domenica, settembre 23

Quando lo spazio si divide tra cultura e verità scientifiche “Alla ricerca della vita” è stato il tema del secondo convegno del CSA

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Roma sta vivendo un inizio di primavera climaticamente disordinato tanto è che dopo la nevicata appena prima di Pasqua, i venti caldi del sud degli ultimi scorci del mese stanno rinnegando sfacciatamente l’inverno. È una capitale che fa vivere così intensamente le stagioni: il luogo adeguato per ospitare –con un sole accecante- un convegno in cui si è cercata qualche risposta a tanti interrogativi sulla vita, quella al di fuori della nostra Terra. «Sono questioni importanti che l’uomo si pone da diversi millenni con proposizioni variegate e tutte figlie dei tempi in cui sono state formulate». È quanto ripete l’astrofisico Fabrizio Albani che di questi argomenti ne ha fatto ragione di esistenza del Centro Studi Astronomici che presiede dalla sua fondazione. La giornata di approfondimenti si è svolta nella Sala della Protomoteca, uno degli ambienti più prestigiosi del Campidoglio, che si affaccia sui Fori Imperiali e voluta da papa Pio VII nei primi anni dell’800. La manifestazione si è realizzata con il patrocinio dell’Unesco, del Comune di Roma, della Regione Lazio e dell’Accademia Internazionale Costantiniana delle Scienze.

Dunque “Alla ricerca della vita” è stato il tema che il CSA ha affrontato a tutto tondo, ovvero sia dal punto di vista astronomico, ma anche storico, filosofico e religioso cercando di dar seguito ai tanti interrogativi a chi osservando il cielo in una notte stellata si pone la domanda: “Siamo davvero soli nell’Universo?”.

Ha aperto i lavori Marco Nicolella, ricercatore di filosofia che nella descrizione della pluralità dei mondi, ha tratteggiato gli albori del pensiero extraterrestre già dai primi pensatori della Grecia antica, in cui si riteneva già che la Terra non fosse una realtà unica all’interno del nostro universo, ma con i pianeti tutti simili tra loro e contenenti la possibilità di ospitare forme di vita intelligente. Un percorso storico durato fino ai giorni nostri e soprattutto capace di descrivere la ragione evolutiva dei liberi pensatori.

È seguito Claudio Maccone, direttore dell’International Academy of Astrounatics di Parigi, che ha illustrato l’equazione di Drake, nota anche come formula di Green Bank, un modello matematico utilizzato per stimare il numero di civiltà extraterrestri esistenti in grado di comunicare nella nostra galassia (Search for Extra-Terrestrial Intelligence). Un operatore di scienza esatta messa a disposizione dell’immaginazione, particolarmente apprezzata dall’astronomo Carl Sagan, pioniere dell’esobiologia, lo scianziato che convinse la Nasa nell’apporre una targa con i saluti del genere umano a eventuali intelligenze aliene sulla sonda Pioneer 10 lanciata il 3 marzo 1972 in giro per leliosfera. Se qualcuno lontano da noi ha letto l’iscrizione, non ci è dato saperlo.

Chi scrive poi è intervenuto ricordando che la città di Roma ha visto nascere le attività spaziali in Italia, con la realizzazione del programma San Marco a opera degli scienziati Luigi Broglio e Carlo Buongiorno e di un team molto efficace: attività di alta tecnologia dell’ingegno umano che in Italia oggi hanno dato lavoro a circa 5.000 addetti nel solo comparto manifatturiero con un fatturato di tutto rispetto, in un alveo che sta cambiando pelle con una nuova legge sullo Spazio e con le sue principali attività sia scientifiche che commerciali.

Ha preso poi la parola il giornalista del TG2 Giorgio Pacifici che ha riportato le sue esperienze di cronista e di investigatore descrivendo le attività di ricerca che si stanno svolgendo su Marte attraverso un’indimenticabile intervista fatta a Nagin Cox, responsabile del Jet Propulsory Lab della NASA.

La seconda sessione del convegno ha visto la relazione del presidente Albani che ha descritto alcuni degli straordinari progressi dell’astronomia, con le sonde spaziali che stanno esplorando i pianeti del nostro sistema solare, mentre telescopi e radiotelescopi ne studiando tutte le angolazioni in cerca di risposte. Risposte di nuovi mondi, di nuove appartenenze e forse anche di nuove vite.

Poi è toccato a Stelio Montebugnoli dell’Inaf entrare nella descrizione e l’uso di nuovi osservatori installati sia al suolo che in orbita, che hanno permesso la scoperta di oltre 3.500 pianeti extrasolari fino ad una distanza massima di circa 3.000 anni luce. Ricerche in cui l’Italia è sempre presente, con i suoi scenziati e con le sue tecnologie.

Gli ultimi due interventi sono stati anch’essi pieni di significati e di approfondimenti. Giuseppe Tanzella Nitti, ordinario di Teologia Fondamentale alla Pontificia Università della Santa Croce ed astrofisico ha ricordato la figura di padre Angelo Secchi, nel bicentenario della nascita, descrivendo l’evoluzione del pensiero del prelato che ha inaugurato la classificazione e l’analisi degli spettri elettromagnetici dei corpi celesti e grazie a questi studi l’astronomia ottiene le principali informazioni sulla struttura, composizione chimica, dinamica ed evoluzione non solo dei corpi più vicini, ma anche di quelli distribuiti su scala galattica e cosmologica. Una esposizione chiara fatta da un uomo di chiesa di profonda cultura scientifica.

Ha concluso la giornata di studi Enrico Flamini, uno scienziato di fama mondiale, che ha partecipato ai più grandi programmi spaziali italiani e internazionali da una posizione di alta responsabilità istituzionale. E proprio grazie a questa esperienza Flamini ha potuto descrivere la frontiera delle conoscenze accumulate nel nostro Paese con analisi e studi di profonda avanguardia con programmi che hanno reso l’Italia grande tra i grandi.

Al termine dei lavori è stata consegnato il premio C.S.A. “Giornalista scientifico dell’anno 2017” a Ida Colucci direttore del Tg2 per l’impegno costante alla diffusione di una corretta ed esauriente informazione scientifica.

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