mercoledì, settembre 19

Richard Gordon: scompare un altro esploratore lunare Non toccò mai il suolo lunare perché fu deciso di tagliare prematuramente il programma che ha reso la NASA uno degli enti più visibili sulla Terra

0

Qualche giorno fa, a 88 anni si è spento Richard Gordon, membro dell’equipaggio di Apollo 12, la seconda missione umana sulla Luna. Il lancio avvenne il 14 novembre 1969 dal Kennedy Space Center in Florida e lui rimase a bordo del modulo di comando Yankee Clipper, aspettando in una quarantina di orbite che Alan Bean e Charles Conrad passeggiassero sulla superficie dell’Oceanus Procellarum e per quanto la Nasa gli avesse promesso un secondo viaggio con il ruolo di comandante della missione Apollo 18, lui non toccò mai il suolo lunare perché fu deciso di tagliare prematuramente il programma che ha reso l’agenzia americana uno degli enti più visibili dagli abitanti del pianeta Terra.

E così, è il nono astrolunare che muore; il 16 gennaio di quest’anno si è spento a Houston Eugene Cernan della missione Apollo 17, l’ultimo astronauta ad aver calpestato la Luna. Ne restano in vita altri nove, tutti ormai in età molto matura. Ultimi emblemi di una grande epopea dell’America post guerra. È vero, Richard F. Gordon Jr. ha solo pilotato il modulo orbitante mentre il suo equipaggio ha esplorato accuratamente la zona della Luna designata dagli scienziati, ma questo non sminuisce minimamente un ruolo pieno di significati.

La sua carriera è stata simile a quella di tanti compagni di avventura. Pilota della US Navy, fu vincitore della Bendix Trophy Race con un volo da Los Angeles a New York nel 1961, una delle tradizionali competizioni aeronautiche americane, fissando un record di velocità di 869,74 miglia all’ora, a bordo di un McDonnell Douglas F-4 Phantom II; fu scelto per il terzo gruppo di astronauti di Nasa nel 1963, partecipando alla missione Gemini 11 nel 1966 con Conrad, che il 19 novembre 1969 fu il terzo uomo a mettere piede sulla Luna.

Apollo 12 fu una missione importante, meno plateale della precedente anche perché a bordo della sua struttura era stata montata una telecamera a colori, anziché quella monocromatica che aveva avuto in dotazione l’Apollo 11, ma per una falsa manovra di Bean la macchina da presa fu fissata sul lander contro la luce diretta, distruggendo la superficie sensibile del tubo da ripresa sottovuoto Vidicon, così che la copertura televisiva dell’evento venne interrotta appena qualche secondo dopo lo start. Narriamo questi episodi con l’emozione di aver vissuto la storia, con la consapevolezza di averla sostenuta e di averla considerata già allora un pezzo del cambiamento epocale dell’era attuale.

Sono in molti ancora a chiedere a cosa sia servito andare sulla Luna sottolineandone gli sprechi economici a cui si sottopose l’America. Noi tralasciamo le risposte e ci domandiamo a nostra volta quanto costa concretamente l’ignoranza e come si fa a non comprendere che il peggior nemico dell’uomo sia stato da sempre il regresso ottuso imposto da dinastie conservatrici e retrograde. Noi oggi scontiamo il fatto che proprio a causa di aver trascurato alcuni aspetti della formazione umana e tra tutti l’apprendimento sistematico dell’amministrazione della cosa pubblica – specie in talune regioni del Vecchio Continente – si stanno frantumando importanti princìpi della vita democratica, lasciando nelle mani di poche e malsane organizzazioni il destino delle generazioni future. E sorte analoga è toccata alla scienza e agli investimenti tagliati per l’alta tecnologia. Il paragone sembra troppo spinto? No, riteniamo proprio di no.

Quando il 25 maggio 1961 il presidente americano John Kennedy annunciò in uno storico messaggio al Congresso che gli Stati Uniti erano intenzionati a portare un proprio uomo sulla Luna entro il decennio, cosa che effettivamente avvenne nel luglio del 1969, nelle intenzioni di chi guidava il Paese c’era una deriva evolutiva intenzionata a spostare l’attenzione politica e economica da un forsennato e pericolosissimo riarmo a una pari competizione di forza e tecnologia ma senza un’affezione rigorosamente aggressiva. I nostri lettori tra qualche riga avranno chiaro quanto stiamo sostenendo. Ma prima ci sembra opportuno ricordare che lo stesso capo della Casa Bianca, il 12 settembre 1962 si chiese retoricamente in un pari memorabile discorso alla Rice Univerity di Houston: «Perché la Luna? Perché sceglierla come nostro traguardo? Ci si potrebbe chiedere anche: perché scalare la montagna più alta? Perché 35 anni fa è stato sorvolato l’Atlantico?» avendo per altro la risolutezza di aggiungere: «Abbiamo deciso di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre».

Da un’eloquente postazione mediatica a nostra volta ci domandiamo: qualche capo di governo in questo momento sarebbe capace di pronunziare parole così incisive, prendendo anche con l’istituzione rappresentata poi la responsabilità di mantenere quanto promesso? Ogni tanto, guardare fuori di casa può servire a riposizionare le proprie barre di comando per rendere la navigazione di uno vascello più adeguata ai mari in cui veleggia!Ma torniamo a cosa ha rappresentato la pedata lunare assestata dagli americani alla fine degli anni Sessanta, primeggiando tecnologicamente contro gli antagonisti sovietici.

Nel languore di una competizione non armata tra le grandi potenze, l’amministrazione Trump poco dopo il suo insediamento ha presentato una vision di creare un’ulteriore falange armata al di fuori dell’atmosfera terrestre nell’ambito della difesa spaziale. Un piano in netto contrasto rispetto a quello del suo predecessore irlandese. Ma la scorsa settimana il Congresso ha sovvertito sostanzialmente le intenzioni del Tycoon e per adesso il temibile Space Corps dal costo di 692 miliardi di dollari non avrà seguito. Deluso il presidente del Committee on Armed Services, il texano William MacThornberry, che aveva auspicato un ramo militare separato per dare agli Stati Uniti una posizione di superiorità ripetto agli storici avversari Russia e Cina nel dominio in continua evoluzione degli armamenti spaziali. Amareggiato anche il capo della sottocommissione delle forze strategiche Mike Rogers, propositore del progetto che alla decisione parlamentare ha ribadito il sogno di una forza armata necessaria per la prossima frontiera di guerra.

Lasciamo a chi ci segue il giudizio su queste posizioni e sui cambiamenti della politica spaziale, ricordando però che esistono ad oggi dei trattati internazionali che escludono ogni aggressività al di fuori degli spazi extraterrestri e la storia ci ha insegnato che si può indirizzare qualunque volano industriale anche su altre traiettorie che non siano quelle di esclusiva matrice militare, garantendo comunque ritorni occupazionali e trasversali senza cercare a tutti i costi delle posizioni minacciose.

Chiudiamo tornando con il pensiero sulla Luna con una nota di malinconia del capo della Nasa Robert Lightfoot: «Dick Gordon sarà ricordato con favore come uno dei manifesti più audaci della nostra nazione, un uomo che ha unito le proprie capacità a quelle dell’America».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore