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Siria

Quel che resta di Assad

È iniziata l’era delle milizie armate e legittimate come eserciti

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La zona nord-est di Aleppo è ormai sotto il controllo dell’esercito siriano di Assad e delle milizie alleate. I ribelli di Jaish al-Fatah si sono spostati nei quartieri a sud-est: hanno perso più di un terzo del loro territorio nella città. Adesso aspettano che l’esercito siriano irrompa da nord-ovest nell’ultimo bastione rimasto sotto il loro controllo. A est cercano accordi con le milizie curde delle Unità di Protezione Popolare, sostenute dagli Stati Uniti: sono loro ad essere entrate in uno dei quartieri della città, quello di Sheikh Maqsud strappandolo al controllo dei ribelli, pare dopo un accordo tra le parti. Migliaia i civili in fuga dai combattimenti: in 10.000 hanno già lasciato le zone sotto assedio. Molti si rifugiano nelle aree controllate dalle forze governative di Assad, parecchi hanno chiesto asilo alle milizie curde, ma altri hanno scelto le zone ribelli a sud di Aleppo, ancora sotto i bombardamenti. Difficile capire cosa li spinga a fuggire nei quartieri della città dove nessun ospedale è più operativo e dove mancano ormai del tutto carburante ed elettricità. Di sicuro tutti sanno molto bene che il presidente siriano Bashar al-Assad non tollererà sacche di opposizione sunnita una volta che avrà preso possesso della città: è successo anche a Damasco nel sobborgo di Khan al-Shih, dove la popolazione sunnita, in accordo con l’esercito siriano, ha lasciato il quartiere per spostarsi in altre aree controllate dai ribelli. Il timore di ritorsioni è altissimo.

L’agenzia statale siriana ‘Sana‘ segue le vittorie delle forze di Assad e in questi giorni lancia report trionfalistici sull’imminente liberazione di Aleppo. Ma l’esercito siriano, che dovrebbe essere l’attore principale di queste vittorie, non è più quello di prima. In oltre cinque anni di guerra civile ha subito defezioni, ha perso uomini, risorse e mezzi. È stato costretto a cedere il controllo di vaste porzioni di territorio a milizie paramilitari locali, spesso in lotta tra loro. Di fatto, ha mantenuto solo il controllo delle forze aeree e dei mezzi pesanti. Ma anche qui i consiglieri iraniani dettano legge. Una settimana fa il quotidiano siriano ‘Al-Watan‘, vicino ad Assad, ha annunciato che un consorzio di società iraniane sta gettando le basi per diventare il terzo operatore telefonico in Siria: la spartizione del Paese, anche in settori ritenuti ‘sensibili’ come quello delle telecomunicazioni, è già cominciata.

In Siria forse il vero vincitore sul campo è Hezbollah, la milizia libanese presente al fianco di Assad fin dai primi giorni della ribellione. Gli sciiti di Hezbollah hanno un ruolo preponderante nella battaglia di Aleppo: sono loro a pagare il tributo di sangue più alto. Se i siriani lanciano bombe dagli elicotteri e gli iraniani supervisionano dalle basi sulla costa, gli uomini di Hezbollah combattono sul fronte. Il presidente russo Vladimir Putin lo ha capito al volo: alla metà di novembre, nei giorni precedenti all’assalto finale sulla città, alti ufficiali dell’esercito russo hanno incontrato per la prima volta i comandanti di Hezbollah operativi ad Aleppo per coordinare le fasi finali della battaglia. Lo ha riportato il quotidiano libanese ‘Al-Akhbar‘, vicino all’organizzazione sciita, sottolineando che i militari russi avrebbero espresso il desiderio di mantenere aperto un canale di comunicazione ufficiale con Hezbollah in Siria.

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Un commento su “Quel che resta di Assad”

  1. donato zeno scrive:

    Autunno arabo?

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