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Rwanda Genocidio ’94: ammazzare i tutsi in nome di Dio

Ecco chi sono i leader dei sacerdoti e suore della Chiesa Cattolica del tempo che hanno partecipato alle uccisioni
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L’incontro avvenuto lunedì 20 marzo a Roma tra il Santo Padre e il Presidente ruandese Paul Kagame rappresenta una pagina storica e una svolta epocale nelle relazioni tra la Chiesa Cattolica e l’Africa. Per la prima volta dal genocidio avvenuto nel 1994, il massimo rappresentante del Vaticano ammette in modo chiaro e inequivocabile le colpe della Chiesa, negate o minimizzate per 22 lunghissimi anni. Il suo predecessore aveva accennato all’argomento, sostenendo, però, che i crimini erano stati commessi dal clero cattolico ruandese a livello individuale. Papa Francesco, durante l’incontro, ha espresso il profondo dolore della Chiesa Cattolica per il genocidio dei Tutsi che ha ‘deturpato’ il volto della Chiesa.

Il sostegno del Vaticano al regime di Juvenal Habyarimana  fu incondizionato e durò fino all’assassinio del Presidente voluto dalla moglie Agathe Habyarimana per impedire il Governo di unità nazionale con il Fronte Patriottico Ruandese che, guidato dall’attuale Presidente Paul Kagame e supportato da Uganda, Stati Uniti e Gran Bretagna, aveva oltrepassato la frontiera Uganda-Rwanda, nel 1991, per iniziare la guerra di liberazione del popolo ruandese. Nelle prime ore dopo l’attentato ad Habyarimana, il clero cattolico avvallò la tesi del regime che individuava come autori i soldati del Fronte Patriottico Rwandese presenti nella capitale Kigali e come mandante Paul Kagame. L’accusa diede il via al genocidio dei tutsi e degli hutu moderati: 1 milione di morti in cento giorni. Diecimila morti al giorno.

E’ stato spiegato che il 65% delle vittime trucidate tra il 06 aprile e il 24 maggio 1994 perirono all’interno di chiese, conventi, istituti scolastici cattolici. Quella che segue è una sintetica ma esaustiva carrellata dei principali ‘uomini di Dio’ del clero cattolico ruandese che parteciparono al genocidio, profanando la sacralità delle chiese dove celebravano Messa, e violando il sesto comandamento divino.

 

Padre Emmanuel Rukundo: il diavolo di Kabgayi

Cappellano militare presso l’Esercito ruandese (FAR), e rettore del Seminario di St. Leon Minor a Kabgayi, nel sud del Rwanda, Padre Rukundo (nome di battaglia: ‘il diavolo di Kabgayi’) è una figura chiave del coinvolgimento cattolico nel genocidio. Fu Padre Rukundo il primo a utilizzare la tattica di attirare i fedeli tutsi nei luoghi sacri sotto promessa di protezione per poi chiamare le milizie genocidarie a trucidare le vittime all’interno delle chiese. 3400 tutsi furono sterminati all’interno del Collegio Saint Jospeh e del Seminario Saint Leon Minor.

Rifugiatisi nelle strutture cattoliche, i fedeli tutsi vennero fatti prigionieri e furono ammazzati uno ad uno. Il massacro durò settimane. Le milizie genocidarie Interhamwe ogni mattina entravano in chiesa con una lista di persone da eliminare. Lista redatta personalmente da Padre Rukundo. Questo sanguinario prete, dalla mente distorta e disumana, approfittò dell’intera mattanza per saziare i suoi appetiti sessuali. Prendeva in disparte le giovani ragazze tutsi chiedendo prestazioni sessuali degradanti promettendo in cambio di essere risparmiate. Secondo le testimonianze riportate al processo presso il Tribunale Speciale del Rwanda ad Arusha, in Tanzania, almeno 20 ragazze furono stuprate da Padre Rukundo. Una di esse fu tra i testimoni chiave durante il processo.

Padre Rukundo non esitò a far uccidere anche i suoi confratelli hutu contrari alla partecipazione al genocidio. Pader Niyonshuti Celestin, Padre Callixte Musonera, Padre Martin Benigne,  e la suora Bernardine Benigne furono inseriti nella lista della morte da padre Rukundo che assistette alle esecuzioni. La suora prima di essere abbattuta fu violentata dai miliziani sotto lo sguardo divertito di Rukundo.
Quando le forze di liberazione del Fronte Patriottico Ruandese riuscirono a liberare la regione, Padre Rukundo riuscí a scappare nel vicino Zaire. Ottenuta falsa nazionalità zairese, grazie all’aiuto del clero cattolico locale, si trasferí di seguito in Svizzera, dove continuò a giustificare il genocidio e a istigarne di nuovi. «
Quei bastardi di scarafaggi hanno avuto la giusta punizione. Purtroppo il lavoro non è ancora finito ma presto lo sarà», amava ripetere Rukundo in alcuni suoi interventi a favore dei tentativi di riprendere il potere dal vicino Zaire compiuti da quello che restava della FAR e delle Interhawme tra l’agosto 1994 e il settembre 1995 con il sostegno militare e finanziario della Francia.

Arrestato dalle autorità svizzere sotto richiesta del Governo ruandese, nel 2001, Rukundo fu condotto davanti al International Criminal Tribunal for Rwanda (ICRT) ad Arusha, Tanzania. L’iter giuridico durò 8 anni. Nel 2009 Rukundo fu condannato a 25 anni di prigione per crimini contro l’umanità e genocidio. Nel 2016 il Giudice Theodor Meron, Presidente del International Residual Mechanism for Criminal Tribunals, che ha sostituito il Tribunale speciale del Rwanda ICRT, scarcerò Rukundo in quanto l’imputato aveva dato segni di riabilitazione. Questa la giustificazione posta dal Giudice Meron. Ferme furono le condanne del Governo ruandese che chiese l’annullamento della oltraggiosa grazia. Rukundo sparí nel nulla, godendo di evidenti protezioni internazionali. Tuttora la parocchia di Kabgayivenera il suo nome. Il vescovo cattolico di Kabgayi durante la celebrazione del Giubileo ha espresso il desiderio che Padre Rukundo potesse celebrare messa nella sua vecchia diocesi. Desiderio disatteso dallo stesso Rukundo che rimane nascosto in una località segreta in Europa, al riparo della giustizia ruandese ed internazionale.

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