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Genocidio Rwanda

Rwanda vs Francia: nuovo scontro giudiziario-diplomatico

Aperta l'inchiesta che incriminerebbe 20 responsabili francesi

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Dopo 22 anni il genocidio rwandese del 1994 continua essere cronaca. Pochi giorni fa il respingimento, da parte del Governo del Presidente Paul Kagame, delle ‘scuse’ avanzate dalla Chiesa cattolica per il suo coinvolgimento nei 100 giorni di strage. Ieri la decisione del Governo di riaprire lo scontro, a colpi di inchieste, con la Francia. Il Governo del Rwanda, infatti, ieri ha reso noto di aver deciso di aprire un’inchiesta sul ruolo di venti responsabili francesi nel genocidio del 1994. Secondo il procuratore generale del Rwanda «al momento, l’indagine riguarda 20 persone che, secondo le informazioni raccolte fino ad oggi, devono rispondere alle autorità giudiziarie per spiegare il loro ruolo» nel genocidio. L’autorità deciderà poi se processarli o meno, secondo il comunicato del procuratore generale, Richard Muhumuza, che auspica una totale collaborazione da parte di questi responsabili.

La decisione della giustizia rwandese non potrà non avere conseguenze sulle relazioni diplomatiche tra la Francia e il Rwanda che da oltre 20 anni si confrontano sul ruolo di Parigi nel genocidio.
Due anni fa vi era stata la mano tesa di Kagame: il Presidente rwandese aveva incontrato il Ministro francese degli Affari Esteri Laurent Fabius. Nulla era filtrato sui contenuti del colloquio, ma era sembrato un primo segnale di disgelo. Poi il processo si è nuovamente bloccato.
Il Rwanda -l’Israele del continente aricano- si sente minacciato da quanto sta accadendo in Burundi, dove le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR)  stanno di fatto guidando il Paese, attraverso il Presidente illegittimo Pierre Nkurunziza, con l’obiettivo di entrare in Rwanda; FDLR a lungo sostenute dalla Francia. L’ultima provocazione, secondo informazioni in corso di verifica, lunedì scorso, con l’attentato a Willy Nyamite, Consigliere speciale della Presidenza, dietro il quale vi sarebbe un tentativo di colpo di Stato volto a scatenare la guerra con il Rwanda e orchestrato dal Ministro della Sicurezza, dai servizi segreti burundesi e dai terroristi ruandesi FDLR

L’iniziativa giudiziaria-diplomatica di ieri sembra il tentativo di rammentare alla comunità internazionale, Francia in testa, che il Rwanda di oggi è molto diverso da quello di un ventennio fa, nessuna aggressione sarà permessa, come promesso ripetutamente da Kagame.

Al centro dell’inchiesta, venti cittadini francesi. Il procuratore generale Muhumuza ha affermato: «Allo stato attuale, l’indagine si estende su una ventina di persone, secondo le informazioni raccolte fino ad oggi e conservate dalla Corte». Indagine per la quale il Procuratore ha detto di contare sulla collaborazione della Francia. A poco a poco, come le indagini proseguono, altri agenti e / o funzionari francesi “possono essere invitati a partecipare prosecuzione corpo nella stessa direzione”.
Da sottolineare che a Parigi è in corso un processo contro il ruandese Pascal Simbikangwa per «complicità in genocidio» e «complicità in crimini contro l’umanità». Simbikangwa è il primo ruandese condannato in Francia per il genocidio dei Tutsi nel 1994; è stato condannato nel 2014 a venticinque anni di carcere. Il verdetto  è previsto Sabato 3 dicembre.

La Commissione nazionale contro il genocidio (CNLG),  il 1° novembre, aveva pubblicato un elenco di 22 alti ufficiali francesi e politici accusati di coinvolgimento nel genocidio. Tra loro ci sono Generale Jacques Lanxade, ex capo di stato maggiore dell’esercito francese, e il generale Jean-Claude Lafourcade, che ha comandato la forza schierata nell’operazione Turchese del 22 giugno 1994 in Rwanda sotto il mandato delle Nazioni Unite.
Da parte sua, la Francia, in ottobre, aveva riaperto un’indagine per ascoltare un ex capo del personale del Rwanda che accusa l’attuale presidente Paul Kagame di aver istigato l’attacco contro l’aereo del Presidente hutu Juvénal Habyarimana, considerato l’evento scatenante del genocidio. La Francia, alleata al tempo a Habyarimana, è accusata da Kigali di aver ignorato i segnali di genocidio e aver, anzi, contribuito fattivamente al massacro, non ultimo usando mezzi diplomatici per bloccare qualsiasi azione internazionale volta a mettere fine al genocidio. Quando la Francia, infine, ha inviato i suoi soldati -con l’Operazione Turchese- lo avrebbe fatto per contrastare il progresso delle forze tutsi del Fronte patriottico ruandese (FPR), che poi ha preso il potere, e consentire agli hutu responsabili del genocidio di fuggire in Zaire (l’attuale Congo).

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