lunedì, agosto 21
EsteriNewsPolitica
Elezioni

Presidenziali Francia, i profili dei candidati

Ecco chi sono Emmanuel Macron, Marine Le Pen, François Fillon, Jean-Luc Mélenchon e Benoit Hamon
Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +
Download PDF

Ci avviciniamo al primo turno delle presidenziali in Francia ed ovviamente sono ore frenetiche per capire quali sono i candidati, i loro programmi, la loro storia. Partiamo subito dai favoriti e in questa griglia dobbiamo mettere Marine Le Pen ed Emmanuel Macron.

Marine Le Pen, leader del Front National e attualmente membro del Parlamento Europeo. Nazionalista, euroscettica e con posizioni fortemente xenofobe, è stata già candidata alle elezioni presidenziali nel 2012, ma non è riuscita ad accedere al secondo turno. Dopo essersi laureata in Diritto penale all’Università di Parigi Panthéon-Assas, ha scelto di scendere in politica a fianco del padre Jean Marie. Viene subito eletta consigliera regionale e nel 2011 diventa presidente del Front National. La svolta nel 2015, quando il partito cede in tutti i ballottaggi regionali: il padre allora viene espulso dal partito per le sue frasi negazioniste sullo sterminio degli ebrei e Marine comincia con un cambio di linea nel partito.

Emmanuel Macron, 39 anni, nel 2011 affianca Francois Hollande nel Partito Socialista dopo aver rifiutato varie offerte dalla parte gollista della destra francese. Viene nominato segretario generale aggiunto con delega all’economia, poi diviene ministro dell’Economia tra il 2014 e il 2016 durante il governo socialista di Manuel Valls. Candidatosi come indipendente, ha approfittato del crollo di Fillon per lo scandalo legato alla moglie per crescere in popolarità e ottenere appoggi importanti sia da destra (il ministro della difesa Jean-Yves Le Drian) che da sinistra (Manuel Valls). Ora è alla guida del partito centrista En Marche!, che si propone di andare oltre le classiche divisioni destra-sinistra.

Occhio poi al rimontante Jean-Luc Mélenchon, candidato dell’estrema sinistra, Ministro dell’Educazione tra il 2000 e il 2002 e che ha lasciato il Partito Socialista francese nel 2008 dopo alcune divergenze con l’allora leader Ségolène Royal. Laureato in Filosofia ed ex professore universitario, nel febbraio 2016 ha creato La France Insoumise (la Francia ribelle). E proprio su di lui sembrano propendere i socialisti, deluso dal calo di Hamon. Filosofo e appassionato di letteratura, Mélenchon ha scritto più di una decina di libri. Si tratta per la maggior parte di saggi filosofici sulla condizione umana, la sua concezione della politica e, ovviamente, il suo programma politico.

 

Benoît Hamon appunto, vincitore delle primarie del Partito Socialista a novembre battendo Manuel Valls. Punta a riportare il partito verso posizioni tradizionalmente più di sinistra. Figlio di un ingegnere e di una segretaria, ha vissuto in Senegal per poi tornare alla fine dell’infanzia in Bretagna. A diciannove anni l’iscrizione alla sezione giovanile del Partito Socialista poi, dopo l’università, l’esperienza come assistente parlamentare e successivamente fu collaboratore di Lionel Jospin. Divenne segretario del partito nel 2005, per poi dare le dimissioni due anni dopo.

Chiudiamo poi con François Fillon, primo ministro di Nicolas Sarkozy dal 2007 al 2012 ed esponente dell’ala più conservatrice dei Républicains. Figlio di un notaio, laurea magistrale in diritto pubblico nel 1976, è il più stretto collaboratore di Joël Le Theule e aderisce ben presto al Raggruppamento per la Repubblica (RPR) per poi, dopo la morte prematura di Le Thuele nel 1980, cominciare la carriera politica, legata inizialmente a Philippe Séguin, capofila del gollismo sociale.

Detiene il record di longevità come primo ministro sotto la presidenza Sarkozy, è stato sei anni Presidente del Consiglio regionale della Sarthe, quattro anni presidente di regione, sette anni ministro, diciotto anni sindaco, ventisei deputato. Negli ultimi mesi è salito alle cronache per l’accusa di malversazione di fondi pubblici: nel mirino l’assunzione di sua moglie Penelope come assistente parlamentare (impiego fittizio).

Commenti

Condividi.