lunedì, novembre 20

Quando la musica incontra l’ arte Le opere di Antonio Manzi in scena con la musica di Mozart nel singolare esperimento al Teatrodante-Monni

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Champs sur le Bisance: Carlo Monni, non senza un pizzico d’ autoironia e di esagerazione, amava chiamarla così la cittadina alle porte di Firenze che gli aveva dato i natali e che ne ha apprezzato le gesta di attore e di poeta. Per tutti gli altri, è semplicemente Campi.

La valle onde Bisenzio si dichina…’, così la ricorda Dante nel XXXII canto dell’Inferno, già colonia romana poi podesteria medievale, terreno paludoso bonificato dai benedettini, oggi  è uno dei centri più vitali, anche dal punto di vista culturale e artistico e storico  monumentale  della banlieu fiorentina. Se altrove, la quotidianità ci  propone  immagini di degrado, criminalità e violenza (Ostia docet), in questo Comune di 50 mila abitanti,  a cavallo tra  Firenze Prato e Pistoia, la nota più appariscente è la molteplicità di strutture di svago e di cultura che richiamano giovani  dalle zone limitrofe, Firenze compresa, pienamente recuperate alle attività sociali: come il Teatrodante Carlo Monni, Villa Montalvo, Rocca Strozzi, ed altre come le spa del Benessere che vi si sono insediate. Quanto al Teatro, la struttura interna, dietro l’Ottocentesca facciata progettata  nel 1871 dall’architetto campigiano Mariano Falcini, che dette vita ad uno dei templi della lirica, è stata completamente rinnovata pochi anni fa,  realizzando un  ambiente teatrale  agile  moderno e confortevole che  in breve è divenuto il principale ‘polo’ culturale di questo Comune, che non nasconde le proprie ambizioni.

L’immagine ed il nome di Carlo Monni, scomparso nel 2013 all’età di 77 anni, che ha partecipato ad una settantina di film ( ha infatti lavorato  con registi come Marco Ferreri, Sergio Citti, Massimo Troisi, Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Pupi Avati, Tinto Brass, Francesco Nuti, Paolo Virzì) è  ben impressa nella memoria degli appassionati di cinema se  associarla a quella di Vitellozzo nel celebre film dell’84, Non ci resta che piangere, al fianco di Roberto Benigni e Massimo Troisi. Proprio con Benigni aveva esordito con spettacoli nei locali e nelle feste de L’Unità, poi insieme approdarono nel ’76 su Rai2 nella fantasiosa Onda libera, nella quale i due comici surreali trasmettevano da ‘una stalla di Capalle’ circondati dalle mucche (in quell’ area ora c’è un grande centro commerciale).

Altro cult della tv, Vita da Cioni. E’ dell’81  invece un altro film che lo vide a fianco dell’amico Roberto, oggi film di culto – Berlinguer ti voglio bene, regia di Attilio Bertolucci, tra gli interpreti anche Alida Valli –  cui sono stati dedicati alcuni libri rievocativi, tra cui quello dell’attore, regista e scrittore fiorentino Bruno Santini (firmato anche da Fabrizio Nucci e Jacopo Nesti)  dal titolo Sulle rotte di Berlinguer ti voglio bene. Ebbene, quel film fu girato tra Prato, Quarrata e Campi Bisenzio. Lo stesso Santini, che molti ricorderanno  non solo per  i film con Leonardo Pieraccioni ma anche per le numerose serie tv, tra le ultime la più celebre è Caruso, la voce dell’amore, ha curato la regia di un film-documentario dedicato all’amico Carlo Monni, dal titolo Saluti e baci da Champs sur  le Bisance.

Questo retroterra cinematografico e artistico è considerato uno stimolo importante per lo sviluppo delle attività artistiche di vario genere in una realtà come quella di Campi Bisenzio. Più che doverosa dunque l’intitolazione del teatro della   piccola cittadina ad un attore e ad un poeta come Carlo,  anticonformista e ribelle, amante del Cardarelli, che  al grande successo ed  alla vita agiata e alla mondanità, preferiva le trattorie e le bettole;  e al Paradiso, l’Inferno: non è un caso che abitasse in un piccolo appartamento del vicolo che porta questo nome nel centro di Firenze. Città che lo ha amato e che lo vedeva ogni mattina fare jogging lungo il viale delle Cascine. Dove la fermata della tranvia, porta ora il suo nome.

Dunque, è nel nome di Carlo Monni, che il Teatro di Campi, sotto la direzione di Andrea Bruno Savelli, sta portando avanti da  qualche  anno, un calendario assai articolato che,  ad alcuni classici o lavori di contemporanei delle compagnie di giro, affianca produzioni locali,  nonché letture poetiche   incontri  balletti e concerti dedicati  ai ragazzi ed alle famiglie, con autori come Lee Master, Rodari, Don Milani, e compositori come Prokoviev ed altri ancora, senza trascurare gli spettacoli  dedicati alla comicità ed ai suoi protagonisti toscani ( da Francesco Nuti  allo scomparso  Andrea Cambi).

Quest’anno la stagione si è aperta con un’ operazione che ha,  almeno da queste parti,  il sapore della novità: come la serata celebrativa del decennale del Teatrodante Carlo Monni e del  Museo Manzi. Cos’ è accaduto quella sera di tanto importante? E’ successo che sulla scena  non sono comparsi  gli attori, bensì un’ Orchestra  – La Filharmonie –  e una  serie di sculture e dipinti, proiettati su un grande schermo, realizzati da un artista  cui la città di Campi ha dedicato un Museo: Antonio Manzi. Per la verità, il connubio tra arte musicale e pittorica, ove ognuna si pone al servizio dell’  altra,  non è una novità assoluta. La mente corre infatti subito ai Quadri di una esposizione, una suite per pianoforte, composta da Modest Petrovic Musorgskij in memoria dell’amico architetto e disegnatore  Viktor Aleksandrovic Hartmann, improvvisamente scomparso all’età di 39 anni. Il grande compositore russo rimase talmente colpito dalle opere   dell’amico scomparso (circa 400 disegni e acquerelli  frutto dei suoi numerosi viaggi all’estero) esposte all’Accademia russa delle arti di San Pietroburgo,  che  in poche ore compose uno dei suoi capolavori, eseguito in seguito dall ’orchestra diretta dal grande Maurice Ravel.

La pubblicazione dello spartito ebbe poi una vita travagliata. Ma questa è un’altra storia. Altro precedente più recente, è quello della coppia (anch’essa di amici)  rappresentata da Angelo Branduardi e dal pittore varesino Silvio Monti, che nel 2004 iniziarono la propria comune avventura partendo dal castello di Masnago di Varese, dal titolo Altro altrove e viceversa, ove l’arte pittorica di Monti si ispirava direttamente sulla scena, ai brani interpretati dal più famoso menestrello italiano, che richiamavano storie e personaggi incontrati in un ideale viaggio intorno al mondo (dal Nepal agli Indiani d’America). Mentre Angelo cantava Silvio dipingeva: un perfetto connubio musica-poesia – pittura.

Ed un connubio altrettanto suggestivo ed efficace è quello della coppia Antonio Manzi (pittore e scultore) e del giovane direttore d’orchestra, l’iraniano Nima Keshavarzi. Sul palco del Teatrodante Carlo Monni,  il poco più che trentenne Maestro ha diretto un’orchestra formata da 40 musicisti tutti under 35, comprendente alcuni  dei più brillanti professionisti del panorama toscano. Lo stesso Maestro  è stato uno dei più brillanti allievi della scuola di Musica di Fiesole fondata  da Piero Farulli, ed  è apprezzato anche dal grande Zubin Metha. ”Il quale” – mi dice Nima – “mi ha incoraggiato e dato utili consigli. La nostra avventura, con questa orchestra, è iniziata  da appena un anno e iniziative come questa di Campi ci sono certamente d’aiuto per proseguire il cammino, in Italia e all’estero. Con il Maestro Manzi abbiamo concordato i brani e gli autori da eseguire, ritenuti più evocativi delle opere artistiche da interpretare musicalmente: si tratta di autori importanti come  Bach, Respighi, Mendelssohn e Mozart. Per alcuni dei quali si è avuta l’interpretazione del soprano Francesca Caligaris.  E’ accaduto perciò che mentre apparivano sulla scena teche con   sculture del Maestro Manzi o sul fondale venivano proiettate alcune sue grandi opere, la nostra Filharmonie, eseguiva brani scelti  dei grandi compositori citati. E’ stata una bella collaborazione la nostra che mi ha consentito di scoprire e   stringere amicizia   con un artista straordinario come Antonio”.

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