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4 dicembre 2016

Referendum: sulla Costituzione il flop della scuola

Luciano Corradini, pedagogista a capo della riforma dell'educazione civica: la scuola non insegna Costituzione

costituzione
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Alla vigilia del referendum costituzionale del 4 dicembre, dopo mesi durante i quali tutto e il contrario di tutto sulla riforma costituzionale che gli italiani saranno chiamati a confermare o respingere è stato detto, sembra esserci un tema di base per niente affrontato: la Costituzione è conosciuta dagli italiani? Come è stata insegnata?

Nel 2010 uscì un’indagine realizzata dall’Associazione Proteo Fare Sapere (la quale si occupa dei temi che riguardano il complesso mondo della conoscenza) e condotta da Aldo Santori, sociologo ricercatore, pubblicata nel libro edito da Ediesse ‘La Costituzione a scuola’. L’inchiesta, che ha coinvolto 7.000 studenti di Licei, Istituti Tecnici e Professionali di dieci regioni italiane, riproponendo  quesiti utilizzati per un’analoga indagine condotta nel 1988 (con le dovute differenze, soprattutto riguardante il campione dell’inchiesta che vede come intervistati, in questo caso, ragazzi e ragazze di un’età tra i 18 e i 25 anni) ha consentito confronti che mettono in evidenza i mutamenti intervenuti nel corso degli ultimi 23 anni nel rapporto tra universo giovanile e istituzioni, politica, modo d’intendere la cittadinanza. Nell’indagine di Aldo Santori si sono poste domande come “Che cos’è la Costituzione?” o “Chi ha fatto la Costituzione”, chiedendo anche se in casa degli studenti fosse presente una copia fisica del testo Costituzionale o che valore hanno alcuni principi dettati in esso. Quest’ultima inchiesta ha posto in evidenza che per buona parte questi studenti di scuole secondarie di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna (Nord); Toscana, Lazio (Centro); Campania, Puglia, Calabria, Sicilia (Sud) la Costituzione risulta un oggetto misterioso. «Al massimo un 35% circa è sufficientemente informato su di essa è la quota di coloro che sanno -per tutti i temi indicati- se siano trattati o meno nel testo, che sanno del lavoro dell’Assemblea costituente, che sanno che essa rappresenta la legge fondamentale dello Stato, che possiedono in famiglia una copia della Costituzione», scrive l’autore della ricerca, Santori. «Ma più probabilmente tale quota è realisticamente inferiore: solo il 13,8% afferma di conoscerla (molto o abbastanza) bene. C’è, all’opposto, una quota, che sembra molto più consistente, di studenti che hanno una conoscenza estremamente scarsa, se non addirittura nulla, del dettato costituzionale; tale quota potrebbe oscillare tra il 40 e il 55% circa (è la percentuale di coloro che non ne possiedono una copia, che non sanno quali siano i temi trattati, che non sanno chi l’abbia approvata, che non sanno che cosa sia, che ammettono esplicitamente di non conoscerla). Fa particolarmente impressione constatare che alla domanda se la Costituzione si occupi di fascismo e antifascismo solo il 45,2% risponde affermativamente, il 35,8% risponde di no, il 18,9% afferma di non saperlo». In discussione, conclude Santori, «non è, dunque, soltanto (ma non è poco!) la conoscenza della Costituzione, ma anche la conoscenza della storia (non più tanto recente) della Nazione e della Repubblica».

Due anni dopo, nel 2012, l’indagine di Spencer and Lewis -agenzia di comunicazione e pubbliche relazioni- realizzata in occasione  del 65 anniversario della approvazione della Costituzione (22 dicembre 1947), conferma che proprio i più giovani sono quelli che più degli altri sembrano non conoscere i passaggi fondamentali della Carta Costituzionale, con un Nord fermo ad un 29% di risposte corrette, superato da Sud (56%) e Centro (49%).

Alla vigilia del referendum che ci chiederà di scegliere se accettare o meno le modifiche riguardanti la seconda parte della Carta Costituzionale, il sondaggio condotto da Tecnè s.r.l. ha chiesto a 1500 italiani votanti se conoscono i temi trattati dal Referendum e alla data del 17 novembre la maggior parte (52, 8%) ha risposto di avere una conoscenza solo superficiale, mentre il 23,8% dichiara di non conoscere affatto i temi proposti nella Riforma Renzi-Boschi.

Due indagini, tra le non molte (e non recenti) disponibili, e un sondaggio (tanti sulle intenzioni di voto, pochissimi sul livello di conoscenza del tema sul quale si andrà votare), dicono chiaramente che la conoscenza della Carta Costituzionale è davvero scarsa. Per usare le parole di Santori: «sorge spontaneo il dubbio che scuola e mass media non assolvano quelli che possono (o devono) essere i loro compiti in proposito». Come viene insegnata oggi, e come è stata insegnata ieri, la Costituzione nella scuola italiana?

La domanda l’abbiamo posta a Luciano Corradini, pedagogista e professore emerito, che ha trattato il tema dell’insegnamento della Costituzione nelle scuole ed è stato il Presidente del gruppo di lavoro per l’educazione civica istituito dal Ministro Gelmini, che formalizzo l’introduzione di ‘Cittadinanza e Costituzione nelle scuole di vari ordini e gradi, nel 2010.

 

Professor Corradini, da cosa deriva questa ignoranza in fatto di Costituzione?

In sintesi direi che, da parte dei Governi, dell’Amministrazione, dei docenti e degli studenti non si è preso abbastanza sul serio l’ordine del giorno dell’11 dicembre 1947, approvato all’unanimità, con vivi, generali applausi, presentato dai ‘padri costituenti’ Moro, Franceschini, Ferrarese e Sartor.  Vi si diceva: «L’Assemblea Costituente esprime il voto che la nuova Carta Costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la giovane generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano». Aldo Moro fece il possibile per dare sostanza a quell’impegno, dieci anni dopo, quando, diventato Ministro della Pubblica Istruzione, varò il dpr 13 giugno 1958, n.585, dal titolo ‘Programmi per l’insegnamento dell’educazione civica negli istituti e scuole d’istruzione secondaria e artistica‘. Per la scuola primaria si era già provveduto con i Programmi del 1955.

 

Che pregi e che difetti hanno avuto questi programmi?

Il dpr Moro intendeva l’educazione civica 1) come clima culturale della scuola, ispirato alla Costituzione, 2) come esperienza di vita democratica, 3) come responsabilità di tutti i docenti, 4) come nucleo di argomenti affidati per due ore mensili, nell’ambito dell’orario in vigore, al docente di storia. Mi sembra un disegno nitido e solido, che dovrebbe essere rinforzato, come si cercò di fare con un lungo lavoro nel Consiglio nazionale della PI, negli anni 1995-96. Il complicarsi della situazione del mondo e delle ‘emergenze educative’  convinse il ministro Lombardi a firmare la direttiva 8.2.1996, n.58, che presentò un allegato dal titolo «Nuove dimensioni formative, educazione civica e cultura costituzionale».  Vedeva nella Costituzione la radice di tutti i valori presenti nelle ‘educazioni’, entrate nella scuola con ‘circolari d’annata’ e cercava di offrire alla scuola un ‘menù’ di  prospettive culturali, organico e insieme flessibile, che contenesse, come voleva Moro e come si sarebbe ripetuto in seguito, l’insegnamento della Costituzione e l’educazione alla cittadinanza. Questo è ancora il problema irrisolto che ci troviamo dinanzi.  La direttiva Lombardi prevedeva anche nuovi programmi di educazione civica, che però non entrarono in vigore per la caduta del governo Dini.

 

Sicché restarono in vigore i programmi Moro.

Certo, ma in mancanza di nuovi programmi adeguatamente rinforzati, il prestigio della Costituzione nella scuola si ridusse: si continuò con le ‘educazioni trasversali’ previste dai Progetti Giovani e Ragazzi 2000, mentre Berlinguer introduceva lo ‘Statuto delle studentesse e degli studenti’ e la storia del Novecento. Con l’autonomia scolastica e con i nuovi ordinamenti per la scuola introdotti gradualmente da Fioroni, Moratti, Gelmini, si ritenne di semplificare il quadro del curricolo scolastico, lasciando cadere le sperimentazioni e le educazioni, compresa l’educazione civica, col prezioso carico della Costituzione, che fu semplicemente abbandonata, proprio quando ce ne sarebbe stato più bisogno.

 

La Gelmini però ottenne dal Parlamento la conversione di un decreto legge nella  legge 30.10.2008, n. 169, a cinquant’anni esatti dal decreto Moro, il cui primo articolo ha per titolo ‘Cittadinanza e Costituzione’.

È così; anzi, la legge dice che , «a decorrere dall’anno scolastico 2008-2009, […] sono attivate azioni di sensibilizzazione di formazione del personale, finalizzate all’acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, delle conoscenze e competenze relativa a ‘Cittadinanza e Costituzione, nell’ambito delle aree storico geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse». Questa legge, pur accompagnata da un ‘Documento d’indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di C&C’ (MIUR, 4.3.2009) e da una chiara circolare ministeriale in proposito (30 10 2010 n.86), manca tuttora di raccordi fra legge, ‘Indicazioni nazionali’ e atti amministrativi che diano certezze e supporti validi alle scuole. C’è insomma un vuoto che va colmato. In fondo è questo uno dei casi in cui abbiamo la legge, ma non il decreto applicativo, o meglio la strumentazione amministrativa utile a realizzare le indicazioni generali della legge.

 

Dall’introduzione nel 1958 dell’insegnamento dell’Educazione Civica nelle scuole medie e superiori da parte dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Aldo Moro, fino all’introduzione di ‘Cittadinanza e Costituzione’ prevista dalla Riforma Gelmini, intercorrono cinquant’anni. Prima del 2010 come si studiava la Costituzione all’interno delle scuole?

Guardi, io ne ho un ricordo bellissimo, avendo insegnato per un triennio italiano storia ed educazione civica nell’ITIS di Reggio Emilia, dagli anni 1962-1964. Per questo non mi sono mai rassegnato all’alternativa fra il non far nulla in proposito e fare la contestazione globale. Ci sono insegnanti, scuole, classi che hanno fatto cose splendide e altre esperienze sono state fatte, in sede nazionale e locale. Il limite è che non si chiede conto a nessun insegnante e a nessuno studente, neanche in sede di esami finali, di quelle ‘conoscenze e competenze’ che sono presenti nella legge citata e nei Regolamenti vigenti, che però non nominano, fra le discipline, né l’educazione civica né Cittadinanza e Costituzione. La stessa legge 13 7.2015 n 107, l’ultima sulla «buona scuola», non nomina mai la Costituzione. Eppure i diciottenni vanno a votare per il referendum sulla riforma costituzionale. Insomma, un po’ di coerenza non guasterebbe.

 

Cosa vuol dire insegnare la Costituzione, oggi?

Voglio usare una metafora, tra le tante possibili, per far cogliere il valore formativo e didattico della Costituzione. Tra le varie soluzioni didattiche possibili, si può segnalare il testo della Costituzione come un albero, le cui radici sono costituite dai principi formulati nei primi 12 articoli, dal quadruplice tronco costituito dai «rapporti civili» (artt. 13-28), dai «rapporti etico-sociali» (artt. 29-34), dai «rapporti economici» (artt.35-47), dai «rapporti politici» (pp. 48-54). Gli articoli successivi, che si riferiscono all’ordinamento della Repubblica, sono stati più volte oggetto d’impegno riformatore, per la difficoltà di trovare un equilibrio fra le istanze rappresentate dalle diverse forze politiche. L’apprendimento viene definito «significativo» e non «meccanico», se matura la motivazione ad apprendere. E ciò può avvenire raccontando, dialogando, ricercando, leggendo, facendo e facendo fare alcune esperienze, per rispondere, non in astratto, ma in situazioni concrete, a bisogni fondamentali, non sempre consapevoli, di verità, di bellezza, di bontà, di utilità, di servizio. Più concretamente possiamo prendere in considerazione le quattro dimensioni del citato ‘Documento d’indirizzo’, che suggerisce di lavorare sui bisogni-concetti-valori-sentimenti di dignità umana, di identità e appartenenza, di alterità e relazione, e di partecipazione. In tal senso, la scuola deve essere intesa quale comunità educativa, all’interno della quale gli studenti e le studentesse – soggetti centrali dell’educazione e dell’istruzione – hanno l’opportunità di crescere sul piano umano e culturale, come persone e quale istituzione che persegue l’obiettivo di formare cittadini e cittadine solidali e responsabili; aperti alle altre culture e pronti ad esprimere sentimenti, emozioni e attese, nel rispetto di se stessi e degli altri; capaci di gestire conflittualità e incertezza, di operare scelte e di assumere decisioni autonome agendo responsabilmente. Appare, dunque, di primaria importanza promuovere in classe e a scuola la condivisione delle regole, la partecipazione alle scelte e alle decisioni, la conoscenza responsabile degli obiettivi di sviluppo e degli strumenti da utilizzare per esprimere autenticamente se stessi, ma anche il saper discutere, il sapersi valutare, il sapersi confrontare con le opinioni altrui, il sapersi aprire al dialogo e alla relazione in una logica interculturale. «Le scelte compiute dalla Costituzione italiana, in armonia con la Carta europea e con la dottrina internazionale dei diritti umani, costituiscono non solo un fattore identitario per il nostro popolo, ma anche un fattore di apertura per chiunque sui diritti di tutti e un impegno di lotta nei riguardi delle discriminazioni e delle prevaricazioni».

 

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2 commenti su “Referendum: sulla Costituzione il flop della scuola”

  1. Mi permetto di fare una correzione e un’integrazione relativamente al sottotitolo dell’articolo che ospita anche un’intervista fatta a me. Non sono attualmente “a capo della riforma dell’educazione civica”, ma ho presieduto, per cinque volte, gruppi di lavoro ministeriali, istituiti rispettivamente dai ministri Lombardi (due gruppi, uno prevalentemente tecnico, l’altro politico, 1995-1996), Moratti (2004), Fioroni (2007), Gelmini (2007-2008). Nel corso dell’intervista chiarisco i limiti, a mio parere gravi, della legge 107/2015, che non cita né la Costituzione, né la legge 169/2008, che prevede “Cittadinanza e Costituzione”,ma non dico che, in assoluto, “la scuola non insegna Costituzione”. Ho ricordato che ci sono esperienze e iniziative pregevoli, affidate però alla sola buona volontà di docenti e studenti. Luciano Corradini, emerito di pedagogia generale nell’Università di Roma Tre.

  2. La ringrazio per il Suo commento. Nella Sua intervista illustra bene come la Scuola abbia portato avanti, attraverso la volontà di docenti preparati e di valore, ottimi progetti di insegnamento della nostra Costituzione. Purtroppo sui grandi numeri, dalle indagini, risulta che la conoscenza degli studenti del testo costituzionale rivela un vuoto (vuoi in termini di insegnamento, di apprendimento significativo o riguardante il valore dato dalla Società) e parte della responsabilità è anche dell’istruzione scolastica. O ancor meglio, la responsabilità è in quella mancanza di controllo e raccordo (dovuta anche alla politica) che penalizza scuole, insegnanti e studenti.

    Grazie di nuovo.

    Eleonora

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