venerdì, settembre 22

Quali sono i maggiori produttori di armi dotate di intelligenza artificiale? Oggi l'intelligenza artificiale è usata anche nel settore militare, USA, Cina e Russia sono diventati i principali Paesi produttori di queste tecnologie

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L’intelligenza artificiale è una disciplina recente che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono di progettare sistemi hardware e programmi software in grado di fornire ad un computer prestazioni che sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana. Le aree di applicazione dell’intelligenza artificiale sono vaste e riguardano: il settore aerospaziale, il campo medico, la robotica, la domotica ed oggi anche il settore militare. A questo proposito, le grandi potenze mondiali, quali USA, Cina e Russia, stanno investendo ingenti capitali per produrre armi tecnologiche in grado di essere utilizzate in un conflitto armato.

I leader militari cinesi ritengono che la natura della guerra stia cambiando e, perciò, si stanno affidano alla robotica e ai sistemi senza equipaggio per combattere gli avversari, sia via aerea, che via terra e via mare. I sistemi senza equipaggio sono considerati rivoluzionari perché sono dotati di tecnologie intelligenti, di nanotecnologie e di micromeccaniche. Tutte componenti informatiche che ne fanno strumenti sofisticati e all’avanguardia, e i progettisti che vi lavorano costantemente sono in grado di personalizzarne le dimensioni e le capacità per ottenere una maggiore flessibilità in base alle missioni da compiere.

Per quanto riguarda il settore militare di terra, queste armi altamente tecnologiche dovrebbero essere impiegate nei seguenti contesti: antiterrorismo, sorveglianza e ricognizione, colpi di precisione a lungo raggio, esercitazioni militari, pattugliamento di confine e smaltimento di ordigni esplosivi. Ma la strategia cinese non si esaurisce di certo qui, perché il Paese sta investendo anche nella robotica subacquea.

Una tale rete di monitoraggio può rilevare sia i disastri naturali, come tifoni e uragani, sia individuare i sistemi subacquei degli avversari. Altri sistemi di robotica subacquea si occupano di attività extra militari come la riparazione di cavi sottomarini e lo sfruttamento delle risorse naturali. Infine, gli scienziati e i tecnici stanno lavorando su veicoli aerei senza equipaggio, indispensabili nelle missioni ad alto rischio che prevedono l’abbattimento delle difese aeree nemiche.

Gli Stati Uniti, come la Cina, hanno messo l’intelligenza artificiale al centro della loro politica militare per mantenere il loro dominio a livello mondiale. Robot, mine terrestri autonome, missili con poteri decisionali e minuscole spie robotiche sono tutte attrezzature che fanno parte del loro arsenale militare dotato di intelligenza artificiale.

Si sostiene che droni autonomi abbiano già sorvolato sopra una zona di combattimento per sconvolgere le comunicazioni del nemico, fornire una sorveglianza in tempo reale e sparire velocemente senza essere intercettati. Gli USA hanno già testato missili che possono decidere cosa e chi attaccare ed hanno costruito navi che sono in grado di abbattere i sottomarini nemici a migliaia di chilometri di distanza senza alcun aiuto umano.

Inoltre, stanno progettando aerei da combattimento dotati di congegni robotizzati che possono volare a fianco degli aerei pilotati da uomini. Le nuove armi offrono velocità e precisione ineguagliate da qualsiasi essere umano e riducono il numero e il costo di soldati e piloti esposti ad una morte potenziale e la perdita in battaglia del loro arsenale.

La sfida per il Pentagono è quella di assicurare che le armi siano partner affidabili per gli esseri umani e non delle potenziali minacce per loro. l droni, ad esempio, utilizzati nelle loro recenti battaglie, hanno saputo distinguere un soldato armato da un civile grazie a dei programmi software di riconoscimento umano installati al loro interno. Il progetto è gestito dall’Advanced Research, conosciuta come ‘Darpa’, che sta sviluppando il software necessario per le macchine che potrebbero lavorare con piccole unità di soldati o marines.

A differenza dei droni attualmente utilizzati dai militari che richiedono la presenza di qualcuno che sappia pilotarli con un telecomando, questi tipi di velivoli lavorano in totale autonomia e non hanno bisogno di essere guidati da un essere umano.

Oltre alla Cina e agli Stati Uniti, anche la Russia sta investendo in questo settore e sta sperimentando un modulo di combattimento chiamato ‘Kalashnikov’ (dal nome del creatore di armi russo) che sarà costituito da una pistola collegata ad una console che rimescola costantemente i dati di un’immagine per identificare possibili bersagli e prendere decisioni di fondamentale importanza, quali colpire o meno un nemico. Il modulo di combattimento ‘Kalashnikov’ comprende mitragliatrici da 7.62 millimetri dotate di telecamere connesse ad un sistema informatico caratterizzato da reti neurali che apprendono una miriade di informazioni prendendo spunto da immagini campione indispensabili per la corretta individuazione del nemico.

Un robot da campo di battaglia, per esempio, può memorizzare immagini di soldati, guerriglieri e civili disarmati in un database di bordo. Se le immagini rappresentano un essere umano, la rete neurale paragona la persona che sta vedendo nella realtà con quella presente nel database. Se la persona individuata ha con sé un’arma da fuoco o indossa un’uniforme delle truppe nemiche, il robot spara senza indecisione alcuna provocandone la morte.

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