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Referendum: l’imprevedibilità dell’opinione pubblica

Le variabili sull’esito del referendum secondo Marco Valbruzzi e Roberto Tempo

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Daniele Leone / LaPresse
Cronaca
Roma 25.05.2014
Elezioni dei membri del Parlamento Europeo, seggio elettorale all'Istituto tecnico per il Turismo Cristoforo Colombo in via Panisperna
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Tra pochi giorni si decideranno le sorti della Riforma Costituzionale proposta nel ddl Renzi-Boschi e sapremo se la Riforma potrà trovare attuazione o, in caso contrario, se la Costituzione e il bicameralismo saranno lasciati invariati. Molti sono stati i sondaggi, tutti hanno evidenziato una percentuale alta di indecisi e da tutti è stato sottolineato come le intenzioni di voto siano molto labili.

Non è per nulla scontato che le dichiarazioni possano subire un cambiamento all’ultimo minuto, sia sulla decisione del voto/non-voto, che della direzione da dare al Referendum. In un suo studio in merito all’opinione pubblica, la studiosa Elisabeth Noelle-Neumann dimostrò che il clima dopinione non dipende solamente da chi parla e si esprime pubblicamente a voce alta: esso dipende fortemente anche da chi resta in silenzio. Tramite varie ricerche, iniziate con le misurazioni dei probabili voti per le elezioni parlamentari del 1965 in Germania e confermati poi nel 1972, questa studiosa tedesca, insieme ai suoi collaboratori, notò una divergenza tra le intenzioni di voto e le aspettative di vittoria. Le opinioni accettate favorevolmente dalla comunità potevano essere esternate pubblicamente, mentre le opinioni e le considerazioni divergenti venivano taciute, creando un fenomeno che venne qualificato come ‘spirale del silenzio’. Questo processo a spirale intaccò la stabilità rilevata sulle intenzioni di voto e alla fine avvenne un vero e proprio last-minute swing un cambio repentino.

È comunque difficile fare previsioni sui risultati di unelezione politica o referendaria, anche se alcuni ricercatori hanno cercato di proporre delle riflessioni in merito a ciò che potrebbe accadere il 4 dicembre. In particolare, l’Istituto Cattaneo si è interrogato sulla partecipazione elettorale che potrebbe caratterizzare questultimo referendum, guardando alle precedenti occasioni in cui gli elettori italiani si sono trovati di fronte ad una scelta di questo tipo. L’analisi è stata condotta da Marco Valbruzzi, ricercatore e tutor didattico per la Scuola di Scienze Politiche dell’Università di Bologna Alma Mater Studiorum, e ha messo a confronto i dati della partecipazione elettorale nei referendum del 2001 (sulla riforma del Titolo V) proposto e, soprattutto, del 2006 (riforma di 54 articoli della Costituzione proposta dal Governo di centrodestra, guidato da Berlusconi). Quello che risulta da questo confronto e che è stato posto in rilievo dai ricercatori è la diversa distribuzione della partecipazione elettorale nelle regioni italiane. L’affluenza al voto nel 2006 è maggiore nelle regioni del nord, mentre si attesta ben al di sotto del 55% sia nell’area del centro (52,2%) che al sud, dove crolla in media al 42,7%. Come traspare chiaramente dall’indagine, un trend simile si ravvisa anche nelle elezioni politiche dello stesso anno, avvenute nell’aprile del 2006, quasi tre mesi prima del referendum confermativo, vi è stata infatti una maggiore affluenza al centro-nord rispetto al sud, con una differenza di 10 punti percentuali in termini di partecipazione. Inoltre, risulta chiaramente che il calo della partecipazione tra le politiche e il referendum costituzionale si attesta attorno ai 30 punti percentuali. «Questo significa che poco meno di un elettore su tre, tra coloro che avevano votato alle elezioni politiche, non si è recato ai seggi per esprimere la propria opinione sul disegno di revisione costituzionale proposto dal Governo Berlusconi». Si mette in chiaro, anche, che un calo di questo tipo è fisiologico, essendo di diversa natura le due competizioni elettorali. Anche i dati relativi a 5 anni prima vedono una spaccatura tra Nord e Sud, soprattutto in termini di partecipazione elettorale, vedendo le cinque regioni del sud (Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia) riportare i valori più bassi in termini di affluenza.

In vista di una prossima decisione su un’ulteriore Riforma Costituzionale, e in riferimento ai dati presentati dall’Istituto Cattaneo, è lecito chiedersi dove va formandosi oggi lopinione politica italiana e cosa sarà determinante per la decisione e la partecipazione degli italiani ai seggi elettorali. Secondo il ricercatore Marco Valbruzzi, che ci ha rilasciato un’intervista, i luoghi dove va formandosi lopinione politica italiana, in parte sono ancora quelli tradizionali della politica moderna o post-moderna, “Sicuramente vale ancora il mezzo di comunicazione di massa principale, cioè la televisione, e buona parte dell’elettorato si sta formando un’opinione anche attraverso i dibattiti o i confronti che ci sono adesso in televisione. C’è invece una componente, che possiamo definire pre-moderna, che va formandosi attraverso i dibattiti e i confronti nei Paesi, nelle Città, nei vari Comitati. L’altro modo di formazione dell’opinione pubblica in realtà non è una ‘formazione’ dell’opinione, ma cercare di valutare quello che i leader dicono di volta in volta. C’è stato un declino nella capacità dei leader di guidare l’opinione pubblica, però ancora per 1/5, 1/6 dell’elettorato c’è qualcuno, qualche elettore, che riesce a seguire quello che i leader dicono, a seguire quindi le indicazioni di Partito.”

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