sabato, giugno 23

Ragione monarchica e futuro nazionale: continuità nel rinnovamento La metafora dell’accendino: dove e perché la monarchia (costituzionale) funziona? Intervista ad Alessandro Sacchi, Presidente dell’UMI

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Oltre ad accendere, con il ‘rientro’ in patria, la polemica sull’ubicazione delle spoglie tra gli estremi di Vicoforte e del Pantheon romano, i 70 anni decorsi dalla morte di Vittorio Emanuele III di Savoia offrono, mutando prospettiva, uno spunto per considerare l’attualità della monarchia come istituzione. Una riflessione capace, in tempi di crisi, di offrire un dibattito stimolante sul piano giuridico che non avrebbe ragioni – considerato il distacco politico dell’analisi – di patire freni derivanti dal retaggio storico dei Lumi e dai fatti del Secolo Breve. Non si tratta di un’operazione semplice, ma gli elementi per rilevare il peso di una monarchia costituzionale nella realtà degli ordinamenti contemporanei sono reali e provengono dall’attualità dei Paesi che ne sono provvisti. In quest’ottica, si danno considerazioni come quella espressa di recente dal filosofo e scrittore spagnolo Fernando Savater : «A dispetto di quanto si è letto e sentito ultimamente, credo che il discorso con cui Re Felipe si è schierato senza indugi dalla parte della legalità costituzionale abbia rafforzato l’istituzione monarchica, che di quella legalità è garante». In questo modo, la spinta così impressa al Partito Socialista, lo ha portato «a uscire dall’ambiguità e a schierarsi con il Governo e la stessa Zarzuela – la monarchia – nella difesa dell’Unità della Spagna e dello Stato di diritto». A scanso di dubbi, Savater ha sempre sostenuto l’ideale repubblicano pur guardando con apprensione, nel suo contesto, alle esigenze di equilibrio democratico che l’attuale forma di Stato pare garantire (da cui una certa prudenza da lui espressa sull’opportunità di un referendum in materia).

Tornando a un possibile dibattito sulla monarchia proiettato nel nostro futuro istituzionale, abbiamo lasciato la parola ad Alessandro Sacchi, Avvocato e attuale Presidente dell’Unione Monarchica Italiana (UMI), associazione storicamente fondata il 29 agosto 1944. Il sentimento comune che, oggi come in passato, muove chi ne fa parte è l’essere «istituzionalmente monarchici, e ciò indipendentemente dalle singole opinioni politiche e dagli schieramenti elettorali».

Dottor Sacchi, quali sono le ragioni costitutive che oggi stanno alla base dell’UMI e mirano a «ricomporre», citando Re Umberto II, «quella concordia discors che è una delle ragioni d’essere della Monarchia e condizione di ogni progresso politico e sociale» (1956)?

In Italia, come ho recentemente affermato dinanzi ai membri della Comunità Israelitica, si studia poco la Storia e vige, ancor più, una totale ignoranza del diritto. Come non possiamo, per esempio, attribuire all’ex-Presidente Giorgio Napolitano la responsabilità della ‘Legge Fornero’, pochissimi conoscono i poteri di un re costituzionale. Pochissimi – forse nessuno – si sono sforzati di andare a leggere i manuali di diritto costituzionale vigente all’epoca della nostra monarchia.

I poteri del re sono da ricercare nello Statuto albertino e nelle consuetudini. Il primo era una costituzione flessibile, soggiacente a legge ordinaria, mentre la Costituzione repubblicana è rigida. Ma allora quali sono i poteri di un re costituzionale e parlamentare? La visione del problema, in prospettiva storica, cambia. In merito alle accuse rivolte al ‘Re soldato’, benché vi fosse un regime esisteva comunque uno Statuto, e un re costituzionale non è né un legislatore né il capo dell’esecutivo. Quindi, il re promulga una legge decisa non da lui, ma dall’esecutivo o dal legislatore, legge che il re può solo sanzionare. Certo, può rifiutarsi di sanzionarla, ma qui entriamo in ipotesi teoriche rispetto ai fatti accaduti. Personalmente, ritengo che, nella stagione del ‘consenso’ a Mussolini, se il re avesse rifiutato di firmare le leggi razziali, gli italiani avrebbero avuto una repubblica fascista già nel 1938, senza dover aspettare il 1943. Al di là di questa considerazione, di certo Vittorio Emanuele III non era antisemita e ha anche perduto una figlia in campo di concentramento. Ritengo che la monarchia abbia, nonostante tutto, agito da freno sul potenziamento del regime fascista, un ‘fastidio’ emerso anche dai discorsi tra Hitler e Mussolini.

Quali sono gli elementi salienti delle moderne monarchie?

Sono monarchico da 35 anni – ho aderito al suo ideale da ragazzo – e ho dovuto dedicare 4/5 del tempo a fatti relativi ai comportamenti della monarchia italiana quale fu fino al 1946, senza avere, se non in poche occasioni, la possibilità di spiegare come funziona la monarchia oggi.

Esiste un procedimento empirico di approccio ai problemi: funziona ciò che funziona – vale il viceversa. Sembra semplice e lapalissiano… Con un po’ di teatro, per rendere l’idea ho estratto, in molti miei discorsi, un accendino: un accendino che fa la fiamma funziona; se non la fa, non funziona, ma non cessa per questo di essere un accendino. Ecco, un accendino che non funziona: così vale per i meccanismi costituzionali.

La monarchia contemporanea è un meccanismo costituzionale che, dove applicato, funziona.  Poche settimane fa, trovandomi con ragazzi piuttosto giovani, tra i 25 e i 30 anni, chiesi loro di elencarmi qualche esempio di democrazia parlamentare che funzionasse bene. Iniziarono col dire : la Svezia, la Danimarca, l’Olanda; poi proseguirono con la Norvegia, il Regno Unito, la Spagna, il Belgio.  Bene, dissi, ora tirate una linea comune, come in un gioco enigmistico: cosa unisce gli esempi che avete fatto? I ragazzi si guardavano, senza rispondere.

Che la monarchia moderna costituzionale e parlamentare regga le più avanzate democrazie del pianeta Terra mi pare un’evidenza. Viceversa, è una repubblica la Corea del Nord. Riflettendo in tal senso, due Paesi dai quali sembra assente – benché siano a maggioranza islamica – un grosso pericolo di derive integraliste sono il Marocco e la Giordania. Perché, secondo Lei?

Questa specificità riguarda il temperamento dei poteri e l’attitudine a (ri)fondare e mantenere l’unità nazionale nei momenti di crisi?

Soprattutto nei momenti di crisi, ma anche nella gestione ordinaria: la monarchia è continuità nel rinnovamento. Qualche anno fa abbiamo avuto una serie di applicazioni che hanno ringiovanito e rinverdito delle grandi monarchie europee come la Spagna: Re Juan Carlos ha abdicato perché, a 78 anni, ha detto basta così. La stessa cosa hanno fatto la Regina d’Olanda e il Re del Belgio, mentre gli italiani rieleggevano, nello stesso periodo, un Capo dello Stato quasi novantenne.

Questi esempi europei non hanno prodotto scossoni: nell’ambito della continuità, il rinnovamento non sconta cambi di equilibri, non intervengono maggioranze parlamentari, non bisogna rimescolare le carte.

Noi dell’UMI stiamo preparando una guida sulla funzione equilibratrice delle monarchie sulle economie dei Paesi in cui sono presenti. Faccio un esempio. Nel 2010-2011 il Belgio ha vissuto senza un governo, non riuscendo a esprimere una maggioranza parlamentare. Se pensiamo alla realtà sociale del Belgio, valloni e fiamminghi sono due nazioni distinte per lingua, religione e perfino gastronomia, che si ‘congiungono’ nella Corona. Se fosse stata una repubblica, si sarebbe scassato tutto. Sono durati 540 giorni: non c’è stato nessun crollo della Borsa, né preoccupazioni o criticità rispetto all’unità del Paese.

Farò un altro esempio felice. Elisabetta d’Inghilterra ha 91 anni: mica se la tengono perché è la nonna del Regno Unito ed è tanto graziosa, con quei tailleur color pastello… Questa è un’osservazione che feci già a ‘UnoMattina’ l’anno scorso. Elisabetta non è un simulacro da mantenere per ragioni estetiche o di mero costume: la Regina inglese ‘funziona’! Stiamo parlando di un raccordo fortissimo tra i cittadini e le istituzioni incarnate in una famiglia e in una persona.

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