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La corsa alla segreteria del Partito democratico

Cuperlo, missione impossibile?

Tra Civati, Cuperlo, Pittella e Renzi sembra quest’ultimo il superfavorito

Amico Sostenitore L'Indro Club
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A leggere il sondaggio che l’Istituto Demopolis ha pubblicato dieci giorni fa, sembrerebbe che il prossimo Congresso Nazionale del Pd e le Primarie dell’Immacolata siano del tutto inutili: Matteo Renzi (65%), Gianni Cuperlo (22%), Pippo Civati (10%), Gianni Pittella (3%). Così si sono espressi infatti gli elettori del Partito democratico alla domanda “Chi vorrebbe come prossimo segretario del Pd?”. Neanche un ipotetico ballottaggio quindi, il sindaco di Firenze si attesterebbe direttamente a una quota pari al triplo dei consensi del deputato triestino.

Nei giorni scorsi però è subentrato un fatto nuovo: la discesa in campo dei ‘signori delle tessere’. Sembra che in molti congressi provinciali del partito il tesseramento sia stato gonfiato per cercare di favorire la rimonta di Gianni Cuperlo. Su tutte le federazioni di Lecce, Cosenza, Asti, Frosinone e Roma. A giorni si riunirà anche la Commissione di Garanzia presieduta da Luigi Berlinguer per valutare l’annullamento di queste assise provinciali.

In attesa della sentenza della Commissione comunque, a oggi sembra che circa il 50% dei segretari provinciali eletti siano sostenitori di Cuperlo. Entro la terza domenica di novembre gli iscritti al partito continueranno a votare per i delegati che al Congresso Nazionale sceglieranno i tre dei quattro contendenti alla segreteria che l’8 dicembre si sottoporranno al voto che iscritti, elettori e simpatizzanti ‘imbucheranno’ nelle urna dei gazebo delle primarie.

L’ingegneria d’apparato si è messa in moto quindi. D’Alema, Bersani e altri maggiorenti del partito venderanno cara la pelle per fare in modo che la ‘matrice comunista’ dei democratici rimanga maggioritaria. Non a caso per impedire che con Renzi segretario si compia, per dirla alla Eugenio Scalfari, la ‘metamorfosi antropologica’ del Pd il candidato scelto è l’ultimo segretario nazionale dei Giovani Comunisti (Figc), il deputato filosofo Gianni Cuperlo appunto.

Un candidato segretario con le ‘stimmate’ del vecchio Pci e con il ‘pedigree’ dell’uomo d’apparato quindi. Cuperlo oltre a essere stato l’ultimo segretario della Figc è stato anche il primo della Sinistra Giovanile nata dopo la svolta della Bolognina fatta da Achille Occhetto con la nascita del Pds (Partito democratico della sinistra) come erede del Pci. Deputato dal 2006 è stato anche dirigente, membro della segreteria nazionale e responsabile della comunicazione nei partiti eredi del vecchio Pci.

Basteranno a Cuperlo questo tipo di curriculum e i ‘giochi di prestigio’ della nomenklatura per battere il superfavorito Matteo Renzi? Difficile visti i sondaggi. Il deputato triestino, sconosciuto ai più fino a un anno fa, sembra ‘bucare poco il video’ perché appare sicuramente come una persona per bene e preparata, ma anche freddo e distaccato, poco vicino alla gente, e la sua ‘erre moscia’ lo fa molto professore. Un filosofo dell’apparato quasi, ecco come secondo Cuperlo deve essere il ‘suo’ Pd: «Deve sempre dire da che parte sta, mettendo al centro i problemi reali degli italiani, quali sono gli interessi che deve rappresentare, quali sono le forze e i soggetti sociali che vuole promuovere ed emancipare, a chi vuole restituire una quota di potere in questo Paese. La sinistra è la parte del mondo che si sceglie di rappresentare, sono gli occhi con cui si guarda il mondo, è la capacità che si ha nel mettersi in sintonia con la sofferenza del mondo e di condividere il dolore della persona offesa, di rappresentare quel dolore e non darti pace fino a quando non hai dato risposta a quel problema».

Dice anche di non aver capito “Che idea di partito ha Renzi” ma la sensazione diffusa è che chi sostiene Renzi lo fa perché è il ‘prodotto’ politico diametralmente opposto a quello costruito nei segreti laboratori d’apparato. Perché è un elemento di rottura degli schemi e dei riti tradizionali della politica. Quando ha perso le primarie con Bersani ha detto rivolto ai suoi sostenitori “Abbiamo perso per colpa mia” e subito dopo non ha chiesto la ‘quota parte’ nella stanza dei bottoni che solitamente si da a chi arriva secondo per compensare la delusione della sconfitta. Nel momento in cui dichiara di voler intercettare anche i voti provenienti dall’elettorato di centrodestra rompe con un’ipocrisia e con una ‘puzza sotto il naso’ di cui una buona fetta dell’elettorato del centrosinistra è stufa da tempo. E la sua visione di partito leggero, sburocratizzato da nomenklature e apparati, che permette di aprire le primarie al voto di tutti e non solo a quello dei tesserati si sta pian piano rivelando maggioritaria nel popolo democratico.

Ma ciò che deve preoccupare maggiormente Cuperlo e i suoi maggiori sostenitori è il gradimento ‘a prescindere’ di cui gode il primo cittadino di Firenze. Sembra siano sempre di più coloro, alla faccia di qualunque analisi politica o socio – culturale, dicano semplicemente “Voto Renzi … senza nessun motivo particolare …”.

Ma a detta di molti osservatori politici, c’è dell’altro a complicare la scalata di Cuperlo alla carica di segretario nazionale del partito soprattutto in funzione di una successiva investitura a leader dell’alleanza del centrosinistra in vista di future elezioni politiche. Sarebbe troppo ‘comunista’ e troppo vicino a coloro che in questi ultimi vent’anni hanno in diversi ruoli governato l’Italia (D’Alema e Bersani). Molti elettori del Pd e del centrosinistra hanno capito che in Italia il candidato premier di quell’area per poter vincere le elezioni deve essere un ‘democristiano’ e la doppia vittoria di Romano Prodi (1996 e 2006) e la ‘non vittoria’ di Pierluigi Bersani (2013) avvalorano questa tesi. Un ‘democristiano’ di nuova generazione quindi, che in questi ultimi vent’anni non ha avuto ruoli di responsabilità nel governo del Paese.

«Io sono liberale di sinistra per mia formazione culturale. Ho votato per molti anni per il partito di Ugo la Malfa. Poi ho votato il Pci di Berlinguer, il Pds, i Ds e il Pd. Se i democratici andranno alle elezioni con Renzi candidato, io non voterò perché ci sarà stata una trasformazione antropologica nel Pd, analoga a quella che avvenne nel partito socialista quando Craxi ne assunse la leadership» scriveva Eugenio Scalfari più di un anno fa in un suo editoriale su ‘la Repubblica’ (Come arrivare al dopo Monti in buona salute). Ma se molti elettori del Pd e del centrosinistra non si scandalizzano per la visione forse troppo liberista che Renzi ha dell’economia e, per contro ‘troppo poco statalista’ forse è la sinistra dentro e fuori dal Pd che deve cercare di spiegarsi perché il modello di società e certe ricette economiche teorizzate per tanti anni non convincono più la maggior parte del proprio elettorato. E i tre milioni e mezzo di voti persi alle ultime politiche sono solo l’ennesimo indizio. Forse, come sostiene Eugenio Scalfari, non sarebbe un segretario alla Matteo Renzi a causare una trasformazione antropologia della politica del Pd (leggasi ‘ragione sociale’). Forse è l’esatto contrario. La trasformazione è già avvenuta in gran parte del popolo della sinistra e un segretario alla Renzi e non alla Cuperlo sarebbe solo ed esclusivamente la naturale conseguenza di questa trasformazione.

 


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