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Elezioni USA viste da Est

Romania, il mar Nero e Trump

Il Paese non ha 'deriso' il nuovo presidente. E si guarda molto al tema sicurezza

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Alla pari di tutti i suoi omologhi, anche il presidente rumeno Klaus Iohannis ha inviato mercoledì un conciso messaggio di congratulazioni al vincitore delle elezioni statunitensi, Donald Trump. Iohannis ha in questa occasione interpretato per davvero il sentimento del suo popolo, in quanto in poche righe è riuscito a citare tre volte la questione della sicurezza come campo privilegiato delle relazioni fra la Romania e gli Stati Uniti. L’opinione pubblica rumena ha in effetti seguito la lunga campagna elettorale americana con l’atteggiamento tipico della sua specifica cultura politica. Non si è appassionato per uno schieramento o per l’altro, perché sente che la politica interna è questione che riguarda la nazione rispettiva, perfino se si tratta della prima potenza mondiale (e, in cambio, poco accetta interferenze dall’estero in questioni rumene).

In Romania Trump non è stato fatto oggetto di disprezzo e di scherno come in altri Paesi europei, né lo si è visto come il portabandiera di una democrazia nuova e più autentica, come è successo, per buona parte, nella vicina Ungheria. L’unico punto che, molto pragmaticamente, per davvero stava a cuore ai rumeni riguardava la questione della sicurezza, che dalla prospettiva rumena è un tutt’uno con la questione russa. Di qui l’insistenza del messaggio, che pure è semplicemente protocollare, di Iohannis a Trump. In un discorso elettorale del 16 aprile il candidato repubblicano aveva sostenuto che intendeva «trovare un denominatore comune» con la Russia, ritenendo che un miglioramento delle relazioni con questo Paese fosse ‘assolutamente possibile’ e aveva concluso: «Alcuni ritengono che i russi non sono ragionevoli. Voglio verificarlo di persona». I rumeni, nella loro grande maggioranza, pensano di avere fatto verifiche storiche sufficienti per giungere ormai a conclusioni definitive. E nonostante il cambio di maggioranze parlamentari e di presidente (responsabile della politica estera e delle forze armate) nell’ultimo quarto di secolo, la Romania costantemente puntato tutte le sue carte sulla NATO. E poiché l’idea di un sistema di difesa europeo non ha mai convinto nessuno in Romania, questo Paese è, assieme alla Polonia e ai baltici, fra coloro che più insistono per un rafforzamento della collaborazione nord-atlantica.

Alle parole i rumeni accompagnano i fatti e dal vertice di Cardiff del 2014, il primo dopo l’annessione russa della Crimea, si sono adottate  misure concrete, come la messa in servizio della base missilistica di Deveselu e la creazione del Quartiere di comando NATO del sud-est con sede a Bucarest (già in funzione, diventerà pienamente operativo nel 2018). Oltre a ciò, nonostante indici economici poco incoraggianti, la Romania potrebbe l’anno prossimo arrivare  a toccare la quota del 2% del budget per le spese per la difesa, come richiesto a tutti gli stati membri dal citato vertice NATO. Insomma sono meritate le lodi che il vice segretario generale dell’Alleanza, generale Rose Gottemoeller, ha rivolto durante la sua visita a Bucarest lunedì 7 novembre al governo rumeno.

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2 commenti su “Romania, il mar Nero e Trump”

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