera, il suolo su cui vive è ricco di risorse: petrolio, gas, preziosi minerali e, soprattutto, uranio, un materiale radioattivo indispensabile per qualsiasi programma nucleare. Algeria, Tunisia, Mauritania, Mali, Niger, Guinea, Sierra Leone e Senegal sono solo alcuni degli Stati africani a intrattenere ottimi rapporti con Teheran.

Già nel 2013 un’indagine indipendente del Car, Conflict Armament Research, aveva rivelato la presenza di munizioni iraniane in zone insospettabili del continente africano: Sahel, Repubblica Democratica del Congo, Niger, ovunque ci fossero da armare milizie in guerra.

L’Africa è un continente ambito da tutti. E per gli amanti dei misteri italiani ci sarebbe un aggancio con la storia recente del nostro Paese. Una storia che porta dritto ai traffici nel Sahara Occidentale: il progetto Urano di Guido Garelli. Il piano, legato a uomini della P2, prevedeva la creazione di uno Stato fantasma nel Sahara Occidentale per facilitare lo scambio di armi e materiali nucleari. Già nel lontano 1987 la procura di Brindisi aveva stabilito che il destinatario di molti di questi traffici avrebbe dovuto essere proprio l’Iran. Una rotta aperta per transazioni di ogni genere dall’Oceano Atlantico al Golfo Persico che adesso, dopo decenni, qualcuno sembra finalmente intenzionato a chiudere.

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