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Quale impatto sul Sud America con Trump Presidente?

Ci si attende un cambio di rotta nelle relazioni con il Latino America

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Tutto inizia con il suo cavallo di battaglia: la costruzione di un muro lungo il confine con il Messico. Al di là delle implicazioni pratiche apparentemente difficili da effettuare, dal punto di vista simbolico quest’idea è un taglio netto con gli Stati meridionali del continente americano.

 

Ma che interessi ha il nuovo Presidente statunitense? Dal punto di vista strettamente personale ha fatto investimenti consistenti: la Trump Tower a Panama e il Trump Hotel di 13 piani a Rio de Janeiro – inaugurato giusto prima dei Giochi Olimpici – sono solo esempi della sua attenzione (economica) verso sud.

I Panama Papers dello scorso aprile rivelarono circa 215 mila informazioni segrete su società offshore: Trump fu citato 3540 volte e il suo impero viene collegato a circa 32 società offshore. Queste sono solo pillole dei suoi interessi ad personam.

 

Per quanto riguarda la politica, Trump ha sempre puntato il dito contro i suoi vicini messicani, chiamandoli killer, rapitori e delinquenti. Queste frasi vennero definite “Assurde e cariche di pregiudizi” da parte del Ministro degli Interni messicano.

Inoltre Trump affermò di voler cancellare l’accordo di libero scambio Nord Americano – il NAFTA – definito “un disastro!”. Esso prevede libertà di commercio tra Messico, USA e Canada. Nel 1992 – anno della firma del trattato – l’accordo fu definito un successo: in 23 anni il commercio di beni e servizi degli Stati Uniti è più che quadruplicato; il Canada è il primo partner commerciale degli USA e il Messico è il secondo per beni esportati. La fattibilità di questa idea resta molto bassa proprio perché intacca gli interessi delle lobby statunitensi, ma mette in guardia l’intero continente ora che il nuovo Presidente si insedierà alla Casa Bianca.

 

Un’altra mina agli accordi firmati dalle vecchie amministrazioni riguarda il Cuban Adjustment Act: la legge che permette ai cubani che toccano il suolo americano di richiedere legalmente la residenza permanente negli States. L’immigrazione è stato il suo grande cavallo di battaglia durante la campagna elettorale, incolpando i latinos – ma anche i musulmani – di essere i più grandi criminali del Paese.

A questo proposito la prima conseguenza nel continente sarà la crescita del sentimento anti americano: proprio il Presidente ecuadoregno Correa disse che con Trump Presidente ci sarà un rinvigorimento della regione sudamericana. Paragonando la sua presidenza a quella di Bush, affermò che una politica estera di destra molto forte consoliderà i presidenti socialisti che stanno tentennando, dall’Ecuador al Nicaragua, passando per la Bolivia e il Venezuela.

Un Presidente così aggressivo nei confronti dei vicini sudamericani equivale a fornire delle nuove munizioni ai leader meridionali, dandogli un nuovo uomo nero a cui dare la colpa. Questo effetto può creare del caos in tutto il continente, alimentando un forte sentimento anti gringos.

Anche il nuovo Presidente del Perù – Pedro Pablo Kuczynski – si pronunciò riguardo ad una possibile amministrazione Trump, affermando che “…se verrà eletto Presidente, prenderemo una sega per recidere i rapporti con Washington”.

Mentre invece Evo Morales, Presidente della Bolivia, disse “Non mi importa chi vinca le elezioni tra Clinton e Trump, tanto gli Stati Uniti hanno solo una politica: l’intervento.”, e ancora: “…non è un Paese governato dal Presidente, bensì dalle banche e dalle imprese”.

 

Ogni leader ha una posizione differente sul nuovo Presidente, ed è molto difficile fare un’analisi chiara su ciò che accadrà in Sud America dato che i propositi di Trump appaiono altamente infattibili dal punto di vista pratico. Ciò che è certo è che ci potrebbe essere un cambio di rotta nelle relazioni con i Paesi latinoamericani, con risvolti a prima vista negativi.

 

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