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Rifiuti: questi sconosciuti

Ambizioni europee, tutela penalistica nell’ordinamento italiano e escamotages legislativi

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A un anno di distanza dal ‘pacchetto’ UE sull’economia circolare, la Commissione ha rivolto al Parlamento e al Consiglio europei un sollecito invito a produrre proposte normative in materia di rifiuti in linea con la ‘Dichiarazione comune sulle priorità legislative del 2017‘. Secondo quanto dichiarato da Frans Timmermans, responsabile per lo sviluppo sostenibile alla Commissione europea, la progettazione eco-compatibile ha raggiunto la fase avanzata, con la previsione di una nuova piattaforma di sostegno finanziario, in sinergia con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), per le imprese che investiranno nella transizione al sistema circolare, iniziando dalla conversione dei rifiuti in energia.

Il 2 dicembre 2015, con la comunicazione ‘L’anello mancante : un piano d’azione europeo per l’economia circolare‘, la Commissione adottava un insieme di misure strategiche, con le relative tempistiche, per ambiti specifici di intervento. Essi riguardano la progettazione ecologica, modelli di consumo più sostenibili, lo sviluppo di mercati delle materie prime secondarie (sostanze industriali di scarto, in un primo tempo «rifiuti», soggette a un’operazione di recupero e riutilizzo) e, in termini prioritari, la gestione dei rifiuti.  Oggetto di specifiche Direttive, in parte modificate dal Piano, i rifiuti sono il referente di varie sotto-discipline : imballaggi, discariche, pile e accumulatori, veicoli fuori uso, scarti elettrici ed elettronici, oltre alla Direttiva-quadro 2008/98 CE. Quest’ultimo provvedimento fornisce agli Stati-membri i principi di riferimento in materia di rifiuti e, come vedremo, struttura il ragionamento della giurisprudenza italiana in merito alla nozione stessa di ‘rifiuto’. Dopo aver stabilito una serie di azioni con priorità decrescente (prevenzione affinché una sostanza o un prodotto non diventino «rifiuto», riutilizzo, riciclaggio, recupero a scopo di utilità, come produzione di energia, impiego nell’agricoltura, smaltimento), esso dispone una serie di principi : la responsabilità dei costi di gestione da parte del produttore, estesa agli eventuali prodotti restituiti e ai rifiuti derivanti dal loro utilizzo, modalità di prevenzione, trattamento, riciclaggio e ispezione per le autorità nazionali. Obiettivi generali della Direttiva sono la «tutela dell’ambiente e della salute umana».  

Nel marzo 2016, la Commissione ha poi adottato un Regolamento volto ad agevolare l’accesso al mercato unico dei concimi organici e ricavati dai rifiuti. I nuovi fertilizzanti ottenuti dovrebbero comportare – nel rispetto degli standard di sicurezza, qualità ed etichettatura – una riduzione della quantità di rifiuti prodotti, del consumo di energia e del danno ambientale. Altri obiettivi del pacchetto interessano la riduzione dei rifiuti alimentari (dimezzati entro il 2030), azioni per il riutilizzo delle acque reflue e una strategia di intervento sulle materie plastiche, ossia sulla loro tossicità, biodegradabilità e possibilità di riciclo (pensiamo soprattutto al marine litter, oggetto dell’audizione al Parlamento europeo di Legambiente e del Kyoto Club, tenutasi a inizio febbraio). La copertura finanziaria prevista è di 5,5 miliardi di euro provenienti dai fondi strutturali e supera i 650 milioni di euro del Programma Orizzonte 2020.  

Tutti questi obiettivi, riuniti, prendono il nome di «eco-innovazione» e interessano, in un’economia non più ‘lineare’, l’intero processo produttivo di beni e servizi, non unicamente il settore delle eco-industrie.  Oltre ai risparmi per le imprese europee fino all’8% del loro fatturato, sarebbero creati nuovi posti di lavoro e si avrebbe una riduzione delle emissioni di carbonio stimata a 450 milioni di tonnellate all’anno.

Il quadro giuridico italiano in materia ambientale risulta ancora dispersivo, se soltanto pensiamo che il primo «Testo unico» (TUA) è stato introdotto con il D. Lgs. N. 152/2006.  Peraltro, guardando al sistema penale, il primo delitto contro l’ambiente, rubricato ‘Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e confluito nel TUA (Art. 260), è stato introdotto nel 2001 dalla Legge n. 93. La norma punisce chiunque, anche il singolo, incorra in un’ attività di gestione dei rifiuti «organizzata» (in qualunque sua fase : cessione, ricezione, trasporto, importazione o esportazione) al fine di conseguire un ingiusto profitto. Tale disposizione costituisce un importante strumento di lotta contro gli eco-reati, prevedendo pene rilevanti (reclusione da 1 a 6 anni, 8 in caso di rifiuti ad alta radioattività) e un ampio spettro di mezzi investigativi, comprese le intercettazioni ambientali e telefoniche. Tuttavia, una disciplina più organica dei reati ambientali è entrata in vigore solo nel 2015, con la Legge n. 68, che introduce nel Codice penale cinque nuovi delitti : «Inquinamento ambientale», «Disastro ambientale», «Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività», «Impedimento del controllo» e «Omessa bonifica».  Si tratta di condotte tutte punibili, diversamente dal primo delitto sopra citato, anche a titolo di colpa (cioè per negligenza, imprudenza o imperizia del soggetto).

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