martedì, agosto 21

Renzi serve l’ennesima ‘ribollita’ Non si sa dare ragione del perchè tanti elettori non si lascino incantare dal suo libro dei sogni, e la festa del PD diventa la ‘festa della ribollita’

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Pane raffermo, verdure di stagione bollite, ed ecco che tra Pisa, Firenze e Arezzo, vi servono la ‘ribollita’; che sarà gustosa quanto si vuole, e preparata da mani sapienti ed esperte, ma lo dice il nome: ‘ribollita’ è, con pane avanzato e verdura quella che c’è. Ecco, la festa del Partito Democratico per festeggiare i dieci anni del partito la si può comodamente chiamarefesta della ribollita’.
Il segretario del PD Matteo Renzi ha costruito l’evento per poter affermare che il leader è lui, che le primarie della Segreteria del partito lo ha vinte lui; di conseguenza è il candidato per palazzo Chigi, qualora gli italiani a marzo decidano di convogliare i loro consensi sul suo partito e i suoi alleati. Naturalmente il dire di Renzi si capisce: ha il problema di rinverdire una sua leadership, sempre meno riconoscibile e riconosciuta. Giorni fa quando gli hanno trasmesso i risultati di un sondaggio su di lui e le prospettive del gruppo che a lui fa capo, si è lasciato sfuggire con i collaboratori un flebile: ‘Non è possibile’. Renzi, nonostante i rovesci che sono la caratteristica dei suoi mandati, non si sa dare ragione del perchè tanti elettori non si lascino incantare dal suo libro dei sogni e gli voltino le spalle. Proprio non vuole comprendere che per quanto giocoliere di parole, è oggettivamente divisivo quanto Masssimo D’Alema, e oggi è Paolo Gentiloni con Marco Minniti l’immagine vincente del PD, e che i due sono in grado di fare ingoiare al Paese che Renzi neppure si sogna. Al Segretario del PD, inoltre, manca l’appoggio del Presidente della Repubblica Sergio Matterella.
Qui ci si avvicina al punto cruciale.
Quand’anche il PD vincesse le elezioni (e non è affatto detto); quand’anche tutto il PD si accodasse dietro la figura di Renzi (e non è affatto detto), è il Presidente della Repubblica che sceglie la persona più consona cui affidare l’incarico di formare un Governo.

A parte questi ‘particolari’, alla festa del PD si sono registrate vistose assenze. Cosa c’è da festeggiare se mancano all’appuntamento calibri come Romano Prodi, se non ci sono i D’Alema e i Pierluigi Bersani, se esponenti dell’opposizione interna come Andrea Orlando e Michele Emiliano preferiscono essere altrove; se un padre nobile come Giorgio Napolitano non nasconde il suo disappunto, ecco: se accade questo e molto altro; se si è costretti a far ricorso a una vecchia gloria come Walter Veltroni; se il ‘grigio’ Paolo Gentiloni, al termine del suo intervento tutto concretezza e piedi per terra, ottiene più applausi di quello scontatamente volitivo di Renzi, ecco: cosa c’è mai da festeggiare?

Ci si avvia a una pesante sconfitta in Sicilia per novembre (e anche se si ostenta noncuranza costituiranno per tutti una cartina al tornasole), e ci si prepara a una campagna elettorale che sarà al tempo stesso, tra le più noiose, le più combattute, le più importanti, le meno sentite.

Saranno elezioni con un assai poco lusinghiero primato, che registrerà uno scollamento tra istituzioni reali e Paese che rischia di essere incolmabile. Il Titanic affonda, e lassù sul ponte si balla. Ne sono consapevoli che il transatlantico e loro stessi sono perduti. Ma non sono come John Jacob Astor IV che imbarca la moglie nella scialuppa di salvataggio e poi imperturbabile, in compagnia del suo whisky attende l’onda finale. No: gli uomini delpalazzosi illudono, con il loro fare e il loro dire di queste ore, di scamparla. Se siano miopi, o arroganti, o entrambe le cose, lo decida il lettore. Il risultato, ad ogni modo, non muta.

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