giovedì, giugno 29
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Rilanciare la bici nel nome di Bartali

A colloquio con Lisa, nipote del campione, 'Giusto tra i Giusti' celebrato nel mondo e dal prossimo Giro d’Italia
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“Due cose  mi stanno a cuore: dare visibilità al Museo che porta il nome del nonno, in quanto  costituisce un grande collegamento tra sport e storia e fare in modo che anche a Firenze, che è la mia città,  si possa sviluppare  quella che è stata definita civiltà della bici, ovvero vivere in modo diverso dall’attuale la mobilità urbana”.  Il nonno di cui la giovane Lisa Bartali parla è Gino, una leggenda dello sport e dell’impegno civile e umanitario. Da poco  tempo Lisa ha aperto un suo blog (biciclettami.it)  nel quale trasmette tutta la sua passione per la bici, per il ciclismo inteso come sport ma soprattutto come mezzo di locomozione che non produce inquinamento e fa bene alla salute.  “È una cosa che sento moltissimo, perché molte delle nostre città, nate a misura d’uomo, si sono trasformate  in camere a gas o circuiti automobilistici, per la presenza e l’uso spregiudicato del mezzo che provoca non pochi incidenti e danni alle persone. Diversamente da quanto avviene in altri paesi europei. E perché da sempre uso la bicicletta, e da sempre mi trovo di fronte a grandi pericoli. È anche questo il mio modo di onorare la memoria del nonno, che il mondo ammira non solo per le sue grandi imprese sportive, ma anche per il suo impegno umanitario a favore degli ebrei”.  

È dal 23 settembre del 2013 che il suo nome figura tra i Giusti dello Yad Vashem  di Gerusalemme, e anche nei cimiteri israeliti di  alcune città, tra cui quello della sua Firenze, in Via Trento, negli Orti del Parnaso ( proprio in questi giorni la  targa in suo onore è stata sfregiata da vandali:  “Un atto vile che non può passare sotto silenzio e che condanniamo con forza. La targa a lui dedicata tornerà presto a risplendere”. Questa la reazione degli assessori comunali   Andrea Vannucci e Sara Funaro ).  Alla sua azione umanitaria è stato  attribuito  il salvataggio di 800 ebrei.  Durante l’occupazione nazista dell’Italia (iniziata nel settembre 1943) lui, devoto cattolico, fece parte di una organizzazione per il salvataggio di Ebrei organizzata dal Rabbino Nathan Cassuto e dall’Arcivescovo di Firenze cardinale Elia Angelo della Costa (che era già stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni). Questa rete ebraico- cristiana nata in seguito all’occupazione Tedesca e all’inizio della deportazione degli Ebrei, salvò centinaia di Ebrei Italiani ed Ebrei rifugiati giunti da territori che erano stati posti sotto il controllo italiano, soprattutto dalla Francia e dalla Jugoslavia.
Gino Bartali nell’organizzazione aveva il ruolo del corriere, nascondendo documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli tra una città e l’altra, da Firenze ad Assisi e a Roma, mentre si allenava. Consapevole di rischiare la vita per salvare Ebrei, Bartali consegnò documenti falsi a molte persone, tra cui il Rabbino Cassuto. Ma Bartali, mettendo a rischio la famiglia, nascose nella cantina di casa, anche famiglie di ebrei. Ma lui non se ne è mai fatto vanto, per questo la storia ha cominciato ad emergere  egli anni 80-90.

Nel suo blog, Lisa riporta al riguardo una intervista fatta a padre Luigi, il quale ricorda:  «il babbo liquidò tutta questa storia, sulla quale successivamente sono stati scritti decine di libri, dicendo semplicemente:“il bene si fa ma non si dice, altrimenti se uno lo dice per vanto non ha nessun valore…» Son le stesse parole riportate per la prima volta nel libro ‘La leggenda di Bartali’. E se il nonno Gino fosse ancora qui, come reagirebbe a tutto questo gran parlare delle sue imprese eroiche? “Non credo che gli avrebbe fatto piacere tutta questa pubblicità. Le sue azioni erano genuine e senza secondi fini. Provenivano dal cuore, non certo per farne vanto. Alla luce dei fatti, non si può negare che, un gesto così coraggioso compiuto da un campione riconosciuto e amato a livello mondiale, possa suscitare grandi emozioni e stupore. Chi ne è colpito inevitabilmente si adopera nel diffondere la notizia della sua impresa. In un’epoca, la nostra, in cui di valori in cui credere ne sono rimasti pochi. Quanto al Museo”, mi dice Lisa, “non fu un’iniziativa del nonno, però ne fu onorato e decise di donare molti dei suoi effetti personali e biciclette all’Associazione Amici del Museo Gino Bartali. Per mio padre il Museo che conserva oggetti importanti appartenuti al nonno, rappresenta una parte di lui e della sua vita. E anche di me”.

Il Museo conserva molti cimeli ( biciclette, maglie, trofei, ritagli di giornale e immagini  di film e tv) che raccontano la sua vita, le imprese di un grande campione ( vincitore di 2 tour de France e 3 Giri d’Italia), un campione che nella sua vita percorse 600.000 chilometri tra gare e allenamenti, ovvero 15 volte il giro della Terra lungo l’Equatore,  eh sì,  questa è la ‘strada che Gino ha nei suoi sandali’ ( come canta Paolo Conte)  l’intramontabile campione. E racconta, il Museo, anche tanta storia del ciclismo e della bicicletta.  

Chiedo a Lisa: so che il museo ha avuto vita difficile, oggi qual è la situazione?

Adesso il Museo è gestito dal Comune di Firenze, che si è accordatosi con l’Associazione Amici del Museo Gino Bartali.  Ad esso è assegnato il personale di custodia, E’ aperto tre giorni la settimana ( venerdì, sabato e domenica, con orari limitati), e da quando è inserito nel sito dei musei comunali, qualche turista si distacca dai gruppi in visita a Firenze e viene a vederlo. Ultimamente si è registrata la presenza di turisti  inglesi e turchi. Si potrebbe fare di più per la sua promozione, ad esempio nei confronti delle scuole.  Già delle scolaresche  l’hanno visitato. Io col mio blog faccio del mio meglio. E devo dire che da quando si è diffusa la notizia della presenza   del nonno tra i Giusti dello Yad Vashem, l’interesse verso la sua figura è cresciuto tantissimo. Particolarmente in America. Eventi benefici in bicicletta in suo nome si sono svolti a New York, in un film-documentario Italian Secret,  si è parlato di lui, ovunque c’è interesse.

Lisa, parlami invece della tua passione per il ciclismo urbano, come nasce e quale contributo stai dando alla “causa”?

Da sempre mi sono mossa i  bicicletta, per andare  da casa in piazza Elia dalla Costa al lavoro in centro, in una azienda di moda ( che ora, purtroppo,  ha chiuso),  e ora dalla nuova casa che sono andata ad abitare  dopo le nozze per andare ovunque.  Firenze è una città  di medie dimensioni, l’eccessivo   traffico automobilistico la  soffoca. E diventerà ancora  più complicato con l’attuazione delle prossime due linee  della tranvia.  Ciò dovrebbe incrementare l’uso della bicicletta. Ma qui, come in tante altre città italiane, le politiche in favore della bici sono arretrate rispetto a ciò che da molti anni hanno fatto in varie città europee In Belgio, Olanda, Germania, ove il 50% della  mobilità urbana è affidata alle due ruote. Le piste ciclabili non hanno continuità, si frammentano, spariscono e il ciclista è costretto a tornare sulla strada, con i rischi che ciò comporta, o sul marciapiede, con i rischi per i pedoni. C’è un progetto per far scorrere le piste lungo l’Arno, addirittura fino a Pontassieve, ma al momento è solo un progetto. Occorre una politica globale, che preveda più piste, più rastrelliere, più informazione e anche l’introduzione del bike-sharing, sistema che altrove esiste. Nel mio blog sto cercando di fornir più informazioni possibili, utili ai ciclisti.

Che tipo di informazioni?

Ad esempio, quante e dove si trovano le officine di riparazione. Ho condotto una inchiesta per individuarle ( non sono nei siti web), come incatenare le bici durante la osta in modo da impedirne il furto ( i ladri di biciclette son tornati di moda da alcuni anni!), io uso addirittura tre catene e tre lucchetti, dove poterle noleggiare. E altro ancora.. Penso che le politiche comunali dovrebbero favorire l’uso urbano della bicicletta che dovrebbe integrarsi con il mezzo pubblico,magari aumentando il numero delle bici che si possono far salire sugli autobus o la tran via ( al momento ci sono solo 2 posti a loro riservati). Sto facendo del mio meglio ma vedo che la gente manifesta interessa.  Ciò che faccio lo faccio per affetto:  verso il Museo e verso la bici.

Il Mese di Maggio sarà tutto dedicato a tuo nonno, Gino Bartali.

Sì, ad esse sto dedicando quasi tutto il mio sito  biciclettiamo.it . Spero  proprio che da questo di maggio, da questa serie di eventi, possa maturare qualcosa di importante sia per il Museo che per il ciclismo urbano, quello di tutti giorni, che riguarda  la mobilità e la qualità della vita di tante persone.   

 

Quanto alle manifestazioni  in programma, quasi tutte toccheranno Ponte a Ema,  il paese natale di Bartali, dove si trova il Museo del Ciclismo a lui intitolato e che sorge proprio davanti alla casa natia, ancora intatta, nel comune di Bagno a Ripoli, a due passi da Firenze.  Sono manifestazioni popolari: alcune promosse dal Quartiere 3, altre degli organizzatori del Giro d’Italia. È un  calendario intenso che  si apre il 5 maggio, 17 anniversario della scomparsa dell’intramontabile  con una Messa nella Chiesina di Ponte a Ema, proseguirà l’8 con inaugurazione a Firenze di una mostra fotografica (il mito di ferro), il 13 pedalata  dal Piazza Duomo  con sosta alla Sinagoga, alla casa di Bartali in piazza Elia Dalla Costa e arrivo al Museo del Ciclismo a Ponte A Ema ove avverrà la rievocazione della consegna della pergamena “Giusto tra le Nazioni”  perché proprio al Museo è conservato l’originale.

All’incirca 15 km di percorso. La “Staffetta”, organizzata da UISP, ripercorre simbolicamente le gesta eroiche di Bartali, il 14  Mostra-Mercato con vendita all’asta di biciclette recuperate e restaurate dai ragazzi, e il 17 partenza della tappa del Giro ciclistico d’Italia. Quest’anno  gli organizzatori hanno pensato di  rendere omaggio sia a Coppi che a Bartali facendo passare due tappe della grande corsa da Castellania ( paese natale di Fausto) e da Ponte a Ema. Qui giungeranno scendendo dal piazzale Michelangelo, dove Gino Bartali si fermava sempre per ammirare la città che tanto amava. “Al ritorno”, scrisse, “invece di prendere il Viale dei Colli, spesso tagliavo su per l’Erta Canina, una strada stretta e ripida con una pendenza del 18%. I nostri percorsi erano sempre più lunghi del necessario”. Il giro partirà proprio davanti al Museo, Il 27 e 28 maggio il G.S. Misericordia del Galluzzo organizza ‘La Certosina’. Il sabato pedalata con visita al Museo e il giorno dopo la Ciclostorica. “Ben vengano Maggio e”, conclude Lisa, “una gran festa per il paese, come nel 2005 quando  fu addobbato di bandiere e drappi rosa!”

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