sabato, dicembre 16

Qatar: la soluzione in mano agli USA

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Quella che sta andando in scena nel Golfo attorno al Qatar dallo scorso 5 giugno è una crisi diplomatica che non piace affatto agli Stati Uniti, i vertici della diplomazia, secondo gli osservatori americani vicini ai repubblicani di Bush, sono infastiditi e spazientiti. Il Segretario di Stato, Rex Tillerson, ha esortato il Qatar e la coalizione di Paesi sunniti guidati dall’Arabia Saudita, che dal 5 giugno hanno rotto i rapporti con Doha, di «ridurre il livello delle polemiche» per tentare di trovare una soluzione.

Lo scorso 23 giugno, il Kuwait, mediatore nella querelle diplomatica, ha consegnato a Doha un elenco di 13 condizioni avanzate dall’Arabia Saudita. In quelle che vengono definite come 13 ‘richieste collettive’, che il Qatar ha dieci giorni di tempo per accettare, Al Qatar viene chiesto innanzitutto di interrompere le relazioni diplomatiche con l’Iran e chiudere le missioni diplomatiche nella Repubblica Islamica. Tra le richieste: chiusura dell’emittente ‘al-Jazeera’ e di altri media ‘sostenuti dal Qatar’; chiusura della base militare turca in costruzione nell’Emirato; stop a qualsiasi legame con leorganizzazioni terroristiche‘, compresi i Fratelli Musulmani, il sedicente Stato Islamico (Is), al-Qaeda, il movimento sciita libanese Hezbollah e Jabhat Fath al-Sham, ex Jabhat al-Nusra; estradizione di tutti i soggetti ricercati per terrorismo da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrain ed Egitto; stop ai finanziamenti ai gruppi estremisti. A Doha si chiede, inoltre, di «porre fine alle interferenze nelle questioni interne di altri Paesi» e di provvedere al pagamento di risarcimenti alle vittime nei quattro Paesi arabi «delle politiche del Qatar degli ultimi anni».

La risposta del Qatar non si è fatta attendere. «ragionevoli», «fattibili»: così il Qatar considera le richieste dei quattro Paesi arabi per porre fine all’isolamento dell’emirato. Il Ministero degli Esteri del Qatar ha annunciato che Doha risponderà ufficialmente alle richieste «irrealistiche» inviate, tramite il Kuwait, che sono comunque all’esame. Il «Qatar sta esaminando le richieste dei quattro Stati per rispetto verso il Kuwait e per la sicurezza regionale», ha detto il Ministero in un comunicato.
Per Sheikh Saif bin Ahmed Al Thani, direttore dell’ufficio stampa del Governo, citato dalla tv satellitare ‘al-Jazeera‘, «l’elenco di richieste conferma quello che il Qatar dice sin dall’inizio, ovvero che l’isolamento illegittimo non ha nulla a che vedere con il contrasto al terrorismo, ma mira a limitare la sovranità del Qatar, a interferire nella sua politica estera».
La «risposta appropriata» verrà consegnata al Kuwait, impegnato nella difficile mediazione. «Il Segretario di Stato Usa ha chiesto di recente ai Paesi responsabili del nostro isolamento di produrre un elenco di richieste ‘ragionevoli e fattibili’. La lista non risponde a quei criteri».

E’ esclusa la possibilità di una escalation militare della crisi tra il Qatar e alcuni Paesi della regione: la diplomazia resta la priorità, ha ribadito il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, tuttavia, se Doha non accetterà le richieste dei quattro Paesi arabi per porre fine alla crisi l’unica «alternativa» sarà «l’isolamento».
«Il Qatar cerca di proporre un’agenda iraniana», ha insistito Gargash, «stiamo cercando di interrompere il sostegno al terrorismo da parte del Qatar. Non possiamo più accettare dal Qatar quello che abbiamo accettato negli ultimi anni»L’obiettivo, ha insistito Gargash, non è un «cambio di regime» in Qatar, ma un «cambiamento del comportamento» delle autorità di Doha. «L’alternativa non è l’escalation. L’alternativa è l’addio».

E immediatamente hanno risposto gli altri 2 Paesi coinvolti nella crisi: Iran e Turchia. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che l’ultimatum al Qatar dell’Arabia saudita e dei suoi alleati è «contrario al diritto internazionale». In base alle richieste saudite, la Turchia dovrebbe ritirare i propri soldati da una base militare inaugurata da poco nell’emirato.

L’Iran ha risposto rilanciando, infatti la dichiarazione è quella di voler approfondire le sue relazioni con il Qatar e respinge il ‘blocco’ messo in campo dall’Arabia saudita e dai suoi alleati. L’ha affermato il Presidente iraniano Hassan Rohani in un colloquio telefonico con l’emiro Tamim ben Hamad Al-Thani. «La politica di Teheran è di sviluppare sempre più le relazioni con Doha».
Rohani ha continuato dicendo che «aiutare l’economia del Qatar e sviluppare le relazioni, in particolare nei settori privati dei due Paesi, può essere un obiettivo comune» e sottolineando che «gli spazi aereo, marittimo e terrestre dell’Iran saranno sempre aperti per il Qatar, che è un Paese fratello e vicino».
Il sito web della presidenza iraniana in un comunicato sostiene che «Tehran resta al fianco del popolo e del Governo del Qatar e ritiene che la pressione, le minacce e le sanzioni non rappresentino una buona soluzione per risolvere i problemi» tra i governi della regione.

La diplomazia è al lavoro, e circa lo spazio e i termini della mediazione molto dipenderà dagli USA e dall’imprevedibile Donald Trump. Trump avvallò immediatamente la decisione del 5 giugno dell’Arabia Saudita. La diplomazia e il Pentagono si dimostrarono subito di tutt’altro avviso. Ora, secondo alcuni osservatori, il Segretario di Stato Tillerson e il Segretario alla Difesa James Mattis puntano a una soluzione diplomatica; bisognerà capire quanto il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman -che con l’Iran potrebbe essere disposto ad alzare il livello dello scontro- sia riuscito a scavalcare il Dipartimento di Stato e convincere Trump a rigettare la linea TillersonMattis.
Se il Dipartimento di Stato avesse la meglio, il Qatar potrebbe rivedere alcune posizioni per abbassare la tensione, portando l’Arabia Saudita e i suoi alleati a sollevare le restrizioni al commercio e ai viaggi, sarebbe tregua diplomatica, per quanto i rapporti tra Qatar e gli altri Paesi del Golfo non potranno tornare ai livelli pre-crisi, i semi della crisi sarebbero ibernati, pronti a riattivarsi alla prima occasione utile. Sauditi e emiratini hanno deciso la mossa nella convinzione che la Casa Bianca fosse totalmente dalla loro parte, non hanno tenuto in considerazione che il Dipartimento di Stato potesse essere forte nella linea di sempre: no agli scontri interni tra alleati. Ora il principe ereditario saudita se non troverà un canale privilegiato per convincere Trump alla linea dura potreà essere l’artefice della pax diplomatica.

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