sabato, dicembre 16

Renzi, rinunciare a Palazzo Chigi forse non basta Per ora è riuscito a raccogliere poco più che frattaglie: Giuliano Pisapia e i radicali di Emma Bonino, e poi?

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Un salto indietro nel tempo, nel 1978: un cantautore prematuramente scomparso si mette a strimpellare un brano a squarciagola che solleva polemiche. Si chiama Rino Gaetano, quel cantautore; e a chi gli rimprovera di aver composto un inno acre, iconoclasta, degna di un Cecco Angiolieri, lui serafico risponde che le sue canzoni «non sono testi politici. Non faccio comizi. Questo è uno sfottò. E’ la canzone più leggera che ho mai fatto».
Anche la replica è di fatto uno ‘sfottò’. La canzone sotto ‘processo’ si chiama ‘Nuntereggae più‘. Il testo potrebbe essere un ‘manifesto’ di oggi, del cittadino dei nostri giorni: «Abbasso e alé, nunterreggaepiù…»; e a seguire l’elenco degli ‘Abbasso’ e degli ‘Alè’: «le canzoni senza fatti e soluzioni», «la castità», «la verginità», «la sposa in bianco, il maschio forte», «i ministri puliti, i buffoni di corte», «ladri di polli», «super pensioni», «ladri di stato e stupratori», «il grasso ventre dei commendatori», «evasori legalizzati», «auto blu»…  Non finisce qui, il catalogo del ‘nunterreggae più’ prosegue con «Eja alalà», «PCI PSI, DC, PLI, PRI…»; per non dire del lungo elenco di potenti dell’epoca che ‘nunterreggaepiù’, nomi e cognomi: dalla famiglia  Agnelli al completo a tutta la Confindustria, gli Azzurri del calcio, allenatori compresi e ‘mostri sacri’ come Bearzot, Tardelli, Monzon, Panatta, Rivera, Lauda, Thoeni, Maurizio Costanzo, Mike Bongiorno, Paolo Villaggio, Raffaella Carrà, Francesco Guccini…in blocco gli ‘onorevoli’, le ‘eccellenze’, i ‘cavalieri’, i ‘senatori’, le ‘nobildonne’, le ‘eminenze’, i ‘monsignori’…; e tutta la pletora delle frasi fatte senza senso: «Mi sia consentito dire», «Il nostro è un partito serio», «Siamo disponibili al confronto», «Nella misura in cui»; «Alternativo», «Aliena ogni compromesso»…
Si divertiva, Gaetano. E oggi, fosse tra noi, si divertirebbe ancora di più: ‘materiale’ non ne manca certo.

La differenza del ‘nunterreggaepiù’ di Gaetano con quello dell’elettore di oggi è che quello del cantautore era uno sberleffo divertente e divertito; ora siamo all’invettiva disperata e scorata. E’ sconcertante come quasi tutta la classe politica in carica continui tranquillamente a danzare sull’orlo del precipizio senza avvedersi del pericolo che incombe: ogni consultazione registra progressivi aumenti di quote di elettori che rifiutano in blocco chiunque si candidi; le fasce di astensionismo ‘attivo’ e consapevole sono in costante crescita: ieri a Ostia, giorni fa in Sicilia; e i segnali si possono cogliere da molto prima: in occasione delle elezioni regionali in Emilia Romagna, regione dove il voto e le sue ‘ragioni’ da sempre sono molto sentite, è stato massiccia la quota di elettorato che ha disertato le urne. Elettorato di sinistra, figlio del PCI e delle progressive trasformazioni di quel partito.
Perfino un homo totus politicus da sempre come il vecchio dirigente socialista Rino Formica, fuori dai giochi ma attentissimo osservatore di quel che passa nel convento, dice che ormai l’unica possibilità di salvezza che resta è quella di non votare, rifiutare di vergare un qualsivoglia segno nella scheda elettorale. Non c’è dubbio che il voto sia un diritto (e non un dovere); e dunque questo diritto si è liberi di esercitarlo o di astenersi dal farlo. Ma se tanti decidono che di quel diritto si può fare a meno, chi ha l’ambizione di governare gli eventi, le situazioni, un Paese, dovrebbe prestare attenzione ai brontolii e aifrastuoni‘ la cui eco è sempre più sinistramente assordante. Dice nulla a Matteo Renzi e a tutti gli altri dirigenti del Partito Democratico quelnon voto? E’ evidente che no. Anzi: se qualcosa Renzi, il PD fanno è quello di ulteriormente incentivare, favorire l’ormai dominantenunterreggaepiù‘.

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