giovedì, settembre 21

Russiagate, inchiesta affidata a un procuratore speciale

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A New York, nella celebre Times Square, un automobilista si è schiantato sulla folla. Al momento il bilancio delle vittime è di un morto e una ventina di feriti. L’autista è stato arrestato dalla Polizia, che per ora esclude la pista del terrorismo.

Intanto l’inchiesta sul ‘Russiagate‘ ha ora un procuratore speciale: è Robert Mueller, ex procuratore e direttore del Fbi tra il 2001 e il 2013, nominato oggi dal numero due del Dipartimento di Giustizia, Rod J. Rosenstein. Una decisione di cui la Casa Bianca sarebbe stata informata appena trenta minuti prima dell’annuncio ufficiale.
«Un’indagine approfondita confermerà quello che sappiamo, non c’era nessuna collusione tra la mia campagna e qualsiasi entità straniera. Non vedo l’ora di concludere rapidamente questo caso. Nel frattempo, non smetterò mai di combattere per la gente e le questioni che hanno più importanza per il futuro del nostro Paese».  Questo il commento del presidente alla notizia.
Ma le polemiche nei confronti del presidente non finiscono qui. Oggi si è appreso che l’ex consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, Michael Flynn, avrebbe informato il team della campagna elettorale del magnate newyorchese alcune settimane prima dell’insediamento del presidente di essere sotto indagine federale per aver lavorato segretamente come lobbista per la Turchia. Lo scrive il New York Times. Malgrado questo avvertimento, scrive il quotidiano, specificando che l’avviso arrivò un mese circa dopo che il Dipartimento di Giustizia aveva comunicato a Flynn dell’indagine, Trump lo nominò all’incarico di consigliere per la sicurezza nazionale, incarico che gli dava accesso a quasi tutte le informazioni secretate in possesso delle agenzie di intelligence Usa.

SI è appreso anche che sarebbe giordana – e non israeliana – la fonte delle notizie riservate che Trump ha rivelato al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Secondo quanto diffuso da Abc news, Trump ha avvertito i russi di un complotto per far esplodere un aereo diretto verso gli Usa con una bomba nascosta in un laptop. Tuttavia, riferendo questa notizia, condivisa da Israele con gli Usa a patto che rimanesse riservata, avrebbe messo a rischio la vita di un agente segreto dello Stato ebraico infiltrato all’interno del sedicente Stato Islamico (Is).

Sulla scia delle polemiche ,il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha dichiarato che i Paesi alleati nella Nato sono in grado di condividere le informazioni derivanti da attività di intelligence «nel modo giusto». Lo ha fatto  a margine del Consiglio Affari Esteri riunito oggi a Bruxelles.

Lotta al terrorismo, ma anche economia e politica: questi i temi al centro del dibattito in occasione della visita del presidente Usa Donald Trump al summit islamico-americano di Riad, in programma domani, al quale è prevista la partecipazione di 37 leader. L’arrivo di Trump aprirà «una nuova pagina» nei rapporti tra Riad e Washington, rafforzando ulteriormente la collaborazione tra i due Paesi. Lo ha detto il ministro degli Esteri saudita Adel al Jubeir nel corso di una conferenza stampa.
Parlando del nemico regionale numero uno dell’Arabia Saudita, l’Iran, il capo della diplomazia di Riad ha dichiarato che Trump parlerà di come Teheran debba rispettare l’accordo sul programma nucleare raggiunto con il suo predecessore Barack Obama.

E proprio in Iran si è chiusa ufficialmente la campagna elettorale per le 12esime elezioni presidenziali. L’apertura dei seggi è prevista per domani mattina sempre alle 8 ora locale. Ieri sera i due candidati più accreditati rimasti in corsa per la presidenza, il presidente uscente Hassan Rohani e il Custode del santuario dell’Imam Reza Ebrahim Raisi, hanno lasciato gli appelli finali ai propri elettori. Rohani ha sottolineato gli sforzi fatti nel ritorno dell’Iran sulla scena internazionale, mentre il suo sfidante lo ha indicato di non aver fatto a sufficienza per risolvere i problemi economici del Paese.

La Repubblica Islamica condanna «la maligna volontà dell’Amministrazione Usa di ridurre i risultati positivi dell’attuazione degli impegni presi nel Jcpoa (l’accordo sul programma nucleare iraniano) da parte del Paese aggiungendo individui alla lista delle sanzioni extraterritoriali unilaterali e illegali». Lo dichiara sul suo canale Telegram il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi, commentando le nuove sanzioni decise dall’Amministrazione Usa contro Teheran relative allo sviluppo del suo programma missilistico. Qassemi ha ribadito che l’Iran continuerà con il suo programma «con forza e sulla base dei suoi piani».

Un monito agli Usa giunge anche da Ankara, dove il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che il suo Paese agirà «senza chiedere il permesso a nessuno» in caso di attacco delle Ypg, le milizie curde siriane legate con al Pyd. Il riferimento è a quanto detto Erdogan ha detto martedì alla Casa Bianca al suo omologo Trump in risposta all’annunciato piano Usa che prevede la fornitura di armi ai combattenti curdi siriani nella lotta contro l’Is.

Venendo in Europa, dove a tenere banco sono sempre i negoziati per la Brexit. In proposito l’accordo finanziario con la Gran Bretagna «è senza dubbio uno dei punti più difficili» da affrontare nelle trattative con Londra, secondo il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier. È quanto emerge dalla riunione del collegio dei commissari del 3 maggio scorso. «Se non dovesse esserci alcun accordo su questo punto», Barnier ritiene che «il rischio di non riuscire a raggiungere un accordo per avere un ritiro ordinato del Regno Unito dall’Ue diventerebbe reale, dal momento che nessuno dei 27 Stati membri desidera contribuire in misura maggiore al quadro finanziario pluriennale o ricevere meno soldi per i progetti previsti dal quadro». «È pertanto necessario – prosegue il politico francese – durante la prima fase dei negoziati, concordare con il Regno Unito un metodo chiaro per calcolare i suoi obblighi finanziari». In ogni caso i negoziati, a causa delle elezioni politiche in Gran Bretagna dell’8 giugno, per Barnier non inizieranno prima di metà giugno.

In un’altra delle ‘capitali’ europee, Strasburgo, il Parlamento europeo riunito in plenaria ha esortato le autorità cecene a porre fine alla persecuzione degli omosessuali, invocando un’inchiesta urgente sulla vicenda dopo le notizie, riportate all’inizio di aprile dalla Novaya Gazeta, di detenzioni arbitrarie e torture di omosessuali in della repubblica facente parte della Federazione russa.
Oggi la Lituania ha concesso il visto di ingresso a due ceceni perseguiti a causa del loro orientamento sessuale. Lo afferma il ministro degli esteri Linas Linkevicius.

Lasciando l’Europa per la sponda sud del Mediterraneo, il capo di Stato maggiore dell’esercito egiziano, Mahmoud Hegazy, ha incontrato a Bengasi il comandante dell’esercito nazionale libico Khalifa Haftar in occasione del terzo anniversario dell’operazione ‘Dignità’ lanciata dallo stesso Haftar contro le milizie jihadiste in Libia. La visita, si legge da una nota diffusa dall’esercito del Cairo, si inscrive nel quadro degli «sforzi egiziani a sostegno dell’esercito libico nella sua guerra contro il terrorismo e a perfezionamento del ruolo egiziano nella ricerca di soluzioni politiche alla crisi basate sul consenso intra-libico in vista della stabilità e della sicurezza» nel Paese.

In uno dei fronti più caldi al mondo, l’Afghanistan, le forze della sicurezza hanno ucciso 102 militanti, di cui 15 miliziani dell’Is, nel quadro di un’offensiva condotta nelle ultime 24 ore  in 18 delle 34 province del Paese. L’operazione è scattata dopo l’attacco suicida sferrato contro la sede di Jalalabad della televisione di Stato Rta, costato la vita a sei persone e a quattro attentatori. L’azione è stata poi rivendicata dall’Is.

Chiudiamo con il Brasile, dove il presidente Michel Temer è nell’occhio del ciclone dopo la diffusione di notizie circa il suo benestare al pagamento di una tangente all’ex presidente del parlamento Eduardo Cunho – condannato a 15 anni a marzo con l’accusa di corruzione – per garantirsi il suo silenzio nel quadro dell’inchiesta anticorruzione ‘Lava Jato‘. La notizia è del quotidiano O Globo, che fa riferimento ad una registrazione audio, consegnata ai procuratori dai proprietari del colosso alimentare JBS, che confermerebbe l’accusa.

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