lunedì, ottobre 23

Robot: amico o nemico? field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Download PDF

All’Incontro fiorentino mi ha colpito il suo grido d’allarme, riguardante non solo gli effetti sull’occupazione  dovuta all’impiego della robotica, ma anche sui rischi per la democrazia e la cultura.

L’allarme viene dagli Stati Uniti, il paese più avanti in questo campo. Uno studio di Frey e Osborne, ricercatori della Oxford University, del 2013 prospetta  la possibilità che, entro il 2021, il 40% dei lavoratori americani sia licenziato, in  quanto sostituito dai robot: percentuale destinata a salire al 47% al 2025; cosa che, secondo altri studi, avverrebbe anche in Gran Bretagna, col 35% di lavoratori a rischio entro il primo quarto di secolo, con una media del 57% nei Paesi OECD e addirittura del 77% in Cina.

Robot al posto degli uomini e delle donne impegnati in lavori ripetitivi? In quali settori principalmente?

 Il loro impiego è generalizzato, e mette a rischio tutti quei mestieri dove non c’è interazione umana, empatia.

Queste allarmistiche previsioni riguardano anche l’Europa?

 Nei Paesi Ocse, a fronte di un incremento dei posti di lavoro in questo settore di 2 milioni,  in altri comparti verrebbe spazzata via tanta occupazione di esseri umani in carne e ossa, fino a 7 milioni di persone. L’allarme viene da lontano: Wassily Leontief, premio Nobel per l’Economia nel 1973, già oltre trent’anni fa metteva in guardia sul processo graduale di robotizzazione, origine di gravi problemi di disoccupazione.

L’intelligenza artificiale rischia dunque di mettere KO quella naturale? Ma può considerarsi un’intelligenza creativa?

 Il rischio c’è ma dipende tutto da noi. Quanto alla creatività si sono raggiunti alti livelli  come dimostrano alcuni risultati conseguiti  in Usa da programmi intelligenti  che hanno inventato  6 brevetti. Il tema è ben presente anche da noi. A Pisa nel dicembre 2014 è stato realizzato un panel dedicato proprio a questo argomento: l’Intelligenza Artificiale Crea o Distrugge lavoro? Il Future Life Institute ha pubblicato una lettera aperta, sottoscritta da moltissimi ricercatori per promuovere l’analisi e sollecitare la presa di responsabilità sugli impatti che queste tecnologie possono avere sull’umanità.

L’allarme dunque va preso sul serio. Ma come affrontare il problema: non credo proprio attraverso nuove forme di luddismo?

No, ma se non si interviene per modificare le tendenze in atto, potremmo trovarci in presenza di devastanti  proteste sociali. Il problema, sotto il profilo culturale, economico e sociale è che già oggi siamo in presenza  di enormi disuguaglianze sociali, di una crisi che molti ricercatori indicano nel  modello economico attuale ( l’unico rimasto) che non ha precedenti, e che ha effetti anche sulla democrazia, come sostiene Noam Chomsky in Requiem for the American Dream. Certo, il  problema non nasce con l’Intelligenza Artificiale, ma  è costituito da una crisi finanziaria che trae le sue origini da un modello che ricerca il profitto anziché il benessere come obiettivo primario. Negli ultimi 15 anni la produttività nelle imprese è aumentata, ma il numero di addetti è costantemente diminuito. Oggi è rimasto un unico modello economico, quello basato sul capitalismo e sul libero mercato. Il fatto che sia unico non vuol dire però che sia corretto. Chiunque studia l’evoluzione sa che quando un modello rimane unico (come oggi accade) è destinato all’estinzione. Porta agli stessi problemi che nascono dalle unioni fra consanguinei, alla mancanza di biodiversità.

Tornando all’ Intelligenza Artificiale, non ritiene che il suo limite invalicabile sia da ricercarsi proprio nella mancanza di umanità, di sentimenti, di fantasia, di un cuore?

Sì, certo, l’ho già detto, l’I.A. manca di empatia, ed inoltre non è generalista, è specializzata solo nel campo in cui quella data macchina o robot è stato programmato. E comunque, se siamo intelligenti dovremmo essere capaci di utilizzare (allearci con) macchine intelligenti in modo da massimizzare la possibilità di sopravvivenza comune e migliorare le nostre condizioni di vita, imparare di nuovo e meglio a integrarsi nell’ecosistema. L’Intelligenza Artificiale può aiutarci e suggerirci come modificare il modello economico. La crisi economica, l’impatto ambientale, l’aumento della popolazione (che sta frenando, ma è ancora in crescita), le diseguaglianze sociali (l’1% della popolazione detiene una quantità di ricchezza pari a quella dal rimanente 99%) suggeriscono la necessità di studiare un nuovo modello. Le macchine non sono ancora intelligenti, in senso lato (general intelligence), ma possono esprimere comportamenti intelligenti in molti campi. Dandoci contributi importanti.

All’incontro fiorentino numerosi gli interventi interdisciplinari tra cui quelli di Derrick de Kerckhove, direttore scientifico di Media Duemila, Amedeo Cesta, presidente dell’AIIA, Nicola Costantino, Amministratore Unico dell’Acquedotto Pugliese, Luigia Carlucci Ajello, già Direttore del Dipartimento di Ingegneria Informatica Automatica e Gestionale ‘A. Ruberti’ della ‘Sapienza Università di Roma’,; Roberto Pirrone, Professore associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni all’Università di Palermo, Paolo Cardoso, psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico e psicologo del lavoro e il piccolo robot Nao, il piccolo robot amico, compagno di giochi, assistente, ricercatore e oggetto interattivo, la mascotte dell’incontro fiorentino.

 

 

 

Commenti

Condividi.

Sull'autore