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Quel magico trombone di Chambers

Il 19 ottobre 1967 muore il trombonista Henderson Chambers, uno dei protagonisti del jazz orchestrale

washingtongeorges
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Il 19 ottobre 1967 muore a New York il cinquantottenne trombonista Henderson Chambers, uno dei più versatili protagonisti del periodo d’oro del jazz orchestrale.

Nato ad Alexandria, in Georgia, il 1° maggio 1908, inizia a coltivare la passione per uno strumento inusuale come il trombone negli anni Venti. In quel periodo è ancora studente e suona con la banda del Morehouse College di Atlanta. Non pensa che la musica possa diventare la sua vita. In quei tempi sono pochi i ragazzi che si immaginano musicisti a tempo pieno al di fuori dell’ambito della musica ‘colta’. In più, se sei nero è meglio non farsi troppe illusioni.
Con il passare del tempo, però, cresce la sua dedizione allo strumento grazie anche alle nuove possibilità offerte dai cambiamenti in atto nel sistema dello spettacolo statunitense. Nuove orchestre, nuovi locali creano nuove opportunità. Pian piano quello che sembrava un hobby diventa sempre più coinvolgente e impegnativo.
La svolta avviene nel 1931
, quando il trombone si trasforma definitivamente in un lavoro a tempo pieno e remunerato. Il primo direttore d’orchestra che gli offre un ingaggio professionale è Neil Montgomery. Il compenso non è granché, ma consente al giovane Chambers di fare quello che più gli piace: suonare.

Per tutti gli anni Trenta la sua popolarità non va sostanzialmente oltre i confini della Georgia, lo Stato dove è nato. Passa da un locale jazz all’altro suonando con quasi tutte le orchestre delle varie zone.
È quello il periodo di maggior diffusione delle cosiddetteterritory bands‘, le orchestre territoriali che traggono vita e sostanza dal luogo dove sono nate e non hanno né l’intenzione né, probabilmente, la possibilità di andare altrove. Sono gruppi musicali indissolubilmente legati a una zona e, in qualche caso, addirittura a un solo locale. Lì nascono, lì crescono e lì esauriscono il loro ciclo. La limitazione spaziale non ne diminuisce il valore, anzi. Alcune sono destinate a entrare nella storia del jazz per la capacità di innovazione o per il valore dei solisti. Sono molte quelle che si avvalgono in vari periodi del trombone di Chambers. È il caso delle band di Doc Banks, Jack Jackson, Speed Weeb e Zack Whyte, solo per citare quelle più conosciute.

Verso la fine degli anni Trenta Chambers suona con l’orchestra del sassofonista Al Sears che lascia successivamente per passare a quella di Tiny Bradshaw.
All’inizio degli anni Quaranta decide che è tempo di cambiare aria. Lascia la sua Georgia e se ne va a New York per suonare al Savoy Ballroom con Chris Columbus.
Nella Grande Mela ottiene grandi consensi dalla critica e dal pubblico per le sue qualità. In particolare suscita stupore, interesse ed entusiasmo il suo stile ricco di abbellimenti e sostenuto da una tecnica sopraffina. Bastano pochi mesi di permanenza a New York per fare un nuovo salto di qualità. Chambers viene ingaggiato da Louis Armstrong. Con questa orchestra entra per la prima volta in sala di registrazione nel 1941.

Nel 1943 suona insieme a Don Redman e poi al clarinettista Edmond Hall, con il quale lavora per diversi anni. Il destino vuole che proprio con l’orchestra di Hall accompagni il suo vecchio amico Louis Armstrong nel famoso concerto alla Carnegie Hall dell’8 febbraio 1947, considerato uno dei migliori tra i tanti registrati dal trombettista nel corso degli anni Quaranta.

Negli anni Cinquanta Henderson Chambers suona con Lucky Millinder, Count Basie, Buck Clayton, Cab Calloway, Duke Ellington e Mercer Ellington.
Considerato ormai uno dei migliori trombonisti di scuola swing, rinuncia alla tentazione di dar vita a una propria orchestra e nel decennio successivo darà il suo contributo strumentale alla costruzione del mito di Ray Charles. Nel 1964 torna con Count Basie e con lui resta fino alla fine.

 

 

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