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4 dicembre 2016

Referendum: il Senato secondo la riforma

Composizione, funzioni, risparmi del nuovo Senato e elezione dei Consiglieri-Senatori e Sindaci Senatori

senato
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Uno dei punti forti della riforma costituzionale che il 4 dicembre gli italiani sono chiamati approvare o respingere è il superamento del bicameralismo perfettamente paritario che porta con se il fatto che il Senato sarà completamente ridisegnato.

Da Camera elettiva a suffragio universale il Senato diventerebbe un organo rappresentativo delle Regioni e dei Comuni, per gran parte costituito da Sindaci e Consiglieri regionali. Sarebbe composto da 95 membri, più i titolari a vita e altri 5 nominati dal Presidente della Repubblica.

Oggi il nostro Parlamento è composto da due Camere con gli stessi poteri -bicameralismo perfettamente paritario-, entrambe elette a suffragio universale in un’unica tornata elettorale ogni 5 anni. I due rami del Parlamento rappresentano la Nazione nel suo complesso, e il Governo ha bisogno della fiducia di entrambi per entrare o restare in carica.
Nel sistema disegnato dalla riforma, la Camera rimane l’unico ramo politico del Parlamento: quello che dà e revoca la fiducia al Governo, nonché il principale titolare del potere legislativo in quanto eletto a suffragio universale. Il Senato diventa l’organo che rappresenta gli Enti territoriali della Repubblica, ovvero le Regioni, i Comuni e le Città Metropolitane.

Questo cambiamento si riflette anche nella composizione del Senato. Attualmente il Senato è composto da 315 membri eletti a suffragio universale, di cui 309 eletti in Italia e 6 nella Circoscrizione Estero. A questi Senatori elettivi se ne aggiungono fino a 5 nominati a vita dal Presidente della Repubblica, per aver illustrato la patria per alti meriti in campo sociale, scientifico, artistico o letterario. Gli ex Presidenti della Repubblica sono automaticamente Senatori di diritto e a vita.
La riforma riduce i membri del Senato da 315 a 100. I cento senatori sarebbero: 74 Consiglieri regionali, 21 Sindaci (uno per ogni Regione più le Province autonome di Trento e Bolzano), 5 senatori nominati per alti meriti dal Presidente della Repubblica, durerebbero in carica per sette anni, anziché a vita come oggi, ai quali si aggiungerebbero gli ex Presidenti della Repubblica, che a fine mandato acquisirebbero l’incarico di Senatori a vita.
Sul chi saranno i Consiglieri regionali-senatori e i Sindaci-senatori si è combattuta una grossa fetta di campagna referendaria delle opposte fazioni del SI e del NO. Il nuovo articolo 57 della Costituzione prevede che i Consigli regionali eleggano -con metodo proporzionale- 74 senatori-consiglieri regionali e 21 senatori-sindaci. Al comma 5 si prevede che i Consigli regionali eleggano i Consiglieri regionali-senatori «in conformità alle scelte espresse dagli elettori» in occasione del rinnovo dei Consigli regionali. Al comma 6 si rimanda a una legge per regolamentare questo procedimento. Dunque, sarà la futura legge elettorale per il Senato a disciplinare in dettaglio i modi di questa elezione.
Per quanto attiene alla legge elettorale, i propositori della riforma sostengono l’elezione diretta dei 74 Consiglieri regionali, contestualmente al rinnovo dei Consigli regionali, su apposita seconda scheda (un facsimile è stato presentato dal Premier Matteo Renzi). Un Disegno di Legge è già pronto, fin dal 20 gennaio 2016, a firma dei senatori PD Federico Fornaro e Vannino Chiti, non ancora depositato perché, dal punto di vista tecnico, non è possibile, in quanto essendo una proposta di legge volta a dare attuazione a una norma -il nuovo articolo 57 comma 6 della Costituzione riformata- si deve attendere, prima di depositarla, che tale norma sia in vigore, ovvero dopo il referendum del 4 dicembre (se vincerà il SI). La proposta di legge andrebbe a normare  le modalità per l’elezione dei 74 membri del Senato della Repubblica che ricoprono anche la carica di Consigliere regionale e dei 21 membri del Senato che ricoprono la carica di Sindaco.
«Con questo Disegno di Legge si rende compatibile la formale elezione dei 74 membri del nuovo Senato da parte dei Consigli regionali con il rispetto pieno dell’espressione popolare in occasione delle elezioni regionali», spiegano, dallo spazio internet dei Senatori del PD i propositori Fornaro-Chiti. «Nella legge proposta, il territorio della Regione viene suddiviso in tanti collegi quanti sono i senatori da eleggere: in ogni collegio può essere presentato un solo candidato per ogni lista regionale, sul modello del sistema elettorale del Senato fino al 1992. Nelle regioni che eleggono un solo consigliere regionale-senatore, il collegio corrisponde all’intero territorio regionale. Un genere non potrà essere rappresentato nelle candidature più del 60%. Sulla base delle scelte espresse dagli elettori nel segreto dell’urna si definirà una graduatoria regionale e si attribuiranno  -con il sistema proporzionale- i seggi eventualmente spettanti a ogni lista regionale; successivamente si stilerà la graduatoria interna di ogni lista regionale sulla base dei risultati ottenuti nei collegi (% sulle scelte totali). Il Consiglio regionale, quindi, eleggerà i senatori-consiglieri prendendo atto dell’espressione degli elettori, senza poterla, però, modificare. Con questo disegno di legge, dunque, il giorno delle elezioni regionali l’elettore riceverà 2 schede: una per il rinnovo del Consiglio regionale e una per la scelta dei senatori attribuiti alla regione. I senatori così eletti saranno anche Consiglieri regionali e non sarebbero, invece, dei ‘nominati’ dal Consiglio regionale al suo interno. Il ruolo di senatore-consigliere regionale -con l’unica eccezione del Presidente della Regione- sarà incompatibile con incarichi di giunta, nell’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e delle Commissioni. Il disegno di legge prevede anche le modalità di elezione da parte del Consiglio regionale dei 21 senatori-sindaci. Il Consiglio regionale voterà scegliendo tra una terna di nominativi proposta dal Consiglio delle Autonomie Locali di ogni regione».

I Senatori nella riforma sono trasformati in rappresentanti degli enti territoriali, attraverso specifici accorgimenti. Mentre oggi possono candidarsi al Senato tutti i cittadini al di sopra dei 40 anni, con la riforma solo i Consiglieri regionali e i Sindaci in carica potranno diventare Senatori. Per rendere ancora più forte il vincolo tra l’istituzione locale e i suoi rappresentanti in Senato, la riforma prevede che il mandato da Senatore coincida con quello del Consiglio regionale che li ha eletti. Questo significa che allo scioglimento di un Consiglio Regionale anche i Senatori di quella regione decadono: sarebbe quello di nuova elezione a rieleggerli. Inoltre il mandato da Senatore coincide con l’incarico a livello locale: i senatori-sindaci, se decadono da primi cittadini, perderebbero anche il seggio in Senato. Resta invariato l’articolo 67 della Costituzione: i Senatori non avrebbero nessun vincolo di mandato.

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