martedì, agosto 21

Questione giustizia, un’ emergenza che non interessa a nessuno La grande assente nella 'lunga estate delle carceri italiane'

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Fabio Valcanover e’ un avvocato di Trento da sempre impegnato sul fronte dei diritti civili e nella difesa dei più deboli.. Assieme al consigliere provinciale Lorenzo Baratter ha effettuato una visita ispettiva nel carcere della sua città. Ecco il suo ‘rapporto’: «…Scabbia e tubercolosi le malattie infettive più diffuse. Le problematiche relative alle strutture carcerarie in Regione si accumulano…Non ci sono abbastanza infermieri, ne mancano sicuramente due o di più a seconda di quali numeri si voglia tenere in considerazione (in particolare: i numeri della previsione iniziale (220 unità) o numeri a cui si è attestato ora (318 unità)». Una carenza che, dicono gli addetti, potrebbe essere contrastata con una specifica indennità di medicina carceraria, che è compito dell’Azienda sanitaria prevedere. Mancano inoltre i turni notturni (ci sono solo due turni e finiscono entrambi nel tardo pomeriggio), «in caso di urgenze, in assenza di personale sanitario è d’obbligo l’alternativa tra ridimensionare e aspettare la mattina o inviare direttamente in ospedale, non essendo presente personale infermieristico o medico. Con ciò organizzando un’uscita che fa diminuire ulteriormente il numero del personale della polizia penitenziaria in effettivo lavoro nella casa circondariale».

Insufficiente anche la presenza dei medici e «in caso di emergenze notturne una comunità di 350 persone in quelle condizioni necessiterebbe della presenza di un medico di turno», così da evitare ricoveri cautelativi. «Chi deve provvedere? Sicuramente, anche in questo caso, l’Azienda sanitaria».
Valcanover rende inoltre noto che «ci sono circa una trentina di detenuti che frequentano il Ser.D. (servizi per le dipendenze) interno con terapie di mantenimento o scalari, tuttavia maggiore è il numero di persone che si dichiarano tossicodipendenti all’ingresso in carcere, va da sé che non tutti coloro che ne hanno bisogno usufruiscono del servizio per tossicodipendenti. Scabbia e tubercolosi sono le malattie infettive diffuse all’interno della Casa Circondariale trentina, che vengono prese in carico e controllate. Inoltre una decina di persone dovrebbero essere in cura con terapie psichiatriche costanti, e il 40% dei detenuti fa uso sistematico di benzodiazepine, come ad esempio il valium».

E’ da credere che quello di Trento non sia un caso limite. Anzi, e’ probabile che vi siano carceri ed istituti di pena che versano in condizioni peggiori e molto più critiche.
Si prendano i suicidi in carcere. Sono una sorta di cartina al tornasole per comprendere quello che accade nelle prigioni e negli istituti di pena. I suicidi in carcere continuano al ritmo di quasi uno al giorno. L’ultimo nel carcere di La Spezia (ma non e’ detto che quando leggerete questo articoli altri detenuti siano “evasi” definitivamente).  La vittima è Nadir Garibizzo, ex medico di 60 anni, detenuto nel carcere di La Spezia con l’accusa di tentato omicidio. Con questo suicidio siamo arrivati a quota 33 dall’inizio dell’anno.

Il giorno prima un altro suicidio avvenuto nel carcere Marassi di Genova e riguarda un giovane poco più che trentenne per la prima volta in carcere. Il garante nazionale delle persone private delle libertà Mauro Palma fa sapere che era detenuto da meno di una settimana e il suo reato era spaccio di lieve entità: «La sua collocazione sociale», dice Palma, «era quella di giovane senegalese, con paternità e maternità sconosciute, disoccupato, senza fissa dimora. In sintesi, povero e solo».

Stefano Anastasia, Coordinatore dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, e Garante per le Regioni Lazio e Umbria, parla di «lunga estate calda delle carceri italiane». Anastasia e gli altri Garanti richiamano l’attenzione della società civile e delle istituzioni locali e nazionali sulle condizioni di vita dentro e fuori le carceri, e su quanto potrebbe essere fatto per garantire loro una speranza di vita migliore prima ancora che vengano arrestati: «È il vecchio tema sollevato tanti anni fa dal migliore dei magistrati di sorveglianza e dei capi dell’amministrazione penitenziaria che questo Paese abbia avuto, il caro Sandro Margara, che denunciava la natura del carcere come discarica sociale e che proprio per questo elaborò una proposta di riforma dell’ordinamento penitenziario volta a liberare la marginalità sociale dal carcere».

Sconsolato Anastasia annota che «quelle proposte sono rimaste lettera morta. Così come sono destinate a restare lettera morta le proposte elaborate nell’ambito degli Stati generali dell’esecuzione penale e della Commissione ministeriale di attuazione della delega alla riforma penitenziaria». Intanto, al 31 luglio, i detenuti sono arrivati a 58.506, 1.740 in più dell’anno precedente; e incancreniscono ogni giorno di più i problemi e le inefficienze legate ad un sistema penitenziario perennemente sovraffollato.

La giustizia (non solo il carcere e le condizioni di “non” vita dell’intera comunità penitenziaria) è la madre di tutte le emergenze del Paese. Una giustizia che non funziona allontana gli investimenti; la non certezza del diritto e la lunghezza dei procedimenti giudiziari allontanano impauriti investitori stranieri e alimentano la fuga di capitali; le detenzioni ingiuste comportano milioni di risarcimento ogni anno…eppure questa emergenza e’ stata completamente espulsa dall’agenda politica; maggioranza e opposizione ignorano la questione e le sue drammatiche implicazioni. Non se ne parla, non se ne discute, non ci si confronta, non si elaborano proposte concrete per un avvio di soluzione degli innumerevoli, annosi, problemi. Va tutto bene, madama la marchesa, sembra essere la comune parola d’ordine. Ma, per usare la nota espressione salviniana, tutto fa pensare che presto “la pacchia” finirà. E nessuno potrà dire: non sapevo, non potevo. Potrà solo dire: non ho voluto.

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