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Rudolph Giuliani, sceriffo italo-americano che piace a Trump

Ex-sindaco di New York, avvocato, lobbista. Gli interessi e le idee dell'italo-americano

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L’ex sindaco di New York Rudy Giuliani potrebbe essere il prossimo Segretario di Stato americano, ha dichiarato Kellyanne Conway, la responsabile della campagna elettorale del tycoon neopresidente, confermando l’ascesa del politico newyorkese nella diplomazia americana sotto l’amministrazione Trump. È l’ultimo episodio nello scontro tra Reince Priebus, uomo dell’establishment del partito repubblicano, scelto dal presidente eletto come capo di gabinetto, e Stephen Bannon, futuro stratega e espressione della destra antisistema e ultraconservatrice: Priebus vorrebbe una figura tradizionale come l’ex diplomatico John Bolton, in linea con Trump sulla contrarietà all’accordo sul nucleare iraniano e sulle critiche alle istituzioni e organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite. Bannon, invece, punta sull’ex sindaco di New York. Giuliani, membro del ‘cerchio magico’ di Trump, era considerato candidato naturale per la carica di ministro della Giustizia, nonostante le sue stesse smentite. «Il suo nome è stato menzionato seriamente in connessione con la Segreteria di stato, una posizione per cui è qualificato e un lavoro che svolgerebbe in modo eccellente», afferma a ‘Fox News‘ Conway. Stasera il neo-eletto Trump deve incontrare a New York il suo vice Mike Pence proprio per discutere un nuovo giro di nomine.

Rudolph Giuliani, di origini italo-americane, è nato nel 1944 a Brooklyn, a New York. Finito il liceo si laurea alla New York University Law School a pieni voti nel 1968. Dopo un primo tirocinio in uno studio di New York, si trasferisce a Washington per lavorare nell’ufficio del procuratore generale degli Stati Uniti. Nel 1981 viene nominato procuratore generale associato durante la presidenza Reagan. Due anni più tardi, nel 1983, è nominato procuratore del distretto meridionale di New York. Da qui prende avvio la sua lotta senza quartiere contro la criminalità. Durante i sei anni da procuratore degli Stati Uniti, Giuliani persegue la criminalità organizzata, ma anche gli episodi di corruzione tra i colletti bianchi e i funzionari di governo, raggiungendo le 4.152 condanne.

Nel 1989, forte della sua reputazione, si candida con i repubblicani come sindaco di New York, ma viene sconfitto dal democratico David Dirkins. A distanza di quattro anni, sfida nuovamente Dirkins e ottiene il suo primo incarico politico da primo cittadino della città, diventando anche il primo repubblicano a ricoprirlo. Con oltre un milione di newyorkesi in difficoltà economica, un alto tasso di criminalità e il boom della cocaina, il profilo del procuratore sembra essere il migliore possibile per rimettere ordine alla situazione.

Come sindaco di New York, Giuliani è famoso per aver implementato la politica della ‘tolleranza zero’ e aver combattuto il crimine cittadino, seguendo la dottrina della ‘finestra rotta’, secondo la quale tollerare o condonare anche infrazioni ‘minori’ della legge sarebbe il primo passo per compromettere l’ordine pubblico e causare la nascita di fenomeni criminali ben più pericolosi. Alla fine del suo mandato, l’FBI considerava New York la metropoli più sicura degli States. Il ‘Times‘ nominò Giuliani nel 2001, anno tragico per la città, persona dell’anno.

L’ex-sindaco Giuliani ha comunque già in passato espresso particolare ambizione per cariche politiche più ‘alte’. Nel 2008 partecipò infatti alle primarie dei repubblicani per la corsa alla Casa Bianca, poi vinta, nello scontro con collega di Partito McCain, da Barack Obama. La sua campagna venne considerata ‘monotematica’ e, nelle parole di Joe Biden, consisteva in «un sostantivo, un verbo e ‘9-11’». Nella sua lista dei ‘12 impegni con il Popolo Americano’ aveva citato la lotta al terrorismo come primo punto e le politiche per ridurre l’immigrazione clandestina al secondo. Non stupisce quindi l’endorsement che, dall’aprile 2016, Giuliani ha espresso per Donald Trump dicendo che avrebbe votato per lui. Il New Yorkese si era schierato dalla parte del suo concittadino Trump anche quando Ted Cruz aveva attaccato i ‘valori di quella città’ (notoriamente estremamente liberale per standard americani), chiedendo al politico delle scuse alla cittadinanza della metropoli del nord-est. Sempre ad Aprile, Giuliani dichiarò di essere d’accordo con Donald Trump su «8 su 10 punti», restando ancora perplesso sulla questione dell’immigrazione.

Vi sono comunque delle posizioni ambigue che non spiegano la sua presenza nel Team Trump. Le idee di Giuliani, causa secondo molti della sua sconfitta nel 2007/2008, riguardo diversi temi sociali sono liberali, se paragonate alla tradizione repubblicana. Giuliani si è espresso ‘personalmente contro l’aborto’ ritenendo però di dover rendere possibile la libertà di scelta e opponendosi a una legge federale per la sua abolizione. L’ex-sindaco ha anche mostrato supporto per quanto riguarda le unioni civili tra gay. Non aiutano nemmeno i tre matrimoni alle spalle del politico.

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