Dalla Mauritania dicono: stiamo indagando. Ma dopo dieci mesi da quello che ha l’aria di un vero e proprio arresto, ancora per Cristian Provvisionato non è stata formulata, pare, alcuna accusa specifica. Un po’, facendo i debiti paragoni, quello che è successo con i marò in India. Solo che la vicenda, anche se appare a prima vista di portata minore, è in realtà molto più complicata. Non ci sono commesse miliardarie, non c’è la follia nazionalista, non c’è neppure un’Ambasciata italiana, ma solo un Console onorario che vale per quello che è in una capitale dal nome impronunciabile, Nouachott, di un Paese grande neanche quanto Roma. Da quelle parti, quasi una colonia francese, ritengono di essere stati fregati e si tengono stretti l’unico ostaggio in qualche modo legato alla vicenda, un italiano quarantenne, diabetico, che in poco tempo ha già perso trenta chili. Un fantasma su cui fanno leva per riavere, probabilmente, i soldi persi in un affare andato a male.
La Farnesina, in attesa di capirne di più, sembra decisa a non intervenire pubblicamente, così come l’Ambasciata in Marocco, che è così lontana. Inutile chiedere conferma, dunque, ma sembra che tutto l’oggetto del contendere sia un milione di euro che in qualche maniera la Mauritana vorrebbe recuperare. Come? Anche dall’Italia, naturalmente, anche se francamente non sembra una strada da percorrere: non si può pagare un riscatto per una questione, tutto sommato, privata. Molto più semplice, e giusto, sarebbe rivolgersi a chi ha mandato Provvisionato in Africa. Cioè la società V-Mind che, guarda caso, a marzo 2016 ha chiuso. Oppure approfondire l’uscita dalla Mauritania di Leonida Reitano, -come ha provato fare ‘Radio Padania‘ (potete ascoltare dal 17° minuto di questa registrazione)- che Provvisionato (nella prima lettera chiama ‘l’altro italiano’ e nella seconda lettera chiama ‘il professore’) era andato di corsa a sostituire.
Sicuramente è una storia estremamente complessa, piena di aziende con connessioni internazionali, visto che si parla di sicurezza. Ci sono spagnoli, israeliani, toh! anche indiani. E un forte sospetto: che nel sistema venduto agli africani fosse presente un trojan, cioè un virus, o, meglio ancora, un malware, un ‘cavallo di troia’, programma apparentemente innocuo che installa procedure pericolosissime . Chiaro che Cristian Provvisionato, andato in Mauritania solo come presenza ‘di facciata’, non c’entri nulla ma è diventato ostaggio di conseguenza, come continua ripetere la famiglia.
Il quadro è vasto e preoccupante. Talvolta non si riesce ad avere risposte, ma è importante comunque farsi domande. E sono tante.
La famiglia è convinta del coinvolgimento, in qualche maniera, dei servizi segreti italiani, ma è evidente che su un aspetto del genere c’è buio totale. Sono sincero: non vedo affari tali in quel Paese da giustificare l’interesse diretto del nostro Governo -e l’ipotesi, appena ventilata, di un rapporto con la vicenda degli F35 o con gli elicotteri Agusta (affare con Nuova Delhi da dieci miliardi di euro), non sembra al momento confortata da alcuna prova. Ci può essere l’interesse strategico per un territorio così vicino al Mali, alla Nigeria e alla Somalia, e, soprattutto ci potrebbe essere l’interesse degli Stati Uniti, che cercano di spezzare l’egemonia francese, ma anche questa è solo un’ipotesi.

