mercoledì, settembre 19

Repubblica Ceca: un Governo di difficile coesistenza Con Angela Di Gregorio (Università di Milano) parliamo del nuovo Governo di Praga: Babiš, socialdemocratici, comunisti

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Dopo il voto dello scorso ottobre, il Governo della Repubblica Ceca ha finalmente ottenuto la Fiducia del Parlamento. Ci sono voluti quasi nove mesi per arrivare a questo punto e il risultato è un Governo di minoranza che, per chi non conosce le dinamiche del Paese, può sembrare bizzarro.

Si tratta di un Governo di coalizione in cui il ruolo principale sarà giocato dal partito del Primo Ministro, Andrej Babiš. Babiš, già Ministro delle Finanze nel precedente Governo, è un imprenditore milionario che, nel 2012, ha fondato un suo partito di atteggiamento moderatamente populista e di politica liberista vagamente euro-scettica: la Akce Nespokojených Občanů (ANO: Azione dei Cittadini Insoddisfatti; ma ‘ano‘, in ceco, significa anche ‘sì’).

A fianco di Babiš, come alleato minoritario ci sarà il Česká Strana Sociálně Demokratická (ČSSD: Partito Socialdemocratico Ceco) di Jan Hamáček, il più antico partito del Paese (fondato nel 1878 quando la Boemia era ancora sotto il dominio austriaco) che, dopo aver guidato il precedente Governo, ha subito un fortissimo ridimensionamento nelle ultime elezioni.

La novità più importante, però, è che, non avendo abbastanza voti per ottenere la Fiducia, la colazione tra ANO e ČSSD ha accettato l’appoggio esterno del Komunistická Strana Čech a Moravy (KSČM: Partito Comunista di Boemia e Moravia) di Vojtěch Filip, erede del vecchio Komunistická Strana Československa (KSČ: Partito Comunista Cecoslovacco). Dalla caduta del Blocco Sovietico, che fu seguita in Cecoslovacchia dalla Rivoluzione di Velluto, nel 1989, i comunisti erano stati esclusi da tutti i Governi, pur mantenendo un consenso piuttosto alto nel Paese. Con l’accettazione, da parte del nuovo Governo, dell’appoggio esterno del KSČM cade un punto fermo degli ultimi trent’anni di politica ceca: il patto tra tutti i partiti nati (o rinati) dopo l’uscita della Cecoslovacchia dall’orbita sovietica per escludere i comunisti dal Governo.

Come si può vedere, si tratta di un’alleanza che potrebbe risultare strana sotto diversi punti di vista, primo tra tutti quello riguardante il rapporto tra la Repubblica Ceca e l’Unione Europea. Se ANO ha una politica tendenzialmente contraria all’evoluzione della UE in chiave politica, il ČSSD fa parte del gruppo dei Socialisti Europei e, in linea di principio, dovrebbe essere favorevole ad una maggiore integrazione europea; i comunisti dello KSČM, infine, sono decisamente euro-scettici. Come si porrà, dunque, il nuovo Governo di Praga nei confronti della UE? Quale sarà il suo ruolo all’interno del cosiddetto Gruppo di Visegrád (di cui la Repubblica Ceca fa parte assieme a Polonia, Ungheria e Slovacchia)? E quale sarà il rapporto di Praga con quei gruppi politici e quei Governi che, in tutta la UE, spingono per  politiche sempre più nazionalistiche?

Per tentare ci fare chiarezza su questi punti, abbiamo parlato con la Professoressa Angela Di Gregorio, del Dipartimento di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università di Milano.

 

Come può essere collocato politicamente Andrej Babiš? Quale è il programma di ANO?

Andrej Babiš è un imprenditore e viene considerato il secondo uomo più ricco della Repubblica Ceca. Qualche anno fa h fondato questo movimento, Akce Nespokojených Občanů (ANO: Azione dei Cittadini Insoddisfatti), che, dal punto di vista politico, in realtà non ha una piattaforma ideologica ben chiara e viene inquadrato, in maniera un po’ generica, nell’ambito dei populisti: è un partito di Centro-Destra, fondato da un imprenditore che si potrebbe un po’ collocare tra i nostri Forza Italia e Movimento 5 Stelle, se proprio si dovesse fare un paragone. È un partito che è già stato nella coalizione di Governo precedente, sempre con i socialdemocratici, anche se a parti invertite: i socialdemocratici erano il partito di maggioranza relativa e loro erano i junior partner della coalizione; adesso invece questo partito ha la maggioranza relativa.

L’alleanza che compone il nuovo Governo ceco è piuttosto bizzarra: come si possono comporre le differenze tra ANO, ČSSD e KSČM?

Dal punto di vista del sistema politico ed elettorale della Repubblica Ceca, la situazione è molto frazionata; noi non stiamo parlando di forze predominanti, bensì di maggioranze relative: è chiaro che, dal momento che esiste un sistema elettorale proporzionale con uno sbarramento al 5%, si è sempre venuta a creare, anche negli anni scorsi, un grande frazionamento delle forze politiche; infatti, non è la prima volta che bisogna attendere quasi un anno dalle elezioni politiche per riuscire a formare un Governo che riesca ad ottenere la maggioranza. La situazione attuale, quindi, non è una novità ed è già avvenuto in passato che si sia atteso molto tempo e si sia passati per negoziazioni molto faticose ed estenuanti per poter trovare, di solito, due partner minori per fare una coalizione insieme ad un partito di maggioranza relativa. Questo fa sì che si annacquino le appartenenze politico-ideologiche e si creino dei Governi di coalizione tra forze anche non omogenee: ci sono stati anche casi di cosiddetta ‘grande coalizione’ tra socialdemocratici e cristiano-democratici, cioè i principali partiti rispettivamente di Centro-Sinistra e Centro-Destra.

La novità attuale è che, dopo tanti mesi di negoziazione, è che i comunisti, che dal 1989 in poi sono stati sempre la terza o quarta forza politica, hanno dato l’appoggio esterno a questo Governo di minoranza. Questa è una cosa assolutamente nuova, per la scena politica ceca post-comunista, perché finora aveva sempre avuto applicazione la cosiddetta Conventio ad Escludendum: il Partito Comunista di Boemia e Moravia, erede del vecchio Partito Comunista Cecoslovacco, è legittimato ad essere presente in Parlamento, ma non potrà mai far parte, neanche con l’appoggio esterno, di una coalizione di Governo. Si è quindi rotto un tabù, infatti tra ieri e oggi, su tutti i quotidiani cechi, si parlava di un ritorno dei comunisti al potere dopo tanti anni: in realtà non è così, dato che si tratta di un appoggio esterno, di poco più di dieci voti.

A parte questa novità, la maggioranza non è particolarmente strana, dato che ANO e i socialdemocratici, che non c’entrano con i comunisti perché non derivano dal vecchio KSČ, hanno già governato insieme nella precedente Legislatura, assieme ad una terza forza liberale. Da questo punto di vista, quindi, non c’è una grande novità; c’è però l’appoggio esterno dei comunisti che, seppure senza entrare nel Governo, hanno dato questi voti necessari per ottenere la Fiducia: la Costituzione prevede che il Voto di Fiducia venga dato dalla maggioranza dei presenti, quindi con la cosiddetta maggioranza semplice. È chiaro che, anche se non c’è stato un vero e proprio accordo di Governo con i comunisti, che non ottengono Ministeri, ci sarà certamente stato un accordo, seppure non esplicitato, su una serie di politiche. L’influenza di questi comunisti che appoggiano il Governo dall’esterno in qualche modo si farà sentire: si parla, ad esempio, di riforma delle pensioni o di altre riforme che hanno a che fare con lo Stato Sociale.

Considerando l’appartenenza del ČSSD al gruppo dei Socialisti Europei e il tendenziale euro- scetticismo di ANO, come si pone il nuovo Governo nei confronti della UE?

Nelle sue dichiarazioni, Babiš, che in realtà è già un Premier incaricato dal mese di dicembre (il Governo esisteva già, privo di Fiducia, dal dicembre scorso), ha assolutamente dichiarato la sua fedeltà euro-atlantica; il nuovo Primo Ministro, infatti, ha addirittura dichiarato che eventuali pressioni da parte dei comunisti per un irrigidimento eccessivo delle politiche europee non avrebbero avuto esiti positivi. Formalmente, quindi, Babiš continua a riferirsi all’appartenenza all’Unione Europea come ad un fatto assodato: non ho visto dichiarazioni preoccupanti da questo punto di vista.

Quale potrebbe essere, nel prossimo futuro, il rapporto tra Praga e il Gruppo di Visegrád?

Secondo me bisogna fare una distinzione perché Repubblica Ceca e Slovacchia, da un lato, e Polonia e Ungheria, dall’altro, hanno tipologie diverse di Governo: in Ungheria e in Polonia sono al Governo Destra ed Estrema Destra, con nessuna partecipazione delle forze di Centro-Sinistra che in Ungheria sono molto deboli in Parlamento e, in Polonia, non sono addirittura rappresentate per nulla; sia nella Repubblica Ceca che nella Slovacchia, invece, ci sono Governi di coalizione (in entrambi i casi ci sono sistemi proporzionali con un numero elevato di partiti) di cui fanno parte forze di Centro-Sinistra. Anche se le tendenze populiste ci sono, quindi, i partiti più euro-scettici sono fuori dalle compagini dei Governi cechi e slovacchi. Tra i Paesi di Visegrád esistono però delle convergenze, ad esempio sulle politiche migratorie, che prescindono dalla politica dei Governi; direi, però, che convergenze di questo tipo esistono anche al di fuori del Gruppo di Visegrád: il panorama della situazione politica, a mio avviso, è molto più variegato della dicotomia tra Gruppo di Visegrád, da un lato, e ‘tutti gli altri’, dall’altro. La differenza, all’interno di questo gruppo di quattro, è che, mentre Polonia e Ungheria sono chiaramente a Destra, Repubblica Ceca e Slovacchia, invece, almeno per il momento non lo sono e hanno posizioni più moderate.

Esistono informazioni su rapporti tra questa coalizione di Governo e la coalizione dell’attuale Governo italiano? In particolare, quale è o quale potrebbe essere il rapporto con la Lega?

Non mi pare siano uscite notizie a riguardo. Ricordo però che, fino a poco tempo fa, Babiš era molto vicino a Silvio Berlusconi, sia dal punto di vista politico che per la storia personale: prima delle elezioni dello scorso ottobre, che hanno portato nella Repubblica Ceca alla vittoria di ANO, la Stampa locale parlava del ‘Berlusconi Ceco’. Da quello che si può capire, la politica estera italiana improntata dal Ministro degli Interni, Matteo Salvini, è molto improntata a delle posizioni di tipo conservatore condivise da diverse forze politiche e da diversi Governi europei, anche al di fuori del Gruppo di Visegrád. Per il momento non penso si possa dire altro.

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