Politica News

Attrito politico

Russia vs USA: la guerra del cyberspazio

Come due superpotenze possono combattere dietro un pc

russia-america
Advertising

Mentre gli Stati Uniti stanno attraversando la delicata fase delle elezioni presidenziali, Mosca si ritrova a dover gestire una situazione siriana sempre più delicata e complessa. In questo scenario già altamente instabile, che si combatte per procura sulla pelle di Aleppo, le recenti dichiarazioni da parte del governo americano sugli attacchi informatici, presumibilmente russi, e le relative asserzioni del Cremlino non favoriscono la distensione del clima politico incandescente.

Venerdì scorso la Nbc ha rivelato l’indiscrezione di alcuni ex funzionari della Cia che affermano di avere «conoscenza diretta di una cyber operazione su larga scala e segreta che ha lo scopo di attaccare e mettere in imbarazzo la leadership del Cremlino», per la quale mancherebbe soltanto il via libera dello Studio Ovale. Il motivo della diffusione di tali informazioni sembrerebbe quello di lanciare un messaggio diretto alla Russia di Putin, avvertendo di non interferire con la politica interna statunitense. Negli ultimi mesi, infatti, sono state molte le occasioni in cui il governo USA ha puntato il dito contro il Cremlino, attribuendogli la responsabilità dei leaks del Partito Democratico, delle email private dell’ex segretario di Stato Colin Powell, delle rivelazioni sui campioni olimpici americani. Tutti eventi che hanno portato l’intelligence statunitense ad un rafforzamento nel settore della cyber security, per recuperare il terreno perso nella competizione con la Russia, che resta il Paese con le maggiori capacità in questo settore.

Più in generale, per quanto tutto ciò che circonda il ‘mondo cyber’ possa sembrare un fatto nuovo, innovativo, i primi provvedimenti, da parte soprattutto delle intelligence americana e russa, risalgono a decenni fa. Bisogna innanzitutto comprendere che ciò che viene definita ‘cyberwar’, guerra cibernetica, va inquadrata nel più ampio contesto della Information Warfare, la guerra dell’informazione, di cui la cyberwar è una delle possibili modalità di conduzione del conflitto, a supporto di operazioni di altro tipo, d’intelligence o di guerra tradizionale. Seppur ampi studi documentino le enormi potenzialità di un cyber attacco, o meglio una serie di cyber attacchi coordinati, contro le infrastrutture critiche di un Paese industrializzato, e la conseguente possibilità di azzerare le capacità del Paese colpito di autoalimentarsi e soddisfare le necessità basilari della società, questo è uno scenario che per il momento è ‘tecnicamente’ possibile, tuttavia è a questo che i governi stanno preparandosi, ed è con l’attenzione verso questa tipologia di scenario futuro che bisogna inquadrare ciò che accade nell’immediato presente.

Ora, i fatti sopracitati non hanno direttamente a che fare con questi scenari apocalittici, ma indirettamente ne stanno spianando la strada. Quelli che infatti sembrano cambiamenti bruschi nella conduzione delle operazioni militari, nel modo di gestire i conflitti tra Stati, e più in generale della società, sono il risultato di lunghi periodi di metabolismo di una nuova cultura, una nuova tecnologia. La nostra generazione si trova nella fase metabolica che vede la società assimilare i nuovi paradigmi relativi alla pervasività delle tecnologie informatiche nella nostra vita sociale e biologica. Per questo le decisioni, e soprattutto le azioni, di governi come quello russo e quello americano nel campo delle tecnologie informatiche applicate alla conduzione dei conflitti sono di capitale importanza per il nostro mondo.

Il cyberspazio è già diventato il nuovo terreno di scontro tra le potenze mondiali, uno scontro in cui c’è posto anche per altri innumerevoli attori, ma per la difficoltà nella comprensione delle sue dinamiche è ancora lontano dalla narrazione giornaliera dei media tradizionali se non in occasioni di eclatanti dichiarazioni come quelle di cui si discute. Il nodo della questione, rimangono le criticità che si affrontano quando si tenta di gestire conflitti iniziati nello spazio cibernetico, ovvero la questione dell’attribuzione delle azioni condotte nel e attraverso il cyberspazio: il processo di attribuzione della responsabilità degli attacchi informatici, in specie quelli più sofisticati e progettati da professionisti, è molto lungo e complicato e la maggior parte delle volte si giunge a degli indizi da interpretare, non a delle prove inconfutabili. Una delle vie primarie da percorrere per localizzare la provenienza dell’attacco è risalire alla lingua dell’attaccante, attraverso l’analisi degli strumenti utilizzati, quando è possibile con l’analisi dell’infrastruttura utilizzata. Nondimeno, anche nel cyberspazio come nel mondo fisico ci sono delle lingue dominanti e, insieme all’inglese e al cinese semplificato, il russo è una di queste. Una delle tecniche più utilizzate non a caso è il depistaggio (deception) che consiste nel far partire l’attacco da un server di un altro Paese, preventivamente violato, e utilizzare come lingua di sistema una diversa dalla propria e allontanare così i sospetti. La stessa via dunque che potrebbe portare vicino all’identità del responsabile di un attacco potrebbe anche essere la via che conduce più lontani. Ma l’intelligence dispone anche di altri mezzi.

Native Advertising
Tags: - - - .

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>