sabato, luglio 21

Renzi: rottamatore sulla via della rottamazione Elezioni politiche 2018: sondaggi impietosi, emerge solo quel che non si vuole

0

Si puà cominciare con i sondaggi demoscopici. I risultati echeggiano i versi della famosa poesia di Eugenio Montale:  «…Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Raccolte ed analizzate le risposte degli ultimi sondaggi risulta che almeno il 67 per cento degli italiani non vuole essere governata da una coalizione di centro-destra; al tempo stesso il 72 per cento degli italiani non desidera che al Governo ci sia il Movimento dei 5 Stelle; ma ecco che il 75per cento non ne vuole sapere del Partito Democratico. Per il 93 per cento è indigeribile ilrospocostituito da Pietro Grasso, Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema
Ora è pur certo che i sondaggi van presi con le proverbiali molle. Da troppo tempo sono diventato strumento di contesa politica. E tuttavia qualcosa rivelano, a saperli (e volerli) leggere.
Innegabile, per esempio, che il PD stia attraversando una delle sue fasi più critiche. Cifre impietose: rispetto alle elezioni europee, il partito guidato da Matteo Renzi ha perso circa sedici punti; un buon sei per cento negli ultimi sette mesi. Ipsos parla di crollo, e vaticina come primo il partito di Beppe Grillo, oltre il 29 per cento. Bel risultato, ma non consente di governare da solo. Chi invece sembra avere qualche carta da giocare è il centro-destra, visto che gli si accredita qualcosa intorno al 36 per cento. A sinistra la figura del presidente del Senato Pietro Grasso sembra essereattrattiva‘. La coalizione che guida, Liberi e Uguali, si attesta sul 6,6 per cento. Sufficienti per pesare e contare.
Renzi imperterrito, mostra imperterrito quel suo ottimismo pasticcione ed arrogante che è la sua cifra di sempre. O dispone di informazioni a tutti sconosciute, oppure è vittima di una cecità politica sconcertante. Al PD, ed è un fatto, si vive comunque un’atmosfera da bunker sotto assedio; di mano in mano circolano appunti da cui emerge che quando il partito era guidato da Bersani, nel 2013, la percentuale dei consensi era attestata sul 25,4 per cento; esattamente un punto in più di quanto si stima possa raccogliere il PD rendiamo oggi.
Anni dirottamazione‘ a quanto pare sono sopratutto serviti arottamareil partito stesso, e i ‘rottamanti’. Per fare un solo esempio: quella che un tempo era la più invidiata del giglio fiorentino, Maria Elena Boschi, si trova ora al centro di un imbarazzante empasse: quasi certamente non sarà candidata nel collegio ‘naturale’ di Arezzo, per le troppe polemiche attorno alle vicende di Banca Etruria; ma non si riesce a trovare un collegio sicuro dove ‘piazzarla’ senza scontentare dirigenti e militanti locali, giustamente timorosi per quella presenza ingombrante e poco popolare. C’è addirittura chi ipotizza una sua rinuncia; il solo fatto che lo si possa concepire dà la misura della situazione.

Vediamo quel che accade nel centro-destra. Al partito di Silvio Berlusconi viene accreditato il 16,7 per cento. Sei mesi fa si parlava del  15,1 di luglio. Alla Lega di Matteo Salvini si attribuisce un 14,4 per cento; a Fratelli d’Italia il 4,9 per cento. Fate voi la somma.
Renzi a ogni piè sospinto ripete il suo mantra: «La contesa per il primo partito è tra noi e M5S, non faremo governi con mister Spread Berlusconi. Lavoro perché ci sia un premier PD». Uno storytelling (avete fatto caso che nessuno usa piu’ questo termine?) che appare logoro e ripetitivo. Perfino noioso. Sostiene che  la sua ‘fase zen è finita’: «Ora si deve lottare casa per casa. Ai dirigenti del PD dico che non tollererò chi si rassegna al primo sondaggio negativo. Si può vincere». Quel «non tollererò» è un sintomo che qualcuno potrebbe definire rivelatore di un delirio da impotenza. Limitiamoci a osservare che presto Renzi si dovrà accorgere che le cose sono più complesse e complicate di quel che mostra di credere. Per tornare ai sondaggi: l’attuale presidente del Consiglio Paolo Gentiloni viene indicato come il più adeguato a guidare il prossimo esecutivo. Fossimo in lui, data la situazione che si annuncia, faremmo i debiti scongiuri.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore