sabato, dicembre 16

Quali tesori… di metal detector? field_506ffbaa4a8d4

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I primi esemplari di metal detector prodotti di enormi dimensioni, molto pesanti e quindi poco maneggevoli, erano sensibili soltanto ad oggetti metallici di una certa dimensione e risultavano molto critici nel loro uso, instabili e fortemente influenzati dalla mineralizzazione del terreno e da qualsiasi oggetto metallico nella zona di ricerca (scorie o rifiuti come: barattoli, chiodi, pezzi o schegge di metallo ecc.), ma erano, all’epoca, più che sufficienti per ricercare masse metalliche ragguardevoli per dimensioni e peso e localizzarli (come ordigni bellici). Essi erano poi neutralizzati dagli artificieri per la bonifica del terreno in piena sicurezza e tutto grazie all’ingegno umano tecnologizzato.
Finito il conflitto, si è capito che i metal detector, fino allora impiegati solamente in guerra, avrebbero potuto avere un enorme sviluppo anche in campo civile, se solo creati più maneggevoli, più duttili in settori dell’industria e del lavoro.
La corsa per realizzazione di metal detector per le nuove esigenze
civili fu praticata da numerose case costruttrici; obiettivo la realizzazione di sofisticati dispositivi di ricerca per usi industriali: dall’edilizia (ricerca cavi e tubi nei muri) all’industria del legno (chiodi, viti ecc. nascosti nei tronchi), dalle società gas luce ed acqua (localizzazione tubature, ecc.), alle Forze dell’Ordine (perquisizioni bagagli e personali), fino all’archeologia, e in tanti altri settori, creando i cosiddetti metaldetector semplici o ‘cercametalli’.
Il risultato di questo rinnovamento fu che erano pur sempre oggetti da lavoro e mancavano ancora della necessaria comodità per un hobbista come propria attrezzatura: un vero e proprio calvario per chi avesse voluto intraprenderla con i materiali disponibili allora.
In tempi recenti è stata immessa sul mercato una nuova rivoluzionaria generazione di metal detector: la ditta produttrice per l’offerta di materiali sempre più efficaci, leggeri e innovativi, è la White’s, con sede in Oregon USA, già nel lontano 1948 la capostipite dei produttori di metal detector per hobby.
I nuovicercametallihanno sensibilità più elevate e i modelli più sofisticati dispongono di circuiti in grado di distinguere metalli come ferrosi, quindi rottami, dai metalli nobili (oro, argento, rame, ecc.), studiati per non essere influenzati dal terreno (anche se molto mineralizzato) durante la ricerca, passando pian piano ad una ricerca di tipo hobbistico.
Costruiti a misura d’uomo, hanno dato vita ad un vero e proprio boom della prospezione elettronica in tal campo, sviluppatosi in tutto il mondo come un tipo di ricerca che convoglia migliaia di persone verso questa nuova attività ‘ludico-ricreativa’ definita come l’‘hobby del ricercatore’ e un’alternativa a tanti altri modi di passare il temo meno coinvolgenti ed interessanti.

Tra questi hobbisti che hanno fatto della ricerca oggetti con il metal detector la propria passione,  Marco Gaddini, Fondatore e Presidente dell’Associazione Space Metal Detector che poi è stato aiutato e seguito dai cugini, diventati Vice Presidente, Tesoriere e Consiglieri, il resto è un Consiglio di 9 persone. L’associazione conta una sessantina di persone iscritte, che ha una sede a Firenze, dove si riunisce tutti i mercoledì.

 

Come viene usato il metal detector per cercare i tesori nascosti, quelli che voi proponete come associazione?

Noi li chiamiamo tesori, ma sostanzialmente non li abbiamo mai realmente trovati come tali. Cerchiamo oggetti per confermare delle fonti scritte, oppure che ci capita di leggere. Ci rechiamo sui luoghi dove sono avvenute battaglie, guerre con la possibilità, o meglio l’opportunità, di trovare maggiormente cose interessanti, altrimenti in base a ciò che possiamo ricordare o capire di alcuni avvenimenti risalire se ci potevano essere stati avvenimenti di una certa importanza e quindi maggiore accumulo dei reperti di certe fasi storiche. Per esempio se troviamo un fiorino vuol dire che siamo nella zona di Firenze, oppure che un cittadino di quella città è passato di lì. Non ci spingiamo molto sotto terra perché le nostre macchine arrivano soltanto a 30 cm più o meno, ma poco sotto terra si possono trovare innumerevoli cose. Se fossimo appoggiati dagli archeologi e portandogli le cose si potrebbe anche cercare di stabilire chi abitasse e chi no queste valli nei tempi passati. Le nostre macchine sono state comprate su internet e si aggirano intorno a vari prezzi da 150 fino a 1.500 euro. Ci piace frequentare molto gli uliveti, dove si trova ogni genere di materiale: bottoni, monetine, biglie di vetro o di piombo con le quali si giocava da bambini, ma anche tanta spazzatura che togliamo da quel luogo e ce la portiamo dietro. In ciò consiste fondamentalmente il nostro hobby.

 

In che cosa si differenzia la vostra ricerca per esempio da quella archeologica?

La nostra ricerca amiamo definirla ‘sottofoglia’ perché si estende sotto terra fino a 20-30 cm, come già dicevamo prima, mentre gli archeologi si spingono molto più in fondo. Fondamentalmente noi saremmo contenti di accompagnare gli archeologi nelle loro missioni perché quando essi levano la terra, ne tirano via ben mezzo metro per fare le indagini di scavo, in quella terra di riporto esiste sicuramente qualcosa che ci potrebbe interessare e che potremmo identificare con i nostri mezzi, aiutandoli nella loro ricerca e i loro studi di ricostruzione di quello spazio nel corso dei secoli. Diciamo che se troviamo delle monetine di Vittorio Emanuele II è tanto perché sono a 10-20 cm sotto terra, mentre se sono più in fondo non le possiamo trovare, spetta al lavoro degli specialisti come gli archeologi riscoprirle. Abbiamo molto roba in archivio che non sappiamo come catalogare, e che loro potrebbero valutare aiutandoci a stabilire cosa è importante di valore e che cosa non lo è. Ricostruiamo soltanto via Internet le varie monete antiche, bottoni se appartengono alla guerra o con stemmi araldici, ma non siamo esperti e non possiamo stabilire altro.

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