mercoledì, febbraio 21

Pioltello: quell’Italia che non si vede, ma si sente Se noi che scriviamo trovassimo il coraggio di distogliere per sempre lo sguardo dalla feccia che su queste tragedie specula ...

0

Se ne sono già dimenticati. Dopo averli braccati coi microfoni sui denti per carpire qualche lacrima, un’imprecazione, un’invettiva contro le istituzioni, ed esseri rimasti delusi, devono averli derubricati a personaggi minori. Stiamo parlando della tragedia di Pioltello. La notizia non può certo essere un genitore che perde un figlio e rimane composto, senza fare spettacolo del suo immenso dolore. Ci vuole altro per stimolare i sensori che aprono le prima pagine, magari un critico d’arte condannato per assenteismo e truffa, che da tempo immemore è invitato in tutte le tribune a inscenare le sue volgari invettive. Quello si che è una notizia, sebbene la reiterazione non dovrebbe essere considerata tale, questo almeno dicono le regole. La notizia, è anche il fallito buttatosi in politica, come molti falliti del resto, e che visita un campo Rom sfoggiando l’arroganza e la presunta ‘superiorità dell’uomo bianco‘, mentre mostra la penna stilografica a piccoli neri di un villaggio africano. Vedere quei bambini e i loro genitori, intenti a cercare di ingraziarsi un individuo così bieco, che non fa l’ambulante di borse taroccate solo perché il nostro sistema politico è peggio dell’Isola dei Famosi, mette un’enorme malinconia e annuncia prospettive inquietanti, simili a quelle andate in scena a Macerata al grido ‘Viva l’Italia’.

Eppure, sembrano questi gli eroi dei nostri media, forse responsabili di avere contribuito adrogare i gusti delle persone comuni, che di fronte alla loro potenza di fuoco sono impotenti e sottomessi. Quanta pena tutti quei ragazzini, iperattivi tra i rottami alla ricerca di scoop a cinque euro a pezzo.

Troppo miti, al tempo degli odiatori, la mamma e il papà di Alessandra Giuseppina Pirri, la più giovane delle tre donne morte un giovedì mattina, sul presto, nell’incidente in cui è rimasto coinvolto il treno regionale Cremona-Milano. Niente lacrime, occhi appena lucidi, ma tanto disorientamento, sguardo chissà dove, come quando si è sopraffatti da un’emozione cui si è incapaci di dare un nome, sebbene si abbia chiaro che la propria vita è cambiata per sempre.
Era al telefono, Giuseppina, terrorizzata, con la sua mamma, parte del convoglio aveva già le ruote sulla massicciata, ballava e scodava. La locomotiva in spinta, ossia attaccata per ultima, può avere complicato le cose, un centinaio tonnellate che ne spingevano almeno altrettante a oltre cento chilometri all’ora. Molti pendolari dormicchiavano, per un supplemento di riposo, in vista di una giornata che li avrebbe visti murati in qualche ufficio o dentro un capannone. Giuseppina no, stava raccontando alla donna che l’aveva messa al mondo che il treno deragliava, la quale le gridava ‘scappa’. È stata, quella madre, colei che ha colto il primo vagito della sua neonata creatura, e l’ultimo grido prima del silenzio definitivo. Un orrendo privilegio che nessuno di noi genitori vorrebbe vivere.
Certo, bisogna proprio essere genitori per comprendere la sovrumana dignità di quelle persone. Persone di una volta, di poche parole, portano tutto dentro.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

it_ITItalian
it_ITItalian