sabato, luglio 22
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Proteste in Turchia: “Non faremo passi indietro”

Erdogan vince il dominio politico su un Paese fondamentalmente diviso
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La rabbia e l’odio stanno aumentando. Credo che le proteste non si fermeranno, o almeno lo spero“. Tra i sostenitori del No al referendum in Turchia, c’è anche Yeliz, attivista di Yzmir, che, come molti suoi compagni, non ci sta a vedere la propria costituzione cambiare in peggio, e soprattutto a seguito di brogli elettorali.  

Per l’Ocse, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, il voto «non è stato all’altezza degli standard internazionali», il giudizio negativo è riferito in particolare al fatto che la Commissione elettorale turca ha considerato valide anche le schede non timbrate. «Le due parti» spiegano inoltre gli osservatori «non hanno avuto le stesse opportunità di presentare le loro ragioni agli elettori, con il Si che ha dominato la copertura dei media». Ma a nulla sono servite le proteste dell’opposizione. Gli esponenti del partito kemalista Chp, avevano cominciato a parlare di brogli già durante lo scrutinio, chiedendo subito dopo al Consiglio Nazionale Supremo di cancellare il voto. La risposta è arrivata nella giornata di ieri dalla commissione elettorale turca: «Le schede non timbrate non sono false, non c’è nessun dubbio».

Sta di fatto però che la Turchia è spaccata in due. Metà della popolazione si è espressa in modo negativo, e subito dopo il risultato, in migliaia si sono riversati nelle vie di Istanbul, Ankara e Izmir per protestare. “Ogni giorno veniamo a conoscenza di nuovi imbrogli che si sono verificati nel corso delle elezioni, e questo disturba tutti. È inaccettabile“, Umut, scrutatore ai seggi di Diyarbakir, città curda nel sud-est del paese, spera che le proteste non si spengano subito. “In questa zona la situazione per ora è calma“, continua, “mi aspetto una reazione solo se ci saranno nuovi sviluppi“.

Nelle principali città turche invece, dove l’Akp non aveva mai perso, il clima di tensione fra i pro e anti Erdogan continua a crescere, “Coloro che hanno votato Si non sono disposti a comprendere le ragioni del No”, Yeliz spiega quanto la polarizzazione nella società abbia raggiunto livelli allarmanti. “Le persone che in questi giorni stanno protestando vengono chiamati terroristi. È davvero troppo”. Lo stato di emergenza, prorogato di altri tre mesi, non li spaventa. La turchia del No sta sfidando il divieto di manifestare imposto dal governo, scendendo in piazza al grido di “Erdogan ladro, Erdogan assasino”. Ma la dura repressione delle forze di polizia non si è fatta attendere, “Molti dei miei amici sono stati arrestati nei giorni scorsi, ora sono ancora in carcere e non si sa quando li rilasceranno” continua Yeliz, “Temono che possa scoppiare una nuova ondata di proteste come è avvenuto nel 2013 con la rivolta di Gezi Park”. A Izmir è difficile reperire dati ufficiali per quanto riguarda il numero di arresti. A istanbul invece, la polizia turca ieri ha fermato 38 persone. L’accusa nei loro confronti è quella di aver fatto propaganda per mettere in discussione la legittimità del risultato del referendum. “Si tratta principalmente di persone che hanno partecipato alle proteste dopo il referendum o che hanno fatto sentire la loro voce contro il risultato sui social media”, ha detto Deniz Demirdogen, avvocato di uno dei detenuti. Anche la parlamentare Hdp Burcu Celik è stata arrestata. Con il suo fermo sale a quattordici il numero di parlamentari Hdp in carcere. Ad Ankara, dove la folla si è radunata davanti agli uffici del Consiglio supremo per le elezioni, la polizia è intervenuta per disperdere i protestanti con i lacrimogeni. Si segnalano dieci arresti. Quattordici persone sarebbero state fermate invece ad Adalia, nel sud del paese.

Il partito filo curdo Hdp si è unito in questa battaglia al partito repubblicano Chp. Insieme stanno invocando l’annullamento del referendum, ma si stratta di un sodalizio che avrà vita breve “La paranoia fra le due parti è altissima. È come se fossimo tutti chiusi in una pentola a pressione pronta ad esplodere” continua Yeliz.

Nel frattempo il direttore per le istituzioni democratiche e i diritti umani, Michael George Link ha parlato di “atteggiamento non collaborativo” riferendosi al tentativo di avvicinare i vertici dello Ysk per chiarire la questione delle schede non timbrate. «Non è affar loro» è la risposta caustica di Erdogan che ieri alla ‘Cnn‘ ha commentato la vittoria dicendo: «L’obiettivo finale è quello di vincere la partita». E se il deterioramento dei rapporti tra la Turchia e l’Europa continua, è il presidente americano Trump a tendere una mano verso Erdogan. Dopo essersi congratulato per il risultato referendario, Trump ha invitato Erdogan per una visita negli USA in vista della prossima riunione della Nato.

Non temono nessuno, e non hanno intenzione di fare passi indietro“, commenta Yeliz, e conclude, “Sono preoccupata per i miei amici in carcere, ma anche noi non abbiamo intenzione di fare passi indietro. Dobbiamo continuare a lottare per il nostro futuro”.

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