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Referendum costituzionale

Referendum: bicameralismo perfetto, cos’è e come sarebbe superato

Tempistiche, modalità, riuscita dei DdL nel nostro bicameralismo: la parola ai dati

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Il 4 dicembre gli italiani saranno chiamati ad approvare o bocciare la riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi, la così detta riforma Boschi. Dopo un lungo iter parlamentare, e oltre 700 giorni di discussione in aula, la parola passa così ai cittadini. Il testo di riforma tocca numerosi aspetti, fra cui, un punto essenziale è il bicameralismo perfetto. L’attuale assetto costituzionale, infatti, è caratterizzato dalla presenza di due camere parlamentari con gli stessi poteri. Assetto che, a detta di molti, rallenta il processo legislativo. Con la vittoria del SI il Senato sarebbe depotenziato e cambierebbe funzione e formazione, verrebbe meno, cioè, il bicameralismo perfetto.

Il bicameralismo perfetto prevede che le due camere che compongono il Parlamento, Camera e Senato, abbiano esattamente gli stessi poteri. Condividono, cioè, competenze e obblighi e qualsiasi decisione presa da un ramo deve essere approvata anche dall’altro.

Ecco come funziona l’attuale sistema legislativo e perché tanti provvedimenti non completano il proprio iter.

Gli elementi che contribuiscono al successo di un disegno di legge sono molti: dall’iniziativa, al tipo di atto passando fino all’argomento trattato.

La nostra Costituzione conferisce a vari attori la cosiddetta iniziativa legislativa, cioè la possibilità di proporre leggi. Tra questi ci sono il Consiglio nazionale dell’economica e del lavoro (che la riforma vuole abolire), i cittadini e le regioni, e i due protagonisti principali: il Parlamento (Camera e Senato) e il Governo. Anche se secondo la costituzione è il parlamento a essere titolare del potere legislativo, nel corso del tempo il governo, detentore del potere esecutivo, ha fortemente ampliato il suo raggio d’azione.

A oggi il successo di una legge dipende principalmente dall’iniziativa. A inizio settembre su 6.729 proposte di legge depositate, solo 243 hanno completato l’iter, cioè il 3,61% del totale. Il dato è quasi 10 volte superiore se si considerano solo le proposte del governo. Dei 609 disegni di legge avanzati dall’esecutivo, infatti, 195 sono diventati legge, il 32,02%. Anche per quanto riguarda le regioni la percentuale di riuscita delle proposte è molto bassa (1.54%). Le proposte parlamentari hanno invece percentuali di successo molto più basse: in media arriva a completare l’iter neanche l’1% dei disegni di legge depositati da deputati o senatori – per essere precisi, solo lo 0.77% delle proposte che arrivano dal parlamento si traduce effettivamente in legge. Su 6.013 ddl, solo 46 hanno avuto successo.

Questo dato non è un’eccezione ma un trend storico consolidato, anche se – prendendo in considerazione i governi a partire dalla legislatura Berlusconi del 2008 – il successo delle iniziative del Governo è leggermente calato (dal 33.74% nel 2008-2011 al 28.98% nel 2014-2016), mentre è rimasto stabile (ed estremamente basso) quello delle proposte parlamentari.

Ma se sono pochi i disegni di legge che completano l’iter, quelli che ci riescono, quanto tempo ci mettono? L’iter legislativo può durare dai 6 ai 17 mesi. Una variabile chiave è chi propone la legge: come per la percentuale di successo, anche per i tempi di approvazione è evidente il maggior peso dell’iniziativa governativa rispetto a quella parlamentare.

Molti considerano la lentezza della politica nell’approvare una legge uno dei principali problemi del nostro assetto costituzionale. Il dibattito su come si possa migliorare il processo legislativo è sempre stato molto acceso. È perciò fondamentale vedere quanto tempo serve per completare l’iter legislativo. I dati mostrano che in presenza di una chiara volontà politica, anche con il nostro attuale sistema bicamerale, i tempi possono essere rapidi.

Come per la percentuale di successo delle proposte di legge, anche per i tempi di approvazione l’iniziativa legislativa gioca infatti un ruolo fondamentale. Nella XVII legislatura sono state approvate 243 leggi, che hanno richiesto in media 237 giorni l’una (circa 8 mesi). Ma per le proposte di deputati e senatori la durata dell’iter legislativo quasi raddoppia: le 46 leggi di iniziativa parlamentare, infatti, hanno richiesto in media 504 giorni l’una (quasi un anno e mezzo).

Ben diversa la situazione per le proposte dell’esecutivo. Le 195 leggi di iniziativa governativa sono state approvate in media in 172 giorni, neanche 6 mesi. Il dato è ben sotto la media, e quasi 3 volte inferiore a quello dei parlamentari. Numeri che vengono spinti al ribasso dalla scelta dei vari governi di far approvare i provvedimenti più importanti sotto forma di decreto legge. Una scelta che può essere motivata dalla volontà di aggirare il lungo processo legislativo, visto che questo tipo di atti per natura deve essere convertito in legge entro 60 giorni dalla presentazione.

Le leggi di iniziativa popolare, in media, completano l’iter in 420 giorni, mentre le regionali sono quelle che hanno bisogno di più tempo: 547 giorni.

Entrando nello specifico della XVII legislatura, la legge più veloce ha impiegato 13 giorni per completare l’iter, quella più lenta 1.216.  La prima è stata proposta dal governo, la secondo da un membro del Parlamento.

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